20 novembre 2019
Aggiornato 05:30
Le ultime ricerche sullo sbadiglio danno torto a tutte le “madame etiquette”

Perchè lo sbadiglio è un prezioso alleato della salute

A cosa serve, cosa lo provoca, quando si fa

Premesso che nessuna funzione organica dell’uomo è inutile, ci vogliamo chiedere a cosa serve mai sbadigliare, visto che ogni volta che lo facciamo le sacerdotesse del bon ton arricciano il naso. Per non parlare dei commentatori politici che fanno un dramma se viene colto a sbadigliare (come è successo) Roberto Maroni, il ministro dell’Interno. Hanno ragione loro nel considerare lo sbadiglio il segnale che l’interlocutore ci sta annoiando o che siamo prossimi ad abbandonarci alle lusinghe del sonno?

Le ultime ricerche sullo sbadiglio danno torto a tutte le «madame etiquette», in quanto questo slogamento mandibolare sarebbe un preziosissimo alleato della salute. Ippocrate nel 390 a.C aveva ipotizzato che lo sbadiglio servisse ad ossigenare il cervello e molti scienziati successivamente hanno aderito a questa tesi. Una correlazione tra sbadiglio e ossigeno, ossia espulsione dell’aria cattiva dai polmoni per favorire l’afflusso di ossigeno quando questo è scarso, che, per la verità, è stata negata dagli scienziati americani, uno dei quali ha sostenuto che sia un atto involontario utile a mantenere sveglio il cervello: infatti si sbadiglia molto di più di sera quando si deve continuare a svolgere un’attività o di mattina quando bisogna affrontare gli impegni. Avete fatto caso che molti atleti sbadigliano prima di una gara e così i concertisti prima del concerto o i paracadutisti prima del lancio? Pare che anche il pié veloce Achille sbadigliò prima di affrontare Ettore.

Attraverso questa profonda inspirazione a bocca aperta che dura dai tre ai dieci secondi durante i quali i muscoli del viso e quelli costali si contraggono e la cassa toracica si allarga, il cervello si preparerebbe al cambiamento: dalla quiete all’azione. Infatti per taluni ricercatori lo sbadiglio sarebbe un’eredità dei nostri antenati: nasceva dal bisogno di attivare nel cervello un campanello d’allarme per prepararsi alla caccia. Un retaggio dei tempi antichi ma anche della vita prenatale. Avete fatto caso infatti che il bebé quando è ancora nel seno materno, all’undicesima settimana, fa delle smorfie evidenziate dall’ecografia che somigliano agli sbadigli. Si prepara ad essere espulso o lo scopo è forse quello di ripulire le vie respiratorie da residuati organici?

Quel che è certo nel regno animale, dove tutte le specie sbadigliano anche se lo sbadiglio è più diffuso tra i mammiferi, è che permette alle bestie di pulire i denti, di sgranchire i muscoli delle mascelle e nello stesso tempo di comunicare. Nei gatti, per esempio sembra essere una richiesta di protezione e rassicurazione mentre nei cani indica eccitazione e impazienza. Secondo gli etologi, nel mondo degli struzzi, lo sbadiglio viene utilizzato dall’esemplare di rango più elevato per comunicare agli altri membri l’assenza di pericolo. Anche negli uomini, del resto, esprime a volte un senso di relax. Infatti ad attivarlo sono alcune sostanze chimiche prodotte dall’ipotalamo, ossia la dopamina e la serotina. Infatti chi fa uso di antidepressivi, a base di serotonina, sbadiglia moltissimo mentre le persone col Morbo di Parkinson che presentano una mancanza di dopamina, sbadigliano molto raramente.

Il fenomeno ha una componente in volontaria ma anche una volontaria, nel senso che possiamo autoridurlo, sbadigliando magari a bocca chiusa. Ma, diciamolo pure, con le labbra serrate è del tutto insoddisfacente perché non riusciamo ad eseguire questo stretching naturale che provoca l’allungamento della muscolatura e la distensione delle articolazioni. Perché è contagioso? Secondo gli esperti la caratteristica imitativa dello sbadiglio avrebbe una spiegazione dal punto di vista evolutivo: può aver aiutato i nostri antenati a coordinare periodi di attività e di riposo. Ma alcuni ricercatori italiani hanno scoperto in una parte della corteccia cerebrale dedicata alla pianificazione del movimento, l’esistenza dei cosiddetti neuroni-specchio i quali si attivano anche solo osservando un atto motorio per cui sarebbero loro all’origine della contagiosità dello sbadiglio. Sempre che non sia un fenomeno di empatia, come sostiene uno psicologo americano, per il quale le persone che subiscono il contagio sono quelle che riescono a immedesimarsi nell’altro.