30 agosto 2025
Aggiornato 06:00
Malaria

Torna l’incubo malaria: in Italia 700 casi l’anno. La zanzara Anofele è di ritorno?

La malaria tornerà ad essere endemica in Italia? Quali sono i sintomi, come viene effettuata la diagnosi e cosa rischia il nostro paese. Il parere degli esperti

La malaria in Italia
La malaria in Italia Foto: Shutterstock

Sono stati belli gli anni in cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità aveva dichiarato l’Italia un paese malaria free. Da oggi a quel lontano 1970 cosa è cambiato? Diverse cose, purtroppo. Si parla infatti di una sorta di anofelismo residuo, ovvero della presenza sporadica di zanzare del genere Anopheles concentrate in alcune aree del paese. Ma non è finita qui, pare che stia tornando anche il plasmodium vivax, altro parassita che causa la tanto temuta malaria. Patologia che, ricordiamo, ha provocato la morte della piccola Sofia Zago. In Italia ogni anno si verificano 650-700 casi di malaria. Ma è importante sottolineare che sembrano essere quasi tutti di importazione. Eppure la cronaca ha evidenziato la possibilità di casi di malaria autoctona. È tutto vero?

Il congresso
Di tutti questi temi – in particolare dei provvedimenti che bisognerebbe attuare – se ne parlerà al XVI Congresso Nazionale SIMIT, Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali, che si terrà domani, mercoledì 18 ottobre. Tra i vari temi trattati ci sarà anche il chikungunya, le vaccinazioni, l’epatite, l’HIV e i farmaci.

La malaria sarà di nuovo endemica?
Ciò che più crea timore è che i casi di malaria non siano più così sporadici ma che diventi un fenomeno diffuso proprio come era un tempo. «Il rischio che la malaria torni ad essere endemica in Italia è molto basso – spiega il Prof. Spinello Domenico Antinori, Università degli Studi di Milano – Anche se in anni recenti sono stati segnalati, ad esempio in Grecia, casi di malaria autoctona. Tra le forme autoctone, cosiddette «criptiche», abbiamo registrato la malaria aeroportuale, a causa di zanzare che viaggiano con gli aeromobili, e che possono essere vettori della malattia nei pressi degli aeroporti, o quella da bagaglio. Molto rari, invece, i casi di trasmissione per siringa».

I maggiori casi di malaria si trovano al nord
Nel nostro paese i maggiori casi di malaria si osservando nel Nord Italia. Qui si parla di ben 2 casi su 3. Il motivo per cui prima non ne eravamo a conoscenza è che i casi non sono mai stati riportati – o, per meglio dire, notificati – al Ministero della Salute. Tale fenomeno, definito di sotto notifica, non dovrebbe mai superare il 6% dei casi. Invece pare che non sia proprio così.

Chi è a rischio malaria
«La malaria interessa soprattutto turisti e viaggiatori, circa un individuo su quattro – spiega il Prof. Antinori – Tutti gli altri sono soggetti dove la malaria è endemica: parliamo in special modo di un gruppo, quello definito VFR, ossia Visiting Friends and Relatives, vale a dire persone che vivono nel nostro territorio ma che ritornano sporadicamente nel loro paese d’origine. In questi casi, si tratta di individui con scarsa consapevolezza del rischio malarico che non effettuano la chemioprofilassi e hanno perso quella condizione di semi immunità. Si tratta di casi che interessano soprattutto l’Africa subsahariana, e questo spiega perché in Italia circa l’80% dei casi di malaria di importazione sia da plasmodium falciparum. A volte ci sono episodi legati a trasfusioni di sangue, ma sono molto sporadici».

I sintomi della malaria
Purtroppo non è sempre facile comprendere che si tratta di malaria perché i sintomi sono molto aspecifici. Tra i vari segni, infatti, si può evidenziare febbre e una sintomatologia molto simile all’influenza. La diagnosi, pertanto, potrebbe essere effettuata solo da infettivologo. In questo caso è importante dichiarare immediatamente eventuali viaggi all’estero. Si tratta di un fattore estremamente importante perché una diagnosi su dieci è tardiva, e questo è uno dei motivi per cui si può incappare in serie complicazioni.

Il vaccino imperfetto
Il vaccino è quasi pronto e presto potrà essere inserito nei programmi vaccinali di alcuni paesi africani. Tra questi Kenia, Ghana e Malawi. E’ finalizzato a verificare su larga scala, più di 360mila bambini, le caratteristiche di fattibilità. Arriverà nei primi mesi del 2018. «Si tratta di un vaccino imperfetto, che dura 3 anni – spiega il Prof. Francesco Castelli, Clinica di Malattie infettive e tropicali Università degli Studi – Spedali Civili di Brescia – e che garantisce una protezione del 30-40%. L’efficacia comunque garantirà di salvare decine di migliaia di vite. Evitare una morte su tre non è l’ottimale, ma comunque un punto di partenza. Per i viaggiatori rimangono invece le varie procedure profilattiche, per evitare il morso della zanzara e, laddove indicato, l’uso di farmaci».

E chikungunya?
Non dimentichiamoci di chikungunya, una malattia che si è diffusa a macchia d’olio nel Lazio che viene provocata dalla zanzara tigre. Di contro è importante ricordare che la sua durata è estremamente ridotta (dai 5 ai 7 giorni), e che i sintomi di norma sono lievi: febbre, dolori alle articolazioni e piccole eruzioni cutanee.  «Per creare un’epidemia ci vuole una contemporaneità di elementi che la possono provocare. Questo negli anni scorsi non si è verificato, ma quest’anno sì. Ed è probabile che questa ipotesi si realizzi nuovamente nei prossimi anni, tanto in Italia quanto in altri Paesi del bacino mediterraneo. Si tratta di un problema di mobilità umana, con centinaia di migliaia di spostamenti ogni anno. Perché diventi endemica bisognerebbe trascurarla, quindi non si escludono piccoli focolai nei mesi estivi, ma il rischio di diffusione a livello epidemico è improbabile nel nostro Paese sia per la comparsa dei mesi freddi, sia per le essenziali pratiche di disinfestazione da adottare tempestivamente in seguito alla pronta segnalazione dei casi», conclude Castelli.