18 gennaio 2020
Aggiornato 08:00
Psiche

I baby boomers: la generazione più depressa

Tra i 45 e i 54 anni il più alto tasso di suicidi

E’ colpa della crisi, dell’improvvisa insicurezza arrivata in un'età difficile, della diffusione di psicofarmaci e antidolorifici che, alla lunga ma neanche tanto, fanno molto male all’umore se gli uomini e le donne tra i 45 e i 54 anni, hanno il più alto tasso di suicidi di qualunque fascia di età.?Un tempo, il dubbio primato apparteneva agli ultraottantenni, si legge nella ricerca sulle morti violente dell’americano Center for Disease Control and Prevention. Dal 2007, c’è stato il sorpasso. Invece Myrna Weissman, epidemiologa al New York State Psychiatric Institute, sostiene che il disagio è generazionale più che accidentale. Che i baby boomers, i nati tra gli anni Cinquanta e la metà degli anni Sessanta, sono la/le generazione/i più depressa/e; perché sono vissuti una fase storico-economico-politica-sociale complicatissima. Weissman lo dice dal 1989, quando pubblicò uno studio sul tema. Spiega: «Avevamo previsto che i baby boomers sarebbero diventati ancora più vulnerabili invecchiando e che avrebbero avuto un alto tasso di suicidi. Perché sono cresciuti in un periodo di enormi cambiamenti sociali, di instabilità, di dipendenze da alcol e droga, di guerra». E i baby boomers più felici, che nonostante tutto sono tanti? Intervistata dal New York Times, Weissman ha dato una risposta apparentemente banale; e/ma a metà tra Woody Allen e il Thomas Mann del Tonio Kroger. Insomma, ha detto «quelli sono gente diversa». Non sempre i «biondi, occhi azzurrini e felici» descritti nel Tonio Kroger, ma pur sempre «meno vulnerabili e meno soggetti alle avversità della vita».