Cardiologia e cannabis

Fumare marijuana aumenta di 3 volte il rischio di ipertensione e morte

Un nuovo studio mostra che fumare marijuana aumenta di ben tre volte il rischio di morte per malattie cardiache come l'ipertensione. La ricerca mette di nuovo in discussione le leggi e le proposte di legalizzazione della cannabis

Fumare marijuana può aumentare il rischio di morte per ipertensione
Fumare marijuana può aumentare il rischio di morte per ipertensione (Stanimir G. Stoev | shutterstock.com)

STATI UNITI – In molte parti del mondo, Italia compresa, si discute da tempo se legalizzare o meno l’uso della marijuana. Oggi, in mezzo alle discussioni, si inserisce un nuovo studio pubblicato sul Journal of Preventive Cardiology, a cura della European Society of Cardiology, che afferma come l’uso della cannabis o marijuana faccia aumentare di ben 3 volte il rischio di ipertensione e la possibile conseguente morte. «Sono in corso misure per la legalizzazione e la decriminalizzazione della marijuana negli Stati Uniti e le percentuali di uso ricreativo della marijuana potrebbero aumentare notevolmente – ha dichiarato Barbara A Yankey, della School of Public Health, Georgia State University di Atlanta, Stati Uniti – Tuttavia, ci sono poche ricerche sull’impatto dell’uso della marijuana sulla mortalità cardiovascolare e cerebrovascolare».

Convinzioni da rivedere?
Il nuovo studio mette dunque in discussione le convinzioni sull’uso ‘innocente’ della marijuana? Quello che tuttavia hanno fatto i ricercatori è stato di elaborare uno studio di follow-up retrospettivo basato sul NHANES (National Health and Nutrition Examination Survey) della durata di 20 anni e oltre, visto che mancavano dati longitudinali sull’utilizzo della marijuana. Nel 2005-2006 ai partecipanti è stato domandato se avessero mai usato marijuana. Coloro che hanno risposto ‘sì’ sono stati considerati utenti di marijuana. I partecipanti hanno poi riferito l’età in cui hanno provato la marijuana per la prima volta, e questo dato è stato sottratto dalla loro età attuale per calcolare la durata dell’uso.

I dati raccolti e la comparazione
Le informazioni ottenute dai ricercatori sull’uso della marijuana sono state in seguito unite con i dati relativi alla mortalità nel 2011 presso il Centro Nazionale per la Statistica Sanitaria. Gli autori dello studio hanno poi confrontato le associazioni relative all’uso della marijuana e la durata dell’uso, con la morte per ipertensione, malattie cardiache e malattie cerebrovascolari. Nel contempo sono stati presi in considerazione altri fattori come l’uso di sigarette, le variabili demografiche come il sesso, l’età e l’etnia di appartenenza.

I risultati dello studio
Le informazioni raccolte dagli scienziati hanno potuto stimare che nel totale di 1.213 partecipanti, il 34% non ha utilizzato né marijuana né sigarette; il 21% ha utilizzato solo la marijuana; il 20% ha usato marijuana e sigarette; il 16% ha usato marijuana ed era ex fumatore; il 5% non ha più fumato e il 4% ha fumato solo sigarette. La durata media dell’uso della marijuana era di 11,5 anni.
Chi fumava marijuana ha poi mostrato di avere un rischio maggiore di morire per ipertensione. Nello specifico, rispetto ai non utilizzatori, coloro che usavano la marijuana avevano un rischio di morte da ipertensione superiore a 3,42 volte e un rischio aumentato di 1,04 volte per ogni anno di utilizzo. Tuttavia non è stata trovata alcuna associazione tra l’uso di marijuana e la morte per malattie cardiache o malattie cerebrovascolari. «Abbiamo riscontrato che gli utenti di marijuana avevano un rischio di morte superiore a tre volte superiore all’ipertensione e il rischio aumentava con ogni anno di utilizzo», ha commentato la dott.ssa Yankey.

Effetti sul sistema cardiovascolare
«I nostri risultati suggeriscono un possibile rischio di mortalità da ipertensione da parte della marijuana – sottolinea la dott.ssa Yankey – ma questo non sorprende perché la marijuana è nota per avere un certo numero di effetti sul sistema cardiovascolare: la marijuana stimola il sistema nervoso simpatico e porta a un aumento della frequenza cardiaca, pressione sanguigna e richiesta di ossigeno. I Pronto Soccorso hanno riportato casi di angina e attacchi di cuore dopo l’uso di marijuana».

Più delle sigarette
Gli autori dello studio hanno inoltre fatto notare che il rischio cardiovascolare associato all’uso della marijuana può essere maggiore del rischio cardiovascolare già stabilito per il fumo di sigarette. «Abbiamo riscontrato rischi cardiovascolari più elevati associati all’uso della marijuana rispetto al fumo di sigaretta – prosegue Yankey – Ciò indica che l’uso di marijuana può avere conseguenze ancora più pesanti sul sistema cardiovascolare di quello già stabilito per il fumo di sigarette. Tuttavia, il numero di fumatori nel nostro studio era piccolo e questo deve essere esaminato in uno studio più grande. Inutile dire che gli effetti negativi della marijuana sulla funzione del cervello superano di quello del fumo di sigaretta».

Rivedere le politiche
I ricercatori, dopo il loro studio, ritengono che sia cruciale capire gli effetti della marijuana sulla salute, questo perché i responsabili politici e le persone possano prendere decisioni informate. «Il sostegno all’uso liberale della marijuana è dovuto in parte alle affermazioni che è vantaggioso e forse non dannoso per la salute – conclude la scienziata – Con l’imminente aumento dell’uso ricreativo della marijuana è importante stabilire se i benefici per la salute superino le potenziali condizioni sanitarie, sociali ed economiche Se l’uso di marijuana è implicato nelle malattie cardiovascolari e nelle morti, allora tocca alla comunità sanitaria e ai responsabili politici di proteggere il pubblico».