28 maggio 2020
Aggiornato 18:00
Alimentazione

Italiani sempre più vegetariani e preoccupati per ingredienti artificiali all’interno dei cibi

Un’indagine Nielsen sulle nuove abitudini alimentari degli italiani. Oltre 2 su 3 sono preoccupati degli ingredienti artificiali all'interno dei cibi, 1 su 5 vorrebbe più proteine vegetali sugli scaffali. I risultati delle survey ‘Global Health and Ingredient-Sentiment’ e ‘Global Out-Of-Home Dining’ condotte su un campione di oltre 30mila individui in 61 Paesi

Italiani e alimentazione
Italiani e alimentazione Shutterstock

MILANO – Italiani preoccupati per ciò che portano in tavola e desiderosi di più proteine vegetali rispetto a quelle animali. Questi alcuni dei dati raccolti da due grandi Survey Nielsen ’’Global Health and Ingredient-Sentiment’’ e ’’Global Out-of-Home Dining’’ condotte su un campione rappresentativo di oltre 30mila persone in 61 Paesi al mondo tra l’agosto 2015 e marzo 2016. Di seguito, tutti i dati sul rapporto persone/alimentazione.

Preoccupati e desiderosi
L’indagine Nielsen ha messo in evidenza come oltre 2 italiani su 3 (67%) siano preoccupati per gli ingredienti artificiali contenuti nei cibi. E preoccupati lo sono anche in Spagna (60%), nel Regno Unito (55%), in Germania (53%). Per contro, un consumatore italiano su 5 (21%), rispetto al 15% della media EU, vorrebbe trovare sugli scaffali dei supermercati più alimenti alternativi alla carne e composti da proteine di origine vegetale. Per il 66% dei consumatori italiani il cibo fatto in casa è considerato più sano e per il 62% più sicuro (in Europa il posizionamento è più alto, rispettivamente pari a 78% e 75%), ma un italiano su 4 (25%) sceglie di andare al ristorante almeno una volta la settimana o più spesso.

Attenti alla prevenzione
Vi è anche una maggiore consapevolezza e attenzione verso i cibi che possono promuovere o danneggiare la salute, facendo anche prevenzione. Il 63% del campione, emerge nella prima delle due ricerche, afferma di essere attento all’alimentazione per prevenire alcune malattie croniche (obesità, diabete, colesterolo alto, ipertensione), mentre il 53% si dichiara disponibile a pagare un prezzo più alto per cibi che non contengono alimenti indesiderati. Tuttavia, è solo il 37% a essere disposto a sacrificare il gusto per un cibo più salutare.

(Courtesy Nielsen)

Più attenzione
«La nutrizione è una materia articolata e soggettiva – commenta l’amministratore delegato di Nielsen Italia Giovanni Fantasia – Antiossidanti, vitamine, fibre, minerali e acqua, basso contenuto di calorie e grassi si configurano come peculiarità che vanno a diversificare l’offerta di cibo segnando un importante cambiamento rispetto a 10 anni fa. I consumatori si trovano sempre di più a doversi orientare rispetto alla molteplicità di scelte dietetiche che incontrano quando si trovano davanti agli scaffali dei supermercati. Alla base della maggiore attenzione prestata al tema salute e benessere – prosegue Fantasia – sono individuabili 5 macro trend: il progressivo aumento dell’età media della popolazione, una crescita dei tassi delle malattie croniche come ipertensione e diabete, le allergie o intolleranze per determinati cibi, l’affermarsi dell’atteggiamento propenso all’auto-diagnosi del proprio stato di salute, la crescita di consumatori informati e connessi. Oltre un terzo (36%) della popolazione globale dichiara di essere allergico a uno o più cibi, quasi due terzi (64%) segue una dieta restrittiva».

