11 luglio 2020
Aggiornato 04:00
Calcio. Juventus

Ferrara: non mi sento esonerato, io vado avanti

Il tecnico evita gli alibi e punta sulla dignità, domani c'è l'Inter

TORINO - E' al timone di una Juventus inghiottita da una tempesta senza fine. E ora, dopo la sconfitta interna patita in campionato contro la Roma, il rischio è quello di infrangersi sullo scoglio più duro: l'Inter, la rivale storica che nel 2006 iniziò a costruire un dominio tuttora inattaccabile proprio sul baratro di Calciopoli, lo scandalo che risucchiò la Vecchia Signora nel purgatorio della Serie B e di un ridimensionamento drastico. Ma Ciro Ferrara non molla e alla vigilia del quarto di finale di Tim Cup con l'Inter gioca la carta della dignità. E quella della riconoscenza. «Non vado a San Siro da esonerato, questo lo dite voi», ha detto il tecnico della Juventus nella conferenza stampa odierna. Senza mai mostrare nervosismo, ma neanche la più naturale delle tensioni per un derby d'Italia lontano appena 24 ore, Ferrara ha ribadito la sua fedeltà alla causa bianconera dicendosi certo della buonafede della dirigenza bianconera. «Non sfruttano il mio lavoro», ha detto, «mi pagano per questo. Conosco bene questa dirigenza e non credo che si stiano comportando con cattiveria. So che persone sono e so che tipo di società ho alle spalle».

Divertito dal gran numero di cronisti e operatori presenti in sala stampa - «vedo il pubblico delle grandi occasioni...» - ha evitato con cura vittimismi, alibi e giustificazioni di qualsiasi genere. Senza, tuttavia, ignorare il fiume inesauribile di voci, indiscrezioni e mezze certezze sulla prossimità del suo esonero. «Non si può restare fuori dalla realtà, non leggo tantissimo ma basta guardare la tv per capire cosa accade. Io», ha spiegato l'allenatore in bilico, «non ho ancora ricevuto alcuna comunicazione, quindi se mi si chiede con quale spirito vengo al campo o come vado domani a San Siro, dico che vado con lo spirito di sempre, quello che ho sempre messo da calciatore, da dirigente e infine da allenatore di questa società. Quando mi sarà comunicato qualcosa di diverso ne prenderò atto ma fino a quel momento mi comporterò con serietà, professionalità e rispetto per una società a cui ho dato tanto e da cui ho ricevuto tantissimo. E' una società che mi ha reso più famoso, soprattutto in questo momento (ride, ndr) e mi ha sempre pagato puntualmente. L'unica cosa che non è riuscita a fare è stata rendermi più bello».

Domani la Juventus se la vedrà con l'Inter. I bianconeri arrivano a San Siro dopo il bruciante 2-1 subito in rimonta dalla Roma, mentre i nerazzurri si presentano ai quarti di Tim Cup dopo avere di fatto travolto il Milan vincendo per 2-0 un derby chiuso in doppia inferiorità numerica dai campioni d'Italia. Difficile trovare momenti più opposti di quelli che vivono, oggi, le due rivali storiche. «Se serve coraggio? No», assicura Ferrara, «ci vogliono responsabilità e presa di coscienza, del momento e del mio ruolo. Il mio incarico mi porta a non dovermi nascondere perché non c'è nulla di cui vergognarsi. Anche se qualcuno ha scritto il contrario. Io accetto critiche e polemiche, non mi vergogno di nulla e ci metto la faccia, sempre».

«L'idea di abbandonare o di trovare altre soluzioni non mi è mai passata per la testa - ha aggiunto ancora il tecnico - per rispetto nei confronti della società e nei confronti della mia coscienza. Tutte le scelte che ho fatto le ho prese con coscienza. I risultati non mi danno ragione ma la mattina quando mi guardo allo specchio mi chiedo cosa è successo e vado avanti. Ecco il motivo per il quale non ho dato le dimissioni. Se mi fossi reso conto di avere la squadra e la società contro, o di essere in un ambiente ostile, mi sarei dimesso. Non è così, quindi è mio dovere cercare di invertire la rotta e migliorare la situazione. Fino ad ora non ci sono riuscito, ma non è assolutamente una vergogna».