1 giugno 2020
Aggiornato 11:30
Salute

Il goal: un colpo al cuore

Una ricerca dimostra che non è solo un modo di dire

Siamo alla fine di un campionato e, visto quel che è successo con la partita Lazio-Inter, il calcio è decisamente in primo piano. Gli stadi, come si è dimostrato, sono anche luoghi di pericolose contraddizioni dove i supertifosi rischiano più di altri l’infarto Il goal, non solo quello della squadra avversaria, ma anche quello della propria nel caso di partite come Lazio-Inter, è un vero colpo al cuore. E non è solo un modo di dire.

Taluni ricercatori inglesi hanno preso in considerazione i ricoveri ospedalieri per infarto, ictus, incidenti stradali e danni di autolesionismo nel giorno di un rilevante match e nei cinque giorni successivi, riscontrando un aumento del 25% nei casi di attacco di cuore al confronto con annate precedenti. Due sono, infatti, i meccanismi che provocano l’infarto: da una parte l’accumulo di depositi grassi nei vasi sanguigni, dall’altra la formazione di trombi che fermano l’afflusso del sangue. Secondo i ricercatori eventi traumatici o fortemente emozionanti possono determinare il secondo fenomeno in chi è già predisposto. Che fare? Se proprio non si può rinunciare alla partita, sarebbe meglio non guardarla in gruppi troppo numerosi evitando di bere alcolici.

Come diventare poi meno aggressivi? Un gruppo di ricercatori del dipartimento di fisiologia dell’Università di Oxford, dopo i risultati di un esperimento compiuto sui detenuti del carcere minorile di Aylesbury (nel Buckinghamshire, Gran Bretagna) appurò che dopo la somministrazione di una dieta integrata di vitamine, minerali e acidi grassi si era verificato un sensibile calo del livello di aggressività dei ragazzi. La ricerca era stata commissionata e finanziata da Natural Justice, una fondazione che si occupa di studiare le cause del comportamento criminale. I risultati dello studio che suscitò non poche polemiche, vennero pubblicati sul British Journal of Psychiatry.

Chi disse «Noi siamo quel che mangiamo»? Che ci possa essere un legame tra il nostro umore e ciò che mangiamo è un’ipotesi ammissibile, tanto che in Gran Bretagna (il paese che ha il più alto tasso di disturbi alimentari tra gli adolescenti) esistono esperti di Psicologia della nutrizione. Ma che basti integrare la dieta dei carcerati per poter mitigare aspetti aggressivi del loro carattere è ancora tutto da dimostrare. I ricercatori inglesi sono, però, certi del loro lavoro. La dieta da loro studiata fornirebbe al cervello tutti gli elementi necessari ai processi energetici e alla sintesi dei neurotrasmettitori, un meccanismo che favorirebbe l’equilibrio interiore e spiegherebbe, quindi, la riduzione dell’aggressività. Una dieta da consigliare anche ai tifosi.

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