27 febbraio 2020
Aggiornato 19:00
Grassi e cervello

Grassi, obesità e diabete modificano il cervello e riducono la memoria

Una dieta troppo ricca di grassi può modificare le funzioni cerebrali a causa dell’insulino-resistenza. Ma il processo si può invertire

Grassi, obesità e diabete modificano la memoria
Grassi, obesità e diabete modificano la memoria Shutterstock

Il sovrappeso deve sempre essere tenuto sotto controllo a causa dei diversi impatti che può avere sulla nostra salute. Ma l’obesità e il diabete di tipo 2, in particolare, potrebbero minacciare seriamente la funzionalità del cervello. Tra i problemi più comuni vi è un deficit di memoria e il tanto temuto declino cognitivo. Il motivo? Le conseguenze della sindrome metabolica sull’importante ruolo che gioca l’insulina. Ecco i risultati dello studio pubblicato su Nature Communications.

Insulino resistenza
Il meccanismo che pare mandare in tilt il nostro cervello è quello dell’insulino-resistenza. Quest’ultima, infatti, altererebbe il funzionamento di una sorta di interruttore che svolge un ruolo essenziale sia per l’apprendimento che per la memoria. In particolare, pare essere coinvolto il recettore per il glutammato denominato GluA1. Se in condizioni normali permetterebbe ai neuroni di comunicare in maniera ottimale, quando è presente l’insulino-resistenza viene modificata a livello chimico attraverso una trasformazione chiamata palmitoilazione che aumenta l’accumulo di acido palmitico a livello cerebrale, specie se si segue una dieta troppo ricca di grassi.

Il cervello e l’insulino-resistenza
«Il nostro studio sottolinea l’importanza di rivolgere una maggiore attenzione agli effetti dell’insulino-resistenza sulle funzioni del cervello», sottolinea il professor Grassi dell’Istituto di Fisiologia Umana dell’Università Cattolica. «È interessante notare come una dieta ricca di grassi saturi produca un danno al cervello attraverso un duplice meccanismo: aumentando la concentrazione di acido palmitico nel cervello e attivando il gene che porta alla produzione dell’enzima specifico per attuare la modifica chimica (la palmitoiltransferasi zDHHC3), spiega il dottor Salvatore Fusco.

Gli effetti dannosi si possono bloccare
«Abbiamo dimostrato che bloccando geneticamente o farmacologicamente la palmitoilazione del recettore GluA1 siamo in grado di annullare gli effetti dannosi dell’insulino-resistenza sulle funzioni cognitive». Per farlo, i ricercatori hanno somministrato attraverso l’ausilio di uno spray nasale, un farmaco che blocca la palmitoilazione», aggiunge il professor Spinelli. Questo sarebbe anche in grado di contrastare le alterazioni di apprendimento e memoria che si sono verificati negli animali sottoposti a dieta eccessivamente grassa.

Il meccanismo molecolare
«Il nostro studio indaga e svela un meccanismo molecolare responsabile del declino cognitivo che si associa alle malattie metaboliche, quali diabete di tipo 2 e obesità, caratterizzate da un quadro di «resistenza» all’insulina. In particolare, noi abbiamo dimostrato che l’insulino-resistenza che si sviluppa nel cervello di animali di laboratorio alimentati con una dieta ricca di grassi saturi produce un aumento della palmitoilazione a carico di alcuni recettori per il glutammato denominati GluA1, che svolgono un ruolo chiave nei processi di apprendimento e memoria», continua Grassi.

Risultati importanti
«Riteniamo che i risultati delle nostre ricerche abbiano una grande rilevanza clinica, in quanto mettono in luce un meccanismo responsabile degli effetti negativi esercitati da una alimentazione squilibrata sulle funzioni cerebrali e, più in generale, consentono di comprendere meglio il rapporto tra nutrizione e funzioni cognitive. I nostri dati evidenziano, inoltre, la stretta relazione tra malattie metaboliche e malattie neurodegenerative, una tematica che necessita senza dubbio di essere indagata più approfonditamente», conclude Grassi.