27 novembre 2021
Aggiornato 13:30
Medicina

Virus pericolosi, arrivano i nuovi agenti antivirali ad ampio spettro

Nuove vie di lotta ai virus ancora oggi pericolosi arrivano da recenti agenti antivirali ad ampio spettro, che potranno essere utilizzati per la produzione di farmaci efficaci contro le infezioni che minacciano la salute e la vite delle persone

SIENA – Antivirali di nuova generazione per combattere i virus più tenaci e pericolosi. Questi i risultati di uno studio dell’Università di Siena e del CNR di Pavia. La possibilità di utilizzare antivirali ad ampio spettro potrà permettere lo sviluppo di un unico farmaco che sia efficace nei diversi tipi di infezione, bloccando il processo di moltiplicazione del virus.

Attaccare la proteina
I risultati ottenuti con questo studio, pubblicato su PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences), fanno ben sperare di riuscire a debellare quei virus che ancora oggi minacciano la salute e la vita degli esseri umani, tanto sono pericolosi. Lo si potrà fare agendo sulla proteina umana a base RNA detta elicasi ‘DDX3’, che i virus utilizzano per moltiplicarsi e sopravvivere infettando la cellula.

Lo studio
I ricercatori guidati dal professor Maurizio Botta del dipartimento di Biotecnologie, chimica e farmacia dell’Università di Siena e dal professor Giovanni Maga dell’Istituto di Genetica Molecolare del CNR di Pavia, hanno sviluppato innovative molecole che agiscono in modo sostanzialmente diverso dai farmaci antivirali disponibili attualmente. Al contrario di questi, le nuove molecole inibiscono la DDX3 che tutti i virus utilizzano per infettare la cellula e replicarsi, divenendo così la possibile risposta a quelli più resistenti e mutanti.

Diversi i virus attaccabili
I nuovi antivirali ad ampio spettro potranno agire su diversi virus, tra questi l’HIV, quelli dell’epatite C (o HCV), il Virus del Nilo Occidentate (o West Nile Virus – WNV), il virus della Dengue (o DENV) e perché no, anche l’attuale virus Zika. Il nuovo composto, agendo su una proteina e non sul virus stesso, in base ai risultati ottenuti dal prof. Maurizio Zazzi del dipartimento di Scienze biomediche dell’Università di Siena, ha dimostrato di mantenere il suo profilo di attività contro tutti i ceppi di HIV resistenti alla terapia oggi utilizzata.

Successo in vivo
I risultati ottenuti anche in uno studio preclinico su modello animale, e condotto in collaborazione con il prof. Maurizio Sanguinetti, dell’Università Cattolica di Roma, hanno mostrato che il composto non è tossico ed è in grado di biodistribuirsi nei tessuti. «Il potenziale di questi composti è enorme – ha sottolineato il professor Botta – e potrebbe trovare applicazione nel trattamento dei pazienti immunodepressi che spesso sono soggetti ad altre infezioni virali, come nel caso dei pazienti HIV/HCV co-infetti. Inoltre, l’ampio spettro antivirale che caratterizza i composti potrebbe rappresentare una valida soluzione anche per il trattamento dei nuovi virus emergenti che si stanno diffondendo in maniera sempre più frequente ed estesa col fenomeno della globalizzazione, e per i quali non è spesso nota una cura efficace. Il nostro team sta continuando a lavorare strenuamente per conseguire questo obiettivo, per il quale ci aspettiamo risultati significativi, cioè la messa a punto di una nuova terapia antivirale completamente efficace nel giro di pochi anni».

Anche contro i virus mutanti
«Qualche anno fa – aggiunge il professor Maga – con il collega Botta avevamo sviluppato un inibitore dell’enzima cellulare DDX3, in grado di bloccare la replicazione del virus HIV. Dato che quella molecola colpiva un bersaglio cellulare, avevamo ipotizzato che potesse essere efficace anche contro i virus mutanti, resistenti ai farmaci anti-HIV utilizzati in terapia. Gli inibitori più potenti che siamo riusciti a creare proseguendo negli studi sono la dimostrazione della validità di quell’ipotesi. Sarà necessario continuare le ricerche per trasformare queste molecole in farmaci, ma possiamo considerare gli inibitori della proteina DDX3 i prototipi di antivirali ad ampio spettro, una classe di farmaci a oggi non ancora disponibile».