16 ottobre 2019
Aggiornato 12:00

I sindaci pro-Salvini in rivolta contro l'Anci: ecco la lettera di chi è a favore

In una lettera che sarà indirizzata al Presidente dell'Anci Antonio Decaro i primi cittadini di diverse città spiegano perché il decreto Salvini funziona

Migranti a Lampedusa
Migranti a Lampedusa ANSA

ROMA - «Ti chiediamo, caro Presidente, di farti garante affinché l'Associazione su queste ed altre questioni cruciali non venga usata strumentalmente per sostenere le posizioni politiche di una parte del Paese. Certi del tuo impegno, ti invitiamo a convocare i massimi organismi dell'associazione per avviare un confronto sul tema del decreto sicurezza che elimini alla radice il rischio di una grave lesione dei principi che stanno alla base dell'azione dell'Anci». Così una lettera che sarà indirizzata al Presidente dell'Anci Antonio Decaro da parte dei primi cittadini di alcune città (Verona, Novara, Ascoli Piceno, Terni, Arezzo, Grosseto, Chieti, L'Aquila, Monza, La Spezia Imperia, Andria, Terni, Alessandria, Vicenza, Avola, Domodossola, Treviso, Mortara, Cinisello Balsamo, Morazzone, Piacenza, Gottolengo, Sartirana Lomellina, Mede Lomellina, Torreberetti, Castellaro), che tra gli altri chiedono la convocazione degli organismi dirigenti dell'associazione per discutere di tematiche importanti come quella dell'immigrazione evidenziando l'importanza dell'associazione e delle decisione da intraprendere collegialmente. Molte sono le adesioni che stanno arrivando in queste ore da parte di altri sindaci, chiarisce una nota.

Anci deve rappresentare tutti

Un'associazione - si legge nella nota - che sin dalla sua costituzione ha inteso perseguire gli interessi generali fissati dall'assemblea dei soci e dagli altri organismi associativi e non interessi politici di parte. La forza e la credibilità dell'Anci, negli anni, «sono dipese proprio dalla capacità di formulare indirizzi che risultassero rappresentativi di tutti comuni associati». «Nella tua dichiarazione - scrivono i sindaci al Presidente dell'Anci - fai riferimento alla posizione assunta all'unanimità dalla commissione immigrazione dell'Anci ma non può sfuggirti che, vista la delicatezza della materia, la posizione ufficiale dell'Anci deve necessariamente scaturire da un confronto che coinvolga i massimi organismi dell'associazione a partire dal direttivo e dal consiglio nazionale».

«Immigrazione ha aumentato senso di insicurezza e disagio»

Questi sindaci sono convinti che il decreto sicurezza contenga norme principi giusti e condivisibili. La gestione dell'immigrazione in questi ultimi anni «ha aumentato il senso di insicurezza e il disagio sociale dei cittadini» scrivono. La cancellazione dei flussi programmati e l'equiparazione tout court tra rifugiati e migranti economici ha prodotto conseguenze che «era doveroso contrastare agendo alla radice di quella equiparazione». «In Italia - sottolineano - d'ora in avanti si accoglie solo ed esclusivamente chi ha diritto e chi rispetta le regole, senza aprire le porte indiscriminatamente», così come avviene negli altri paesi europei che peraltro ci hanno completamente lasciati soli nella gestione del fenomeno. Anche alla luce di queste convinzioni, i sindaci pro-Salvini chiedono che Anci non dia la sensazione di aderire tout court alle tesi del «partito dell'accoglienza» e che si faccia carico anche della sensibilità di tantissimi sindaci di città piccole, medie e grandi che guardano al decreto sicurezza come a un «necessario, e da tempo auspicato, strumento normativo che ha favorito un cambio di paradigma rispetto alla questione dell'accoglienza».

La «torsione» dello SPRAR

E ricordano come sulle città, sulle prefetture e sulle comunità locali, infatti, si sono scaricati i costi gestionali, sociali e di sicurezza derivanti dal fenomeno con scelte dissennate e illogiche. Lo stesso SPRAR, che nasce per favorire l'integrazione di quanti (rifugiati, minori e titolare di permesso di soggiorno) avevano già ottenuto il riconoscimento del diritto di permanere in Italia, ha subìto una «torsione». Dal 2015 lo SPRAR - con l'estensione massiva del cosiddetto «permesso umanitario» - è diventato uno strumento per favorire l'accoglienza dei richiedenti asilo e non già l'integrazione dei regolarizzati. Il decreto sicurezza «chiude definitivamente questa stagione cambiando completamente l'approccio alla gestione del problema».