31 maggio 2020
Aggiornato 06:30
Scienza

Staminali, al via primi test su ciechi e paralizzati

Per la prima volta impiegate cellule derivate da embrioni umani. Tutti i pazienti sono volontari

ROMA - Dopo anni di sperimentazioni sugli animali, per la prima volta verranno studiate sull'uomo, con una serie di test clinici, le capacità delle cellule staminali derivate da embrioni umani di ripristinare tessuti distrutti da malattie o incidenti, restituendo le capacità perdute a pazienti rimasi privi della vista o della possibilità di muovere gli arti. La Food and Drugs Administrations, l'ente Usa che disciplina l'impiego di nuovi farmaci e terapie, ha dato luce verde ai ricercatori di due istituti di Menlo Park in California, perché sperimentino su volontari terapie basate sull'iniezione di cellule staminali embrionali umane. Lo riferisce il Washington Post.

A sottoporsi alla prova, entro una o due settimane, saranno 12 persone vittime della cecità provocata dalla distrofia maculare di Stargardt (una degenerazione ereditaria della retina) e altre 10 rimaste parzialmente paralizzate da lesioni alla spina dorsale. Tutti i pazienti sono volontari. I test verranno condotti dalla Geron Corporation e dalla Advanced Cell Technology.

Ai pazienti affetti dal morbo di Stargardt verranno iniettate nell'occhio dalle 50mila alle 200mila cellule staminali, nella speranza che possano rispristinare le cellule epiteliali pigmentose della retina danneggiate dalla malattia. Esperimenti condotti su topi hanno mostrato che il metodo blocca il progredire del morbo degenerativo e ripristina, almeno in parte, le capacità visive perdute. Alle persone con lesioni spinali verranno invece iniettate circa due milioni di cellule precursori degli oligodentrociti, ricavate dalle staminali embrionali, che dovrebbero ripristinare i collegamenti nervosi danneggiati, restituendo la motilità degli arti. Anche in questo caso, dopo la terapia le cavie hanno ripreso a camminare.

Non è la prima volta che si impiegano staminali per terapie sull'uomo. Sono state sperimentate per ripristinare tessuti cardiaci distrutti da un infarto, o per ricostruire tessuti nervosi, e altri tipi di interventi. Si trattava tuttavia di staminali «adulte», e restano dubbi sulla loro efficacia. Questa è la prima volta che, dopo le polemiche dovute agli interrogativi etici, vengono sperimentate (almeno ufficialmente) in test clinici le cellule derivate da embrioni umani.

«Siamo molto ottimisti», ha detto Thomas B. Okarma, presidente della Geron. «Se avremo successo verranno rivoluzionate le terapie di molte malattie inguaribili». I dubbi, tuttavia, sono ancora molti, a prescindere dalla questione etica. Si teme in particolare, in base ad alcune osservazioni riscontrate sulle cavie, che le cellule impiantate possano svilupparsi in tumori. In realtà, nessuno è in grado di anticipare come si comporteranno, una volta impiantate. I test sono appunto destinati a dimostrare che l'impiego delle staminali è sicuro anche sull'uomo, come è apparso (con qualche dubbio, per la verità) sulle cavie. Gli scienziati hanno fiducia, ma solo il tempo darà la risposta.

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