Le nuove tendenze
I dati sul vissuto degli italiani nel campo dell’alimentazione spiegano i trend di mercato: i prodotti appartenenti al paniere ‘Benessere & Salute’ monitorato da Nielsen Trade*MIS nella Distribuzione Moderna a luglio 2016 hanno fatto rilevare su base annuale una variazione positiva delle vendite a volume (quantità vendute a prezzi costanti) pari a +8,4% e a valore (giro d’affari) del +9%. In merito alle diete restrittive quasi 2 italiani su 5 (il 38% del campione, vs 44% media UE) dichiarano di seguire, tra le altre cose, alcuni profili nutrizionali caratterizzati da una bassa assunzione di determinati alimenti: il 18% evita i grassi e l’11% i carboidrati. Sempre in Italia, però, si riscontra una minore propensione a evitare il consumo di zuccheri: il dato nazionale riferito a quanti sfuggono i dolci è pari al 9%, mentre in Europa al 22%.

Intolleranze e allergie
Come ormai evidente, da qualche anno sembrano esplose le allergie e le intolleranze alimentari, spesso non del tutto o per nulla giustificate – a parte i casi realmente diagnosticati. Tra le allergie e le intolleranze più comuni si riscontrano quelle al lattosio e derivati (8%) e al glutine (5%). Parallelamente, lo studio di Nielsen mette in luce che il 23% degli italiani dichiara di essere affetto da allergia o che ne soffre un membro della propria famiglia. Oltre la metà degli italiani a dieta restrittiva per scelta o intolleranza (53%) dichiara un grado di soddisfazione adeguato all’offerta corrente nei supermercati, contro una media europea pari al 49%. I cittadini dell’Europa occidentale risultano mediamente più soddisfatti rispetto a quelli dei Paesi dell’Est (57% vs 45%).

Back to basics
La survey prende in esame non solo il fenomeno salutistico, ma si spinge a scandagliare l’atteggiamento culturale nell’ambito del quale si colloca. in questo senso si evidenzia un filone di pensiero che può essere sintetizzato dall’espressione «back to basics», ovvero il ritorno agli elementi base dell’alimentazione. Tale modo di concepire il cibo si declina nei seguenti dati: il 66% dichiara [o almeno spera] di non assumere prodotti animali contenenti antibiotici e ormoni; il 65% evita coloranti artificiali; il 62% i conservanti; il 60% gli OGM e il 59% gli aromi ottenuti con additivi estranei ai prodotti stessi. A fronte di ciò, si evidenzia come il 72% degli intervistati si dichiara molto interessato a conoscere la composizione degli alimenti acquistati e che, nel 71% dei casi, si tende a privilegiare quelle case produttrici che applicano canoni di massima trasparenza nel rapporto con i consumatori in merito ai contenuti utilizzati e ai processi di lavorazione (allevamento e coltivazione). All’interno dello scenario fin qui delineato, si riscontra che il 55% del campione richiede più prodotti naturali al cento per cento, mentre il 49% li vuole senza coloranti artificiali, il 43% senza aromi aggiuntivi, il 41% senza OGM e il 36% alimenti biologici.

(Courtesy Nielsen)

Less is more
Contemporaneamente ai prodotti ‘back to basics’ si sono venuti a configurare i cosiddetti ‘less is more’, vale a dire quegli alimenti che siano composti dal minor numero possibile di ingredienti. Tenendo conto di questo criterio, il 42% (Vs media UE pari al 34%) degli italiani richiede maggiore assortimento di prodotti a basso contenuto di grassi o addirittura senza grassi; il 31% di prodotti senza zucchero; il 25% senza sale; il 21% ipocalorici; il 13% senza lattosio; il 6% senza glutine. Il 23% si esprime a favore di confezioni alimentari che offrano la disponibilità di porzioni ‘controllate’ del prodotto acquistato.

