25 aprile 2019
Aggiornato 16:00
Salute

Un legume aiuta i malati di Parkinson

Un nuovo studio mostra che un legume può migliorare le condizioni dei pazienti con malattia di Parkinson. Il merito è della levodopa, la sostanza più usata nella terapia di questa patologia, e di cui il legume è ricco. I risultati presentati al convegno “Parkinson oggi”, organizzato dall’AIP in occasione della Giornata nazionale del Parkinson il 26 novembre

Parkinson, un fagiolo è efficace nel trattamento dei sintomi
Parkinson, un fagiolo è efficace nel trattamento dei sintomi ( Shutterstock )

MILANO – Un legume contro il Parkinson. Un piccolo prodotto della natura che si fa ‘grande’ contro una malattia neurodegenerativa di cui, a oggi, non c’è cura. E’ la Mucuna pruriens, che è risultata in grado di attenuare i sintomi della malattia di Parkinson, proprio come fa il farmaco oggi più diffuso.

Una gradevole novità al convegno
Della Mucuna pruriens e della levodopa che contiene si parlerà proprio il 26 novembre, in occasione della Giornata nazionale del Parkinson in un convegno organizzato dall’Associazione Italiana Parkinsoniani (AIP), e dal titolo «Parkinson oggi». Il convegno si terrà alle ore 9.30 presso l’Azienda Socio Sanitaria Territoriale «Gaetano Pini – CTO» di Milano (Aula Bajardi, via Bignami 1 – Milano). Tra gli altri argomenti trattati vi è anche uno studio per utilizzare le cellule staminali come veri e propri farmaci che prolunghino la vita dei neuroni dei pazienti e rallentino così la malattia. L’evento è rivolto ai pazienti e ai loro familiari. Il convegno sarà anche l’occasione per lanciare il progetto di una rete territoriale per la malattia di Parkinson in Lombardia, regione dove al momento questo strumento non è ancora presente.

Ricercare nuove strade
Quando si tratta di malattie ancora incurabili è importante percorrere tutte le strade possibili, affinché si possa trovare quella giusta. «E’ importante ricercare sempre nuove strade per affrontare la malattia di Parkinson e tenere sempre aggiornati i pazienti e le loro famiglie su quanto si sta facendo nel modo della ricerca e della clinica – spiega Gianni Pezzoli, presidente dell’Associazione Italiana Parkinsoniani (AIP) e direttore del Centro per la malattia di Parkinson e i disturbi del movimento dell’Azienda socio-sanitaria territoriale «Pini – CTO» – Si tratta, infatti, di una patologia dall’impatto sociale molto elevato perché il suo esordio avviene mediamente ancora in età lavorativa e la sopravvivenza media è pari a 17-18 anni, con un livello di disabilità importante che sopraggiunge mediamente dopo dieci-quindici anni di malattia e che richiede assistenza da parte di un parente o comunque di un caregiver. Per paragonare il suo decorso e costo sociale con quello di una patologia altrettanto nota e grave, si pensi che la malattia di Alzheimer ha un esordio mediamente più tardivo, intorno ai 65 anni, e quindi una durata inferiore».

Una novità naturale per il trattamento della malattia di Parkinson
Lo studio che ha rivelato l’efficacia del legume nel controllo del Parkinson è stato condotto in Bolivia da ricercatori del Centro per la malattia di Parkinson e i disturbi del movimento del «Pini – CTO» di Milano. Qui sono stati misurati i miglioramenti nella mobilità dei pazienti che assumono mucuna pruriens, un legume che naturalmente contiene un’elevata dose di levodopa, la sostanza più comunemente utilizzata per attenuare i sintomi della malattia di Parkinson. La lavorazione dei frutti della pianta per questo uso è semplice: sono saltati in padella, triturati e somministrati ai pazienti. Nello specifico, la varietà della pianta coltivata in questo Paese ha un contenuto di levodopa pari al 5,7% del suo peso.

