19 giugno 2021
Aggiornato 14:30
Fertilità

Fertility Day 2016, la SIPPS plaude all’iniziativa del Ministero della Salute. Si scatena la bufera sul web e da parte di Saviano

La Sipps, Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale ribadisce l’importanza di diffondere la cultura della fertilità anche nei più giovani. Pieno appoggio dunque all’iniziativa del Ministero sella Salute sulla fertilità, nonostante le polemiche. La difesa del ministro Lorenzin

ROMA – Sulla campagna di comunicazione del Governo per il Fertilityday 2016, in programma il prossimo 22 settembre, la Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale interviene e si schiera a favore del Ministro Lorenzin. Ma intanto sul web si scatena la bufera. Contro l’iniziativa, anche lo scrittore Roberto Saviano.

Lo scrittore «contro»
«Il #fertilityday è un insulto a tutti – scrive Saviano su Facebook – che fa anche una disamina molto critica dei manifesti pubblicati dal ministero, a chi non riesce a procreare e a chi vorrebbe ma non ha lavoro. E il 22 mi rovinerà il compleanno». Insieme allo scrittore, sono molti quelli che hanno criticato l’iniziativa. Lo stesso Matteo Renzi, in un’intervista a radio RTL 102.5 commenta: «Non sapevo niente della campagna del Ministero, non l’avevo vista, avevo problemi più importanti da seguire. Certo non conosco nemmeno un amico che fa un figlio perché ha visto un cartellone, se vuoi creare una società che scommette sul futuro devi creare le condizioni strutturali, gli asili nido, i servizi, creare lavoro. Nei Paesi dove si fanno figli non credo che sia per effetto di una campagna».

La SIPPS invece plaude
Nella bagarre entra anche la Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale. «Come SIPPS – dichiara il Presidente, dott. Giuseppe Di Mauro – siamo del tutto in linea con il Ministero della Salute e con la politica del Ministro, On. Beatrice Lorenzin che, di fatto, è scesa in campo per la salvaguardia della natalità in Italia. Il nostro Paese - prosegue Di Mauro – non riesce più a coprire il punto ‘zero’ della natalità, nemmeno grazie alla preziosa presenza degli immigrati. L’Italia è, di fatto, il Paese europeo in cui si fanno sempre meno bambini. Assistiamo, anno dopo anno, ad una vera e propria denatalità. Ben vengano, dunque le ‘cartoline’ ideate dal dicastero del Ministro Lorenzin, che vogliono mettere in allerta la popolazione, soprattutto quella più giovane, sui fattori di rischio che potrebbero condizionare la possibilità di avere figli. La nostra società scientifica ribadisce, inoltre, che la sensibilità sui comportamenti necessari a preservare la fertilità deve iniziare sin dall’infanzia».

Sempre meno bambini
«I bambini sono davvero pochi. Dal 1970 – aggiunge Di Mauro – si assiste infatti a una denatalità sempre più spiccata. Nel 1964 in Italia nascevano oltre 1 milione di bambini, con un indice di fertilità pari a 2.7 figli per donna e un indice di natalità pari a 19.5 per mille abitanti. In 40 anni si perdono ben 500.000 nascite per anno. L’indice di fertilità scende a 1.35 figli per donna e l’indice di natalità diventa inferiore a 10 per mille abitanti. Nessuna nazione ha avuto una denatalità tanto spiccata, prolungata e persistente come l’Italia. E’ ora di invertire questo pericoloso trend del calo delle nascite e incentivare la bellezza della maternità e della paternità», conclude il presidente SIPPS.

Il ministro Lorenzin di difende
«Lo slogan del Fertility Day è ‘Conoscere per essere libere di scegliere’, non è nostra intenzione fare una campagna per la natalità ma fare prevenzione perché l’infertilità è una questione di Salute Pubblica – dichiara all’Ansa Beatrice Lorenzin – E’ un problema in crescita che riguarda sia gli uomini che le donne. Abbiamo istituito un ampio tavolo di lavoro dove erano presenti esperti medici di molte specialità, dai ginecologi agli andrologi, endocrinologi e pediatri, psicologi e ancora sociologi ed economisti. E’ stata individuata la necessità di informare le persone perché è emerso che spesso manca la consapevolezza dei tempi della fertilità, che varia a seconda delle età».