6 ottobre 2022
Aggiornato 08:30
L'intervista

De Carlo: «La vera emergenza è quella del governo, che comprime la democrazia»

Il senatore Luca De Carlo ha lanciato l’allarme democratico in aula durante la discussione dell’ultima legge di Bilancio. Al DiariodelWeb.it ne spiega i motivi

Luca De Carlo
Luca De Carlo Foto: ANSA

Si parla tanto di quella pandemica e di quella economica, ma c'è una terza emergenza alla quale, invece, i giornali riservano molto meno spazio. È quella democratica, simboleggiata da un parlamento al quale il governo riserva sempre meno spazio, scavalcandolo a forza di questioni di fiducia e di decreti. A denunciarla in aula, utilizzando parole molto dure, è stato il senatore Luca De Carlo, di Fratelli d'Italia.

Onorevole Luca De Carlo, perché ha parlato di emergenza riferendosi al governo Draghi?
Perché è un governo che ricorre alla fiducia in maniera spasmodica. Che comprime il dibattito politico e democratico. Che decide a suon di Dpcm, nonostante lo stesso presidente della Repubblica, qualche tempo fa, si fosse lamentato del continuo ricorso alla decretazione d'urgenza. Che è in palese confusione e difficoltà; contraddice se stesso; non riesce a porre fine ad una fase che, dopo due anni, non si può certamente più definire emergenziale.

La sua denuncia è arrivata proprio in occasione della discussione dell'ultima legge di Bilancio.
Certo. Perché quando il Pnrr è arrivato in Senato, dopo essere passato alla Camera, abbiamo avuto a disposizione poche ore, non giorni, per studiare il provvedimento. E nessuna possibilità di cambiarlo, visto che di fatto veniva posta l'ennesima fiducia. Quel giorno ne abbiamo votate ben due: una sul Bilancio e una sul Pnrr. Assurdo.

A maggior ragione se pensiamo che l'esecutivo presieduto da Mario Draghi non ha certamente problemi di numeri, vista la maggioranza bulgara su cui poggia.
Io capisco che, quando governi con il 95% del consenso, pensi di poter fare tutto quello che ti pare. Ma, in realtà, non dovrebbe essere così. Il numero delle fiducie in questa legislatura ha battuto addirittura quello dell'epoca Monti. Siamo veramente a livelli folli.

L'abuso delle fiducie è una tendenza alla quale assistiamo ormai da diversi anni, ma ora si è toccato un nuovo record, insomma.
E si è arrivati di fatto al monocameralismo. In barba al volere degli italiani, che si sono espressi in occasione del referendum di Renzi, votando contro. Invece questo governo ha sostanzialmente cancellato uno dei due rami del parlamento. Con buona pace della democrazia e dei soloni che se ne riempiono costantemente la bocca. In teoria sono tutti democratici, ma nella pratica sono assolutisti.

Comprese le forze politiche che, quando erano all'opposizione, si lamentavano di questo malcostume e che, ora che sono in maggioranza, evidentemente hanno cambiato idea.
Il nostro osservatorio è privilegiato, semplicemente perché siamo stati coerenti, non andando mai al governo. E da questo punto di vista abbiamo assistito a persone che cambiavano idea da un giorno all'altro. Quelli che si lamentavano della decretazione d'urgenza sono gli stessi che poi la giustificavano, una volta andati al governo.

A chi si riferisce?
Penso all'onorevole Fiano, del Pd, che all'epoca del governo Conte I, alla Camera, lanciò letteralmente il blocco di fogli della Finanziaria, per via della scarsità dei tempi per la discussione. Mi pare che il suo partito addirittura fece ricorso alla Corte costituzionale per questo stesso motivo. Stavolta, invece, con i tempi ancora più compressi, l'opposizione è stata trattata quasi come un fastidio. Se non ci fosse sarebbe meglio. Capiterà a tutti di stare al governo e all'opposizione, ma i ruoli devono essere sempre chiari. E soprattutto rispettati.

Il caso più eclatante, forse, è quello del Movimento 5 stelle, che della democrazia diretta aveva fatto una battaglia fondamentale. Una delle tante che poi ha disconosciuto...
Ricordo che, nella precedente legislatura, gli esponenti del M5s occupavano l'aula e salivano addirittura sui tetti di Montecitorio, proprio per via dell'eccessivo ricorso alla fiducia. Oggi sono loro quelli che lo fanno. Per uno scherzo del destino è proprio il loro ministro, D'Incà, a porla ogni volta.

Ha fatto riferimento alle difficoltà e alle contraddizioni del governo nella gestione della pandemia. Che giudizio ne dà?
Di assoluta continuità rispetto al governo Conte. Chi si aspettava un cambio di marcia, purtroppo, è rimasto fortemente deluso. In una prima fase gli italiani erano innamorati di Draghi: d'altronde, avendo sostituito Conte, aveva gioco facile. Pensavamo che peggio di lui non si potesse fare: purtroppo ci siamo resi conto che le logiche e le metodologie erano le stesse. Ha pesato anche il fatto di avere riconfermato gran parte dei ministri, non ultimo quello alla Salute, Speranza. Quindi oggi il giudizio non può che essere fortemente negativo.

Il prossimo grande appuntamento che attende il parlamento è l'elezione del presidente della Repubblica. Il centrodestra sembra compatto sul nome di Silvio Berlusconi: ma è una candidatura di bandiera o ha una consistenza reale?
Io dico che, mai come questa volta, il centrodestra potrà essere determinante nella scelta del presidente della Repubblica. Questa coalizione ha governato per vent'anni ma, per un gioco del destino, nelle finestre nelle quali si votava per il Quirinale, era sempre al governo la sinistra. Questa volta, invece, i numeri ci dicono che siamo noi ad essere determinanti. Io auspico che il centrodestra rimanga compatto, sia nel caso in cui si trovi la convergenza su Berlusconi, sia che si voti un altro esponente. Stavolta è fondamentale eleggere una figura terza, dopo avere avuto alcuni presidenti che non lo sono stati: penso a Napolitano ma, checché se ne dica, anche allo stesso Mattarella, che era esponente del Pd. Compattarci per noi è fondamentale, anche in vista delle prossime elezioni, per avere un prossimo governo che faccia anche delle scelte impopolari ma convinte e sulla base di un programma.