Gli psicologi italiani compiono 20 anni
In aumento la domanda di psicologia. Per gli italiani comunicare ansie e problemi non è un lusso né una scelta rinviabile
Con la Legge n.56 del 18 febbraio 1989 «Ordinamento della professione di Psicologo» è stato istituito in Italia l’Ordine degli Psicologi. Vent’anni di professione vuol dire un’esperienza a tutto campo, maturata in differenti settori: clinica e salute, lavoro e organizzazione, educazione, ecc. Fondamentale è stata l’attività svolta nelle scuole e a sostegno dell’educazione scolastica, ma oggi gli psicologi si trovano a dover affrontare nuove sfide. Alcune preoccupanti tendenze sono stress, depressione e ansia in tempo di crisi finanziaria così come bullismo, dipendenza dal gioco d’azzardo, da videogames e gioco compulsivo.
Sono sempre di più gli italiani che scelgono la psicologia per risolvere i loro problemi anche in caso di lutto, abbandono, depressione, attacchi di panico o più semplicemente senso di insoddisfazione. Il 35% dei pazienti che si presentano dal medico di famiglia ha bisogno di un sostegno psicologico. In risposta a questa crescente domanda si è registrato, tra il ’94 e il 2008, un incremento del 198% degli psicologi. In aumento anche il numero di studenti in psicologia, che ha raggiunto più di 68.000 iscritti nel 2007, per una crescita percentuale del 25% rispetto al ’98. Gli psicologi europei risultano essere, complessivamente, circa 200.000; di questi, ben 70.000 sono italiani. In altre parole uno psicologo europeo su tre è italiano. Alla maggiore presenza dei professionisti sul territorio non è corrisposta - anzi risulta ancora assente - l’istituzione di uno psicologo di base quale referente locale per la promozione del benessere psicologico e l’individuazione precoce e preventiva dei fenomeni di disagio come il branco, il bullismo, oltre che episodi di intolleranza e razzismo. L’Ordine degli psicologi denuncia da anni questa carenza.
Altro nodo centrale per l’Ordine è l’esigenza di servizi di psicologia scolastica: non uno psicologo in ogni scuola - è la proposta - ma un servizio psicologico per la scuola. Le problematiche scolastiche più rilevanti, secondo i dati raccolti dall’Ordine, in collaborazione con gli Istituti Regionali per la Ricerca Educativa (I.R.R.E.), riguardano principalmente lo scarso impegno nello studio e la mancanza di attenzione durante le lezioni (3,5%), le difficoltà di relazione che spesso si riscontrano tra il corpo docente (3,3%), gli alunni con necessità didattiche particolari (3,15%), le difficoltà di tipo organizzativo provocate dalle continue innovazioni e riforme (3,03%), infine i comportamenti aggressivi e violenti degli alunni (3,01%). L’attivazione di un servizio di psicologia scolastica potrebbe essere la strada principale per la prevenzione e la comprensione del disagio giovanile, delle problematiche e delle patologie, oltre che degli stili di vita. Se ne parla da anni, senza risultati: l’Italia è rimasta il solo paese europeo a non tenere seriamente e stabilmente in considerazione la dimensione psicologica tra i banchi di scuola.
L’attenzione degli psicologi negli ultimi tempi, inoltre, si è fortemente concentrata su una delle emergenze di stringente attualità: ansia, panico e stress da crisi economica. In questi giorni si sente spesso parlare di non lasciarsi prendere dal panico ma questo è più facile a dirsi che a realizzarsi. Insonnia, ansia, mal di testa e problemi alimentari, sono solo alcuni dei disturbi causati dalla crisi che aumenta il disagio e spinge gli italiani, anche quando il portafogli non lo consentirebbe, a chiedere aiuto ai ‘professionisti della psiche’ che mai come in questa situazione possono diventare una risorsa preziosa, non solo nel ruolo classico di alleviatori della sofferenza psichica ma soprattutto in quanto costruttori di senso e di significato per la persona.
«Nonostante la crisi economica - spiega Giuseppe Luigi Palma, presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi, Giuseppe Luigi Palma - la domanda di psicologia e psicoterapia è crescente perchè il disagio viene avvertito di più ma il contributo della psicologia non si limita a fornire i presupposti per capire perchè il mondo delle certezze economiche sia così. Le ragioni del malessere sono molte; certamente il disagio di tipo economico è importante, anche se non è l’unico. Quello che stiamo vivendo nella nostra società è un momento difficile che si traduce anche in una maggiore richiesta di aiuto».
