13 dicembre 2018
Aggiornato 21:00

Mangiare pesce fa bene all’umore e rende più calmi

Gli scienziati californiani ritengono che mangiare pesce possa far bene in molti disturbi dell’umore e comportamentali come depressione, aggressività, ADHD, autismo e altri ancora.

OAKLAND – Gli scienziati del Children’s Hospital Oakland Research Institute (CHORI) ritengono che dietro a numerosi disturbi dell’umore e comportamentali vi sia la serotonina. Mangiare pesce, grazie agli omega-3 e la vitamina D, può controllare i livelli di questo ormone e far bene in molti di questi casi.

COLPA DELL’ORMONE – I ricercatori californiani ritengono che dietro a problemi neuropsichiatrici come i disturbi dello spettro autistico, la sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD), la depressione, l’aggressività, il disturbo bipolare e la schizofrenia, vi sarebbe un ormone secreto dal cervello: la serotonina.

IL SUO RUOLO – I micronutrienti contenuti nel pesce, come gli acidi grassi essenziali omega-3 e la vitamina D, pare possano migliorare i sintomi associati a una vasta gamma di disturbi cerebrali. La dott.ssa Rhonda Patrick e colleghi ritengono che proprio la serotonina interagisca su una vasta gamma di funzioni e comportamenti cognitivi, tra cui l’umore, il processo decisionale, il comportamento sociale, il comportamento impulsivo e aggressivo. Questo perché l’ormone è anche un è un modulatore critico della funzione esecutiva.

PIÙ PESCE, PIÙ POSSIBILITÀ – La possibilità di controllare i disturbi cerebrali e comportamentali starebbe dunque nel controllare il rilascio di serotonina. Secondo i ricercatori questo è possibile tramite l’acido eicosapentaenoico (EPA), che fa aumentare il rilascio di serotonina da parte dei neuroni presinaptici, riducendo le molecole infiammatorie di segnalazione nel cervello note come prostaglandine E2 – che inibiscono il rilascio di serotonina. Sarebbe così l’infiammazione ad avere un impatto negativo sul rilascio di serotonina nel cervello. Una maggiore assunzione di pesce potrebbe dunque aumentare i livelli di EPA e combattere l’infiammazione. Lo studio è stato pubblicato sul FASEB Journal.