Lo studio e i risultati
Nel corso dello studio i ricercatori hanno valutato le capacità di movimento dei pazienti dopo 90 e 180 minuti dall’assunzione della mucuna, allo stesso modo hanno misurato quanto questa impiegava per fare effetto e quanto durava la sua azione positiva. I risultati più rilevanti sono stati riscontrati somministrando una quantità di mucuna contenente levodopa in misura 5 volte superiore a quella normalmente impiegata nei farmaci: la capacità di muoversi dei pazienti trattati in questo modo era superiore a quella di coloro che avevano assunto i tradizionali farmaci, sia dopo 90 sia dopo 180 minuti. Inoltre, la mucuna risultava essere efficace prima e più a lungo. Infine, la sostanza era tollerata dai pazienti meglio dei farmaci. Lo studio ha anche rivelato che una dose inferiore di mucuna, pari a un contenuto di levopa di 3,5 volte quello dei comuni farmaci, sortisce gli stessi effetti delle terapie farmacologiche oggi diffuse – pur con minori effetti indesiderati. «L’impiego della mucuna pruriens – precisa Pezzoli – deve essere inteso come un’importante opportunità per trattare i pazienti con malattia di Parkinson in quei Paesi in cui le terapie farmacologiche risultino troppo costose per i sistemi sanitari nazionali e per i malati stessi. Va ricordato, invece, che in Italia, dove le terapie farmacologiche tradizionali sono disponibili gratuitamente grazie al Servizio Sanitario Nazionale (SSN), non è necessario indirizzare i pazienti verso questo tipo di terapia». La ricerca sulla mucuna pruriens è uno degli studi scientifici finalisti del premio internazionale della ‘Fondazione Barilla Center for food and nutrition’ per giovani studenti e ricercatori, provenienti da tutto il mondo, con l’obiettivo di premiare le migliori idee su cibo e sostenibilità.

La malattia di Parkinson
Si tratta di una malattia neurodegenerativa, a evoluzione lenta ma progressiva, che coinvolge, principalmente, alcune funzioni quali il controllo dei movimenti e dell’equilibrio, spiegano gli esperti dell’Associazione Italiana Parkinsoniani (AIP). Le cause non sono ancora note. Sembra che vi siano molteplici elementi che concorrono al suo sviluppo, di cui i principali sono alcune mutazioni genetiche e alcuni fattori tossici, come l’esposizione a pesticidi, idrocarburi-solventi e metalli pesanti. I principali sintomi motori della malattia di Parkinson sono il tremore a riposo, la rigidità, la lentezza dei movimenti automatici e, in una fase più avanzata, l’instabilità posturale. Questi sintomi si presentano in modo asimmetrico, cioè si manifestano in modo più pronunciato su un lato del corpo. In Italia vi sarebbero circa 230mila persone colpite dalla malattia di Parkinson però sembra che il dato sia molto più alto se facciamo riferimento all’uso di farmaci specifici. Circa il 20% dei pazienti presenta una storia familiare positiva per la malattia. Si stima che i familiari di persone affette da malattia di Parkinson presentino, rispetto alla popolazione generale, un rischio di sviluppare la patologia lievemente superiore.
L’età media di esordio è intorno ai 58-60 anni ma circa il 5% dei pazienti può presentare un esordio giovanile tra i 21 e i 40 anni. Prima dei 20 anni è estremamente rara. Sopra i 60 anni colpisce tra 1 e il 2% della popolazione, mentre la percentuale sale al 3-5% quando l’età è superiore agli 85.

L’Associazione Italiana Parkinsoniani (AIP)
E' un ente morale che ha lo scopo di promuovere una informazione sistematica su tutti gli aspetti della malattia di Parkinson, rivolta ai pazienti, ai loro familiari e ai sanitari coinvolti su tutto il territorio nazionale, nonché alle istituzioni preposte a decisioni di politica sanitaria. Fondata nel 1990 a Milano, l’AIP si è sviluppata rapidamente e oggi, oltre alla sede milanese, comprende altre 26 sezioni distribuite sul territorio nazionale e ha 20.000 soci. È una ONLUS dal 1996. Per la molteplicità dei servizi che offre, AIP è un riferimento per i pazienti e le loro famiglie anche relativamente a problematiche non strettamente di carattere clinico, quali la dieta, la fisioterapia, la logopedia ed il sostegno psicologico.