25 febbraio 2020
Aggiornato 02:00
Intervento al San Giovanni Bosco

20enne salvato in 80 minuti dall’ictus. E’ accaduto al San Giovanni Bosco

Incredibile intervento al San Giovanni Bosco, una vera e propria corsa contro il tempo che ha restituito la vita – e le piene funzioni neurologiche – a un giovane atleta

Intervento al San Giovanni Bosco di Torino
Intervento al San Giovanni Bosco di Torino Shutterstock

TORINO - Un intervento record quello del team del San Giovanni Bosco che è riuscito a salvare la vita a un atleta giovanissimo, colpito da Ictus. Un risultato al di sopra di qualsiasi aspettativa: ecco la corsa contro il tempo vinta dai medici specialisti del nosocomio torinese.

Un risulto incredibile
L’incredibile storia è accaduta a un ragazzo di soli venti anni, giocatore professionista di Rugby che una settimana fa era stato inaspettatamente colpito da un ictus. Tutto inizia, secondo quanto raccontato dall’ospedale, nella mattinata del 19 ottobre. Erano le 11.45 e l’atleta si era appena svegliato. Si stava dirigendo in cucina, per preparare la colazione quando, improvvisamente, si accascia a terra. Il lato sinistro del suo corpo nel giro di pochissimi secondi si paralizza.

Chiamata al pronto soccorso
Per fortuna il giovane non era da solo: viveva insieme ad alcuni suoi compagni di squadra che chiamano immediatamente il 118. Il coordinamento allerta rapidamente il Pronto Soccorso del San Giovanni Bosco. Qui troverà già pronti ad attenderlo un team formato da Neurologi e Neuroradiologi. Saranno loro, nelle prossime ore, a salvargli la vita.

Poteva essere fatale
L’ictus, specie se si presenta in età così precoce, può costare la vita del paziente. Il ragazzo, infatti, rischiava di avere a che fare con un edema cerebrale che, comprimendo la scatola cranica, avrebbe potuto determinarne il decesso. Ma la fortuna del 20enne è stata quella di avere a disposizione del personale medico altamente efficiente. In soli 80 minuti dall’arrivo al Pronto Soccorso, i medici, infatti, riescono a salvargli la vita.

In sala radiologia
Un’ora esatta dopo la chiamata al pronto soccorso il giovane viene sottoposto a una TAC, attraverso un intervento coordinato con il neurologo. In quel momento il ragazzo era perfettamente vigile e consapevole ci dicò che gli stava accadendo. Tuttavia il lato sinistro era ancora completamente paralizzato. Alle 13,10 la TAC al cranio evidenzia la reale natura del problema: si trattava proprio di un ictus, ma non vi erano particolari lesioni. «L’esame non evidenziava alcuna lesione cerebrale, ma l'arteria cerebrale media destra all'origine era nettamente iperdensa, segno inequivocabile di occlusione recente del vaso – spiega il Neuroradiologo interventista Simone Comelli – ottenute le scansioni basali dell'encefalo, mentre lo studio radiologico veniva completato con l'angio-TAC e la TAC perfusionale, abbiamo avviato la trombolisi endovenosa mentre era ancora sul lettino della TAC, solo 25 minuti dopo il suo arrivo in Pronto Soccorso».

Inizia la terapia
Cinque minuti dopo il responso, alle 13.15 al paziente viene somministrato il farmaco trombolitico, mentre alle 13,40: in sala angiografica viene effettuata anche la trombectomia meccanica al fine di rimuovere il trombo. Una mezz’ora dopo (sono le 14.09), la procedura era conclusa e si attendeva il pieno recupero delle condizioni neurologiche del paziente.

Il vero nemico è il tempo
«Nell'ictus cerebrale ischemico, l'attuale vero nemico è il tempo: in ogni singolo minuto trascorso senza apporto di sangue e ossigeno muoiono milioni di cellule nervose ed è quindi di fondamentale importanza cercare di riaprire l'arteria occlusa nel più breve tempo possibile», spiega Roberto Cavallo, Direttore della Neurologia dell'Ospedale Giovanni Bosco.

Condizioni migliorate in breve tempo
«La trombolisi endovenosa spesso da sola non è in grado di riaprire l'arteria occlusa e per questo motivo, da qualche anno, la procedura di riperfusione cerebrale è completata con la trombectomia meccanica. Al termine dello studio radiologico e mentre era ancora in corso la terapia trombolitica endovenosa, il paziente è stato trasferito in sala angiografica, dove il Dottor Comelli è riuscito a riaprire l'arteria cerebrale media destra, occlusa da un trombo di probabile origine cardioembolica. In soli 80 minuti dall’arrivo del paziente in Pronto Soccorso, le sue condizioni neurologiche sono migliorate rapidamente e in pochi minuti ha riacquistato completamente il movimento e la forza del braccio e della gamba sinistra», spiega Giacomo Paolo Vaudano, Direttore della Neuroradiologia dell'Ospedale Giovanni Bosco.

Spinti dalla giovane età
«Sicuramente la giovanissima età del paziente è stata una motivazione fortissima ad accelerare il più possibile ogni passaggio per tutto il personale infermieristico, tecnico e medico coinvolto. Questo dimostra però che se il percorso diagnostico-terapeutico stabilito viene messo in pratica da tutti, ognuno per la sua parte e competenza, si riescono ad ottenere ottimi risultati clinici», commenta la neurologa Roberta Bongioanni.

Ritorno a casa
Meno di una settimana dopo, ovvero mercoledì 25 ottobre, il giovane ragazzo è potuto tornare a casa in condizioni neurologiche perfettamente normali.

Qual è la causa dell’ictus nel giovane?
Il giorno dopo l’intervento, il 20 novembre, il ragazzo era stato trasferito al reparto di Cardiologia del San Giovanni Bosco. Qui si è potuto accertare che il giovane era affetto da un difetto interatriale cardiaco, che pare aver causato l’ictus. «L'Ospedale San Giovanni Bosco è da molti anni impegnato nel trattamento della fase acuta dell'ictus cerebrale, sia emorragico, di maggior competenza neurochirurgica, sia ischemico  per quest'ultimo in particolare, la forte motivazione professionale degli specialisti coinvolti ci ha permesso di raggiungere negli ultimi anni un volume di pazienti trattati - per via sistemica e/o endoarteriosa - in linea con i migliori centri nazionali ed internazionali, con tempistica e risultati anch'essi di ottimo livello, come quest'ultimo caso dimostra, con vite salvate e invalidità  risparmiate a pazienti e società», conclude il Direttore Generale ASL Città di Torino, Valerio Fabio Alberti.