26 giugno 2019
Aggiornato 08:00
Epidemie

Poliomielite, c’è il rischio di un suo ritorno in Europa

Dal commissario europeo per la salute arriva l’avvertimento: in Europa c’è il serio rischio di un ritorno della poliomielite. In un Continente divenuto da tempo ‘polio free’, si rischia a causa della ormai bassa immunizzazione

Rischio ritorno poliomielite per via del calo vaccinazioni
Rischio ritorno poliomielite per via del calo vaccinazioni ( Shutterstock )

BRUXELLES – La poliomielite è per molti Paesi dell’Unione Europea soltanto un ricordo. Dall’anno 2002 infatti l’Europa è diventata ‘polio free’. Ora però, una nuova minaccia potrebbe incombere sul Vecchio Continente, a causa della ormai diffusa bassa immunizzazione e di alcune lacune nella profilassi. Questo l’avvertimento di Vytenis Andriukaitis, il Commissario europeo per la salute, durante il ‘Workshop sulle vaccinazioni’ tenutosi a Bruxelles.

I benefici delle vaccinazioni
Vytenis Andriukaitis, durante il suo intervento, ha ribadito di essere un medico e, pertanto, di conoscere «i benefici che le vaccinazioni ci hanno dato». Il medico ha inoltre ricordato che «la vaccinazione è uno strumento multiuso, sociale, umanitario ed economico, che ha consentito l’allungamento della speranza di vita che constatata negli ultimi 40 anni. La compiacenza e il silenzio non possono essere la risposta [alle crociate contro i vaccini]. Miti e leggende vanno abbattuti. I programmi di vaccinazione – ha sottolineato Andriukaitis – hanno portato all’eradicazione del vaiolo, la quasi eradicazione della polio e a una stimata riduzione del 74% delle morti per morbillo negli ultimi 10 anni».

Un preoccupante calo
Nonostante le polemiche, i dati parlano chiaro: circa 5.000 i bambini in Italia ogni anno non vengono vaccinati contro malattie come poliomielite, difterite e tetano. Circa 10.000, poi, non ricevono all’età giusta la profilassi contro morbillo e rosolia. Dopo un primo periodo in cui le vaccinazioni erano cresciute, si è assistito a un preoccupante calo. Secondo dati del Ministero della Salute, in Italia le vaccinazioni erano cresciute nel periodo 2000-2007, per poi rimanere stabili fino al 2012, e diminuire dal 2012 al 2014, con alcune Regioni in particolare.

Il ‘caso’ morbillo
Durante il suo intervento, Andriukaitis ha anche avvertito sulla diffusione del morbillo, sostenendo che «l’investimento globale per il controllo del morbillo, che è insufficiente, non paghi pienamente. Per questo ancora subiamo vaste epidemie nel mondo, compresi molti Stati membri Ue: dobbiamo aumentare questo investimento. E sebbene i casi di morbillo siano diminuiti del 94% dal 1980, ci sono stati limitati progressi verso l’eliminazione globale del morbillo negli ultimi cinque anni».

Un decreto non praticabile
Contestato e criticato da molti, di fatto a oggi il decreto sull’obbligatorietà delle vaccinazioni non è praticabile, come sottolinea l’assessore alla Sanità della Regione Piemonte e coordinatore della Commissione Sanità della Conferenza delle Regioni, Antonio Saitta. «Il decreto del Governo sui vaccini, che deve essere ancora pubblicato, è impraticabile con i tempi ipotizzati, ovvero con le 12 vaccinazioni obbligatorie da fare per l’inizio del nuovo anno scolastico – commenta Saitta – Abbiamo chiesto al Governo di rendere il decreto praticabile, ipotizzando che chi deve essere vaccinato faccia richiesta alla Asl di competenza, avviando così il percorso. In questo modo si darebbe alle Asl il tempo di organizzarsi. Abbiamo fatto anche una richiesta sul fronte dei finanziamenti, domandando al Governo di anticipare i fondi che erano previsti per le vaccinazioni negli anni successivi, in modo di poter affrontare al meglio la situazione, che comporterà un grande sforzo organizzativo. Fra le richieste – aggiunge Saitta – c’è anche quella di mettere in campo una Campagna nazionale di informazione con un messaggio univoco di sensibilizzazione dei cittadini. Servirà anche fare formazione agli insegnanti, in modo che possano rispondere alle domande dei genitori».