Rispondere ai nuovi bisogni
«Si presenta l’opportunità di rispondere a una nuova serie di bisogni dei consumatori – sottolinea Giovanni Fantasia, AD di Nielsen Italia – Infatti meno della metà (45%) su scala globale crede che i loro bisogni vengano pienamente soddisfatti dall’offerta corrente. Le aziende produttrici dovrebbero quindi porsi come partner del consumatore che vuole adottare una determinata dieta, così come i distributori, chiamati a mettere sugli scaffali un sempre maggiore assortimento di cibi dietetici. E’ una sfida a essere sempre più innovativi e ad avere un approccio che deve essere personalizzato e tagliato sulle esigenze del singolo. Per cogliere l’alto potenziale di sviluppo occorre semplificare i prodotti, secondo quanto dettato dall’atteggiamento ‘less is more’. Bisogna colmare il gap tra i bisogni dietetici e i prodotti al momento disponibili. I distributori sono chiamati a mettere a disposizione dei consumatori le risorse per condurre le migliori scelte nell’alimentazione. L’azienda deve al contempo porsi come parte terza, assumendo personale esperto, come, ad esempio, i nutrizionisti, che aiuti i consumatori a scegliere rispetto alla molteplicità di prodotti».

Italiani e i pasti fuori casa
Legato al tema dell’alimentazione è quello delle abitudini degli italiani nei pasti fuori casa. Dall’indagine ’’Global Out-of-Home Dining’’ emerge che tra i tre appuntamenti giornalieri con la tavola la cena è quello più comunemente consumato fuori casa (indicato dal 70% di quanti dichiarano di andare a mangiare in locali almeno una volta ogni tanto). Il pranzo è menzionato dal 34% degli intervistati, la colazione dal 14%. Sebbene quest’ultima sia il ‘fanalino di coda’, la ricerca evidenzia che il dato è sensibilmente superiore a quello della media europea, ferma al 9%. Parallelamente all’incidenza della quota di individui che dichiara di fare colazione fuori casa si può leggere il trend negativo delle vendite del paniere ‘Prima Colazione’ monitorato da Nielsen Trade*MIS. Infatti questa categoria merceologica a luglio 2016 su base annuale ha fatto registrare un calo del 2,7% a volume e del 3,9% a valore.

(Courtesy Nielsen)

I locali più frequentati dagli italiani
La survey ha preso in esame non solo la tipologia dei pasti che gli italiani preferiscono consumare fuori casa, ma anche quella dei locali più frequentati. Ristoranti tradizionali, indicati dal 44% del campione rispetto a una media EU pari al 31% e i bar, raggiunti ogni mattina dal 25% degli italiani (media EU del 15%), sono i luoghi dove più spesso si incontrano gli italiani a colazione e a cena. Decisamente al di sotto della media europea si posizionano invece i fast-food (36% in Italia Vs 49% in Europa) e le caffetterie (bar esclusi), che vengono menzionate dal 15% del campione, una quota inferiore di ben 20 punti rispetto alla media rilevata in Europa.

Questione anche di prezzo
Per finire, sono stati presi in esame anche i criteri in base ai quali in Italia si sceglie dove andare a mangiare. Il prezzo ragionevole è menzionato dal 64% del campione, ben al di sopra della qualità del cibo, che ha un’incidenza sulle risposte pari al 35%. Seguono altre motivazioni che spingono a scegliere un ristorante/fast-food rispetto a un altro: il tipo di cucina (22%), il servizio (13%). Particolare attenzione merita il dato relativo all’influenza delle recensioni su Internet, posizionata al 10% Vs 4% della media EU, maggiore infine di quella esercitata dagli amici (8%).

[1] Tra i prodotti appartenenti al paniere ’’Benessere & Salute’’ sono compresi quelli senza glutine, delattosati, ad alta digeribilità, integrali, senza sale, le bevande vegetali, i cibi a base di soia, gli integratori vitaminici e minerali, etc.

[2] Tra i prodotti appartenenti al paniere ’’Prima Colazione’’ sono compresi biscotti, merendine, fette biscottate, cereali, latte, caffè, miele, confetture ecc.

(Courtesy Nielsen)

Sostieni DiariodelWeb.it

Caro lettore, se apprezzi il nostro lavoro e se ci segui tutti i giorni, ti chiediamo un piccolo contributo per supportarci in questo momento straordinario. Grazie!

PayPal