14 ottobre 2019
Aggiornato 00:00
Decreto sicurezza

Piemonte e Umbria ricorrono alla Consulta contro il decreto sicurezza

Il Presidente della Regione Piemonte. Sergio Chiamparino, ha spiegato di aver avuto conferma dall'avvocatura sul fatto che esistono le condizioni giuridiche per il ricorso alla Consulta

Il presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino
Il presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino ANSA

TORINO - Il Piemonte presenterà ricorso davanti alla Corte Costituzionale sulla parte del decreto sicurezza che tocca competenze regionali. Lo ha confermato il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino, ai microfoni di Sky. Proprio stamattina Chiamparino ha spiegato di aver avuto conferma dall'avvocatura, che su questo si sta anche confrontando con la Regione Toscana, sul fatto che esistono le condizioni giuridiche per il ricorso alla Consulta, visto che il decreto, impedendo il rinnovo del permesso di soggiorno per motivi umanitari, avrà ripercussioni sulla gestione dei servizi sanitari e assistenziali, di competenza regionale, che la Regione ha finora erogato ai migranti interessati. «Noi - ha assicurato Chiamparino - continueremo a fornire le cure necessarie, in base al principio universale che quando una persona sta male deve essere curata».

«Gravi conseguenze»

Ma sono evidenti le «gravi» conseguenze, spiega, che il decreto avrà sul territorio regionale, creando di colpo una «massa di invisibili» di cui in qualche modo la Regione e i Comuni dovranno comunque occuparsi, nel campo della sanità e delle politiche sociali, «con evidenti e paradossali ripercussioni negative proprio sul terreno della sicurezza e della convivenza civile», ha concluso Chiamparino.

Regione Umbria: «Palese incostituzionalità»

Uguale la posizione della giunta regionale dell’Umbria, che ricorrerà alla Corte Costituzionale contro il decreto Salvini. Durante la seduta di oggi della Giunta, l’assessore Antonio Bartolini ha evidenziato come il decreto sicurezza presenti profili di «palese incostituzionalità» che vanno ad impattare su tutte le più importanti materie di legislazione regionale quali la salute, l’assistenza sociale, il diritto allo studio, la formazione professionale e le politiche attive del lavoro, l’edilizia residenziale pubblica: secondo l’assessore il decreto «sta creando un vero e proprio ‘caos’ normativo e legislativo e confusione nelle responsabilità dei funzionari di Regione, Asl, Agenzie e Comuni e parallelamente una ‘corsa ad ostacoli’ per gli stranieri che, entrati con un regolare permesso di soggiorno, oggi o sono riportati - con legge dello Stato - nella clandestinità e nell’irregolarità o gli viene tolta la residenza.

«Stranieri clandestini con legge di Stato»

Con la conseguenza che, sostengono in Regione Umbria, i vari diritti riconosciuti, soprattutto mediante la legislazione regionale, come il diritto alle cure mediche e ad usufruire dei servizi sanitari, il diritto allo studio, comprese le provvidenze per gli studenti universitari, la formazione professionale che viene erogata soprattutto agli immigrati, con benefici per il nostro apparato produttivo, o vengono compromessi o ne viene aggravato l’esercizio, per cui il percorso all’integrazione viene interrotto determinando insicurezza sociale.