Belli e dannati
La bellezza vista come sinonimo di bontà, ma i banditi «visi d’angelo» sono tanti
Quante volte abbiamo sentito dire a proposito di un bandito di sicura avvenenza come fu, ad esempio, Vallanzasca sul quale stanno preparando anche un discutibile film: «Chi l’avrebbe mai detto! Così bello con quel viso d’angelo!». Come se la bellezza sia pure angelicata di un individuo ne garantisse la bontà. Ma attenzione, i belli non sono sempre buoni. Dietro un volto assai gradevole può nascondersi un vero diavolo. A questo tende una ricerca effettuata da Ingrid Olson della University of Pennsylvania e pubblicata sulla rivista Emotion della American Psycological Association che, fornendo una spiegazione plausibile del maggior successo delle persone attraenti, suggerisce di fare attenzione a non farci abbindolare da un paio di occhi blu o di gambe slanciate.
Lo studio parte appunto dal fatto che i belli piacciono di più. E’ una realtà suffragata da altre ricerche che hanno dimostrato come la bellezza sia un asso nella manica per farsi avanti nella vita: si ottengono più facilmente posti di lavoro ed anche stipendi più nutriti di quelli che vengono corrisposti alle persone che non spiccano per qualità fisiche. Insomma i belli partono favoriti. Un favoritismo che è radicato in noi, anche se non compreso, in quanto anche i neonati sembrano preferire i visi più attraenti. Quindi la preferenza per la bellezza fisica è una condizione innata nel nostro cervello visto che il bebè gradisce di più le persone avvenenti.
«Per esempio, ha osservato la Olson, gli studi hanno dimostrato che persone attraenti sono giudicate più intelligenti e spesso sono al centro dell'attenzione».
Per indagare la natura innata nel nostro cervello della preferenza per la bellezza, gli psicologi Usa hanno sottoposto un campione a vari test. Nel primo i partecipanti dovevano guardare una carrellata di volti belli o brutti che si susseguivano rapidamente su uno schermo. Malgrado gli spettatori avessero poche frazioni di secondo per guardare ciascun viso, chiesto loro di giudicarne l'avvenenza le risposte erano sempre precise e in accordo con i canoni generali di bellezza. Ciò, secondo la Olson, è un chiaro segno del fatto che questi canoni generali sono insiti nella mente umana. Negli esperimenti successivi gli esperti hanno voluto indagare se la bellezza fisica fosse capace di indurre nelle persone dei 'pregiudizi', cioè spingerle ad attribuire ai belli virtù interiori quali onestà, sincerità, altruismo. Per capire ciò gli psicologi hanno chiesto ai volontari di leggere liste di parole sul monitor e dire il più velocemente possibile se ciascuna parola avesse valenza negativa o positiva. Durante il test, sullo schermo i partecipanti potevano vedere come un flash passare qualche foto. Ebbene gli esperti hanno constatato che al passaggio di un viso attraente i tempi per indicare come 'buone' parole con valenza positiva (come sorriso, felicità) si riducevano drasticamente. Lo stesso però non avveniva se a passargli sotto gli occhi erano foto di individui brutti o foto di oggetti belli, ma solo oggetti inanimati.
La verità è che i bei visi ci inducono pensieri positivi, ha dichiarato la Olson, mettono in atto nel nostro cervello dei meccanismi che inducono al pregiudizio e alla tendenza a rispondere a un viso attraente più positivamente, anche se non sappiano nulla sul conto di quella persona.
«Siamo in grado di giudicare la bellezza con velocità straordinaria - ha ribadito l'esperta - a conferma che la preferenza per la bellezza è innata nel nostro cervello». Ma, detto questo, la storia del crimine è piena di «belli e dannati». Quindi un bel volto non sempre corrisponde ad un bell’animo.