A mettere in difficoltà sono soprattutto «la precarietà - sostiene Palma - in tutte le sue sfaccettature, sia in campo economico che lavorativo. C’è poi la percezione di un futuro incerto e la mancanza di possibilità di costruire una famiglia o semplicemente di avere un’abitazione. Infine una politica che non dà senso di solidità. In questo ambito molto interesse stanno suscitando gli studi sulla resilienza cioè sulla capacità di resistere e reagire positivamente a situazioni traumatiche che possono pregiudicare il benessere e lo stato di salute psico-fisico dell’individuo. Gli interventi in questo campo consentono alla persona di riconoscere e sfruttare le proprie competenze e risorse per gestire positivamente piccoli e grandi traumi. Questo coinvolgendo non solo il singolo ma anche la famiglia, la comunità, i sistemi socio-sanitari, educativi, politici ed economici».
Le evidenze scientifiche prodotte in questi anni, inoltre, mostrano come lo stress attivi processi in grado di alterare progressivamente gli equilibri psicologici e comportamentali dell’individuo compromettendone anche la produttività sui luoghi di lavoro. Le agenzie internazionali hanno sottolineato come lo stress lavorativo provochi una serie di ricadute che comportano costi molto significativi per le aziende, mentre la limitazione del fenomeno si traduce in un vantaggio, anche economico, per le imprese. Questo tema si collega strettamente alla sicurezza sui luoghi di lavoro e ai numerosi casi di morti bianche. L’attribuzione esplicita allo psicologo in materia di valutazione dello stress lavorativo diventa quindi un’esigenza più che un’opportunità.
Oggi il normale svolgimento della quotidianità è messo a rischio da un altro diffuso fenomeno: lo stalking, molestie soft che iniziano con telefonate ripetute e possono sfociare nella violenza fisica. «Una molestia psicologica e subdola - spiega Claudio Tonzar, vice presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi - che si insinua nella vita delle persone. Non esiste un profilo del ‘molestatore medio’, può essere chiunque, certamente un grande manipolatore. Di fronte al dilagare di questo fenomeno in Italia gli psicologi possono e devono offrire opportunità di ascolto e assistenza anche legale alle vittime, oltre che fornire supporto psicologico agli stalker stessi. In tutto il Paese - prosegue Tonzar - sono già molte le iniziative anti-stalking avviate dagli psicologi per prevenire e contenere il fenomeno, tramite anche una campagna di sensibilizzazione nelle scuole medie e nei licei». Nell’era di internet non può mancare, poi, l’attenzione da parte degli psicologi per le molestie sessuali online. Stalker che sfruttano le potenzialità dei social network per andare a caccia delle loro prede sessuali, giovani, giovanissimi, minorenni compresi. Un bacino di utenza enorme che fa gola a tutti i predatori sessuali.
Non manca poi l’attenzione degli psicologi per un’altra emergenza di stringente attualità: la dipendenza da gioco d’azzardo dove schiavitù, ossessione e ripetitività diventano patologiche. «La dimensione del gioco - spiegano gli psicologi - è ribaltata in un comportamento distruttivo alimentato da una serie di problematiche psichiche. Il gioco diviene un bisogno irrefrenabile e incontrollabile al quali si accompagna una forte tensione emotiva ed una incapacità di ricorrere ad un pensiero riflessivo e logico. Come riconoscere la vera dipendenza? Attraverso sintomi di astinenza e sintomi di perdita di controllo manifestati dall’incapacità di smettere di giocare. I giochi che sembrano predisporre maggiormente al rischio sono quelli che offrono maggiore vicinanza spazio-temporale tra scommessa e premio, quali le slot-machine, i giochi da casinò ma anche videopoker e il Bingo. Le fasce più a rischio - concludono gli psicologi - sembrano invece, tra le donne, le casalighe e le lavoratrici autonome tra i 40 e i 50 anni e, tra gli uomini,i disoccupati o i lavoratori autonomi che hanno un frequente contatto col denaro e con la vendita ed un’età intorno ai 40 anni».