16 ottobre 2019
Aggiornato 13:30
Sicurezza alimentare

Pesticidi nei peperoni, mai vista una roba del genere

Gli Uffici di Sanità Marittima di Genova hanno scoperto una partita di verdure altamente contaminate da pesticidi. I prodotti, dei peperoni, sono stati sequestrati e inviati all’Arpal di La Spezia. Il dirigente del laboratorio di analisi: «Mai viste quantità così elevate»

Peperoni ai pesticidi
Peperoni ai pesticidi Shutterstock

GENOVA – Pesticidi nei peperoni, e che pesticidi! Gli operatori degli Uffici di Sanità Marittima (USMAF) di Genova hanno scoperto una partita di peperoni di provenienza egiziana destinati ai mercati e al consumo umano altamente contaminata da pesticidi. I responsabili del laboratorio dell’ARPAL (l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente Ligure) hanno detto di non aver mai visto una cosa del genere.

Una 'bomba' pronta a esplodere
La partita di peperoni sequestrati a Genova e inviati poi a La Spezia per le analisi presso il laboratorio dell’Arpal era una specie di bomba pronta a esplodere, tanto erano contaminati. Si è infatti scoperto che contenevano sostanze tossiche di ben 50 volte superiori ai limiti consentiti. E queste verdure erano destinate al consumo umano, ossia ce le saremmo potute ritrovare sui banchi del mercato rionale o del supermercato. Mangiare un prodotto del genere equivarrebbe quasi a bersi del veleno puro – e non si possono immaginare tutte le conseguenze sulla salute.

Le sostanze tossiche
I risultati dell’analisi condotta dal laboratorio dell’Arpal sono stati poi riportati in un fascicolo digitale di 35 pagine. Qui si legge che i peperoni egiziani contenevano ben 13 principi attivi (leggasi sostanze tossiche), di cui 3 erano decisamente oltre i limiti previsti dalla normativa. Inoltre, i valori erano di 50 volte superiori a quanto consentito. Nello specifico, i principi fuorilegge attivi rilevati erano: Clorpirifos (un insetticida), Propiconazolo (fungicida), Clorfenapir (biocida).

Mai vista una cosa del genere
«Non era mai capitato un campione con la presenza di così tante sostanze tutte insieme – commenta Nicola Dell’Amico, dirigente chimico del laboratorio dell’Arpal – e anche l’entità dei superamenti è particolarmente significativa». Per fortuna la sorveglianza da parte degli operatori di Genova ha funzionato e ha fatto sì che queste verdure ‘tossiche’ non fossero immesse sul mercato. Ma il dubbio sulla qualità e sull’innocuità dei prodotti alimentari di questo genere importati dall’estero ogni giorno rimane.