24 febbraio 2019
Aggiornato 05:30
Politica & Giustizia

Caso Diciotti, Salvini: «No al mio processo». Toninelli: «Fu scelta di tutto il governo»

Il titolare del Viminale in una lettera al Corriere della Sera sostiene che «la sua vicenda è strettamente legata all'attività di ministro dell'Interno e alla ferma volontà di mantenere gli impegni presi in campagna elettorale»

Il Ministro dell'Interno, Matteo Salvini
Il Ministro dell'Interno, Matteo Salvini ANSA

ROMA - La decisione di bloccare lo sbarco dei migranti dalla nave Diciotti «è stato interesse pubblico» e per questo «va negata» da parte del Senato l'autorizzazione a procedere chiesta dal Tribunale dei Ministri nei confronti del ministro dell'Interno Matteo Salvini. È lo stesso leader della Lega a dirlo, in una lettera inviata al Corriere della Sera.

Non intendo sottrarmi al giudizio

Il titolare del Viminale sostiene che «la mia vicenda è strettamente legata all'attività di ministro dell'Interno e alla ferma volontà di mantenere gli impegni presi in campagna elettorale». «Non intendo sottrarmi al giudizio», ma «mi accusano di sequestro di persona impedendo lo sbarco in virtù dell'essere ministro dell'Interno». Il reato contestato, insomma, «non sarebbe stato possibile se non fossi stato ministro». Ma soprattutto, rivendica Salvini, «il contrasto all'immigrazione clandestina costituisce preminente interesse pubblico». E non va dimenticato che «il governo italiano, non Salvini, ha agito per ottenere un'equa ripartizione degli immigrati a bordo della Diciotti».

Il voto del Senato

Salvini spiega, con argomentazioni molto formali dal punto di vista giuridico, che la legge costituzionale prevede che il Senato «nega l'autorizzazione 'ove reputi, con valutazione insindacabile, che l'inquisito abbia agito per tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell'esercizio della funzione di governo'». Su questo, insiste Salvini il Senato è chiamato a decidere. «Non c'entra il fumus persecutionis, non c'entra la mia persona. La Giunta prima e poi l'Aula sono chiamati a giudicare le azioni di un ministro».

Interesse pubblico

E che sussistano le condizioni per negare l'autorizzazione, Salvini ne è convinto: «Innanzitutto il contrasto all'immigrazione clandestina corrisponde a un preminente interesse pubblico, posto a fondamento di precise disposizioni e riconosciuto dal diritto dell'Unione europea», ha spiegato Salvini. «In secondo luogo, ma non per questo meno importante», ha aggiunto il ministro, «ci sono precise considerazioni politiche. Il governo italiano, quindi non Matteo Salvini personalmente, ha agito al fine di verificare la possibilità di un'equa ripartizione tra i Paesi dell'Ue degli immigrati a bordo della nave Diciotti. Questo obiettivo emerge con chiarezza dalle conclusioni del Consiglio europeo del 28 giugno del 2018 (precedente ai fatti a me contestati), in cui si legge che 'per smantellare definitivamente il modello di attività dei trafficanti e impedire in tal modo la tragica perdita di vite umane, è necessario eliminare ogni incentivo a intraprendere viaggi pericolosi'».

Rifarei tutto e non mollo

Dunque, conclude Salvini, «non rinnego nulla e non fuggo dalle mie responsabilità di ministro. Sono convinto di aver agito sempre nell'interesse superiore del Paese e nel pieno rispetto del mio mandato. Rifarei tutto. E non mollo».