12 dicembre 2019
Aggiornato 03:30
Trovare la felicità

Eliminare l’ansia ed essere (davvero) felici. I consigli di Kitzler per affrontare la vita

Il filosofo Albert Kitzler ci insegna che la felicità si può trovare facilmente e che il segreto per farlo è stato custodito fin dall'antichità

La vita, più che un gioco, è una corsa a ostacoli. Ma per quanto a volte ci sembri dura non bisogna mai arrendersi. Anzi, occorre fare tutto l’opposto: imparare a trasformare i problemi – o almeno ciò che riteniamo tali – in opportunità. E, in sintesi, è questo il messaggio che vuole offrire il filosofo Albert Kitzler a tutti noi, nel suo libro «guarire con la filosofia», un testo fresco fresco di stampa edito dalle Edizioni Il Punto d’Incontro.

Niente attaccamenti
La prima regola per vivere sereni, ricorda Kizler, è quella di non avere alcun attaccamento. Sia che noi siamo eccessivamente legati a qualcosa che desideriamo, o che abbiamo già, la situazione non cambia: l’attaccamento non fa altro che produrre sofferenza. E l’unico modo per essere felici è quello di bastare a se stessi. Le persone che hanno la mente piena di desiderio, generalmente sono quelle meno serene. «Qualsiasi dolore ha le proprie radici nel desiderio». Tuttavia, molti di noi penserebbero che una vita senza sogni sarebbe priva di senso e piuttosto scialba. Ma una soluzione c’è: «da una parte dovremmo pensare, desiderare, anelare e lavorare come qualsiasi uomo fa abitualmente; al contempo dovremmo coltivare un secondo piano, indipendente dai nostri obiettivi terreni in modo da concentrarci interamente sui nostri valori interiori», scrive Kizler. Ricordando, però, sempre le parole di Democrito: «gioia e infelicità risiedono sempre nella nostra anima». Quindi non dobbiamo permettere che il mondo esterno possa modificare ciò che siamo o che sperimentiamo a livello emozionale. E, per citare alcune parole di Epicuro, non devi mai «sminuire ciò che hai, desiderando ciò che non hai».

Non dobbiamo fare niente?
Per stare bene, perciò, non dobbiamo fare niente? Dobbiamo attendere che l’universo ci porti per mano e ci conduca verso una strada prefissata? La risposta – secondo Kizler – è no. Non è vero che non dobbiamo agire. Semplicemente, non dobbiamo essere attaccati ai frutti dell’azione. Come ricorda la Bhagavad Gita: «E’ tuo dovere e competenza solo l’agire, ma che questo non sia motivato dal desiderio dei frutti dell’azione. E non sorga neanche in te l’adesione al non agire. Saldo in questa disciplina, fai ciò che è tuo dovere lasciando ogni attaccamento, rimanendo fermo sia nel successo che nell’insuccesso».

Perché lui sì e io no?
Un altro male dell’umanità, che facilmente inquina la nostra anima, è l’invidia o la gelosia. È impossibile non riuscire a fare certe osservazioni, a non vedere che alcune persone sembrano – almeno apparentemente – più fortunate di noi. E in quel frangente scatta l’invidia. Ketzler ricorda che nell’antichità tali sentimenti venivano catalogati come malattie dell’anima. A tal punto che Plutarco le definisce come «malattie sozze e pestilenze mortali, non solo per le famiglia ma eziandio a città intere». Provare sentimenti negativi nei confronti delle altre persone non fa altro che procurare ulteriori dolori a noi stessi. «Non sarà mai felice chi si lascerà tormentare dalla maggiore felicità altrui». Anche per la gelosia, il discorso è lo stesso, considerando che spesso quest’ultima emozione è collegata a episodi passati. Per esempio, l’essere stati poco apprezzati o abbandonati anni addietro ci fa sentire insicuri e ci fa credere che un simile comportamento ci proteggerà da ulteriori sofferenze. D’altro canto, secondo Ketzler, anche la bramosia può creare alla nostra anima molti danni. Anche perché le sue radici più profonde del desiderio apparentemente insoddisfabili, soprattutto dovute a impressioni, esperienze, traumi e paure, dovrebbero essere analizzate da tutti noi con attenzione. Secondo la tradizione buddista, tali radici vengono paragonate a serpenti che ci avvolgono, imprigionando il nostro corpo: «con i corpi, avvinti dai serpenti viziosi delle emozioni afflittive, essi entrano per un lungo tempo nella giungla spaventosa dell’esistenza ciclica tra gli alberi degli esseri infiniti».

Non agire troppo d’istinto e non arrabbiarti
Infine, per vivere serenamente, bisogna ricordarsi che non ne vale mai la pena, distruggere noi stessi a causa della rabbia – specie se è provocata dal comportamento altrui. «La rabbia personale è una guerra, come quella del popolo nemico, solo che in questo caso mancano le armi e i soldati», sostiene Seneca. Se vogliamo stare in pace con noi stessi, quindi, dobbiamo avere una maggior comprensione per i limiti e le debolezze altrui, in questo modo la rabbia si dissolverà giorno per giorno. Con il tempo, impareremo a rendere nostri i sentimenti pacifici e i conflitti distruttivi (più per noi che per gli altri). Per evitare sentimenti di tal genere, dobbiamo ricordarci che «il miglior rimedio dell’ira è l’essere in grado di rinviare». Ciò significa che dobbiamo avere il giusto auto-controllo in maniera da far sbollire l’impulso del momento: come chi non giunge legna al fuoco, questo si smorza, così l’ira che nel suo nascimento non ha nutrimento e luogo in cui attaccarsi, né vi si soffia, è nulla».

Una crescita continua
La vita di ogni individuo è una crescita continua. La verità è che non si arriva mai alla meta, non si diventa mai davvero bravi, saggi o maturi. Semplicemente si aggiunge un piccolo tassello al puzzle che chiamiamo vita. Ma migliorare – anche attraverso libri come questo – non è solo possibile, è d’obbligo. E l’unico metodo che abbiamo per vivere serenamente è quello di comprendere il significato della nostra esistenza. Passare ogni giorno della propria vita per ottenere beni materiali, fama e altri elementi che si dissolveranno come bolle di sapone al momento della nostra morte, non è un buon metodo per coltivare la gioia. Al contrario, vivere ogni attimo della propria vita con attenzione, ascoltando le emozioni e il piacere – che anche solo un buon piatto ci dona - ci aiuta a sperimentare un piccolo angolo di paradiso. Ma non dobbiamo attendere: il cambiamento può iniziare da subito.