14 luglio 2020
Aggiornato 22:31
Giornalismo

«Di Maio e Di Battista come Trump»: i giornalisti scendono in piazza

La Federazione nazionale della stampa italiana e l'Ordine dei giornalisti organizzano un flash mob per protestare contro gli attacchi del Movimento 5 stelle

Giornalisti in piazza a Napoli in occasione del flash mob #giulemanidallinformazione organizzato dallFnsi contro gli attacchi alla stampa
Giornalisti in piazza a Napoli in occasione del flash mob #giulemanidallinformazione organizzato dallFnsi contro gli attacchi alla stampa ANSA

ROMA – Un hashtag: #giulemanidallinformazione. Uno slogan: basta attacchi. Un punto di riferimento: Sergio Mattarella. Si è tenuto a piazza Santi Apostoli un flash mob, organizzato da Federazione nazionale della stampa italiana e Ordine dei giornalisti, a sostegno della libertà di stampa dopo gli attacchi del vicepremier, Luigi Di Maio, e di Alessandro Di Battista. Circa 200 persone hanno manifestato a Roma, in contemporanea con altre venti piazze d'Italia.

Parole sessiste
«La cosa peggiore che potremmo fare – afferma il presidente della Fnsi, Giuseppe Giulietti – è lo scontro tra caste, tra corporazioni. L'idea che manifestano i giornalisti contro un altro potere. No, qui è in discussione l'articolo 21 della Costituzione che è libertà di informazione ma anche libertà di essere informati, è qualcosa di molto più serio. Ma se il presidente della Repubblica per la quinta volta in un mese deve dirci che la libertà dell'informazione è presidio della democrazia, potete immaginare se non dