20 ottobre 2019
Aggiornato 07:30
I rischi del poco sonno

E’ ufficiale, dormire poco o male fa ingrassare

Secondo un nuovo studio, dormire poco o male può davvero far ingrassare. Ecco perché

Dormire poco fa ingrassare
Dormire poco fa ingrassare Shutterstock

Si era già ipotizzato da tempo, ma ora potrebbe essere ufficiale: dormire poco o male può realmente far mettere su chili di troppo. In sostanza, ingrassare. Anche se si mangia poco. È quanto suggerisce un nuovo studio pubblicato sulla rivista Science Advances e condotto dai ricercatori dell’Università di Uppsala in Svezia, in cui si è dimostrato quale impatto specifico ha una mancata notte di sonno sul tessuto nella regolazione dell’espressione genica e del metabolismo nell’uomo. Tutto questo, secondo lo studio, potrebbe spiegare come il lavoro a turni e la perdita cronica del sonno compromettano il metabolismo e influenzino negativamente la composizione e la struttura del corpo.

Lo studio
Il dottor Jonathan Cedernaes e colleghi hanno coinvolto 15 individui sani e di peso normale che hanno partecipato a due sessioni di test in cui le attività e i modelli di pasto erano altamente standardizzati. Durante la prima sessione, suddivisi a caso, i partecipanti hanno dormito una notte normale di sonno (più di otto ore). Durante la seconda sessione sono stati invece tenuti svegli tutta la notte. La mattina dopo ogni sessione, sono stati prelevati piccoli campioni di tessuto (biopsie) dal muscolo sottocutaneo e dal muscolo scheletrico dei partecipanti. Gli scienziati hanno voluto prelevare questi due tessuti è perché essi mostrano spesso un metabolismo perturbato in condizioni come l’obesità e il diabete. Oltre ai tessuti, i ricercatori hanno anche prelevato campioni di sangue. L’intento era consentire un confronto tra i vari compartimenti tissutali di un certo numero di metaboliti. Questi metaboliti comprendono molecole di zucchero, nonché diversi grassi e aminoacidi.

I risultati
Dopo aver eseguito analisi molecolari multiple dai campioni di tessuto, si è scoperto che la condizione di perdita di sonno ha comportato un cambiamento specifico del tessuto nella metilazione del DNA, un meccanismo che regola l’espressione genica. I ricercatori sottolineano che per metilazione del DNA s’intende una modifica epigenetica coinvolta nella regolazione di come i geni di ogni cellula del corpo vengono accesi o spenti. Questa viene influenzata sia da fattori ereditari che ambientali, come per esempio l’esercizio fisico. «Il nostro gruppo di ricerca è stato il primo a dimostrare che la perdita acuta del sonno in sé e per sé provoca cambiamenti epigenetici nei cosiddetti geni dell’orologio che all’interno di ciascun tessuto regolano il suo ritmo circadiano – spiega il dottor Cedernaes – Le nostre nuove scoperte indicano che la perdita del sonno provoca cambiamenti specifici del tessuto nel grado di metilazione del DNA nei geni diffusi in tutto il genoma umano. La nostra analisi parallela di muscolo e tessuto adiposo ci ha inoltre permesso di rivelare che la metilazione del DNA non è regolata in modo simile in questi tessuti in risposta alla perdita acuta del sonno».

Le alterazioni nell’obesità e nel diabete
«È interessante notare – sottolinea Cedernaes – che abbiamo osservato cambiamenti nella metilazione del DNA solo nel tessuto adiposo, e in particolare per i geni che hanno anche dimostrato di essere alterati a livello di metilazione del DNA in condizioni metaboliche come l’obesità e il diabete di tipo 2. Si ritiene che le modifiche epigenetiche siano in grado di conferire una sorta di ‘memoria’ metabolica in grado di regolare il modo in cui i programmi metabolici operano su periodi di tempo più lunghi, pertanto riteniamo che i cambiamenti osservati nel nostro nuovo studio possano costituire un altro tassello del modo in cui la lacerazione cronica del sonno e ritmi circadiani possono avere un impatto sul rischio di sviluppare, per esempio, l’obesità». In sostanza, nelle persone obese o con diabete, si osservano questi stessi cambiamenti che avvengono quando si dorme poco, male o per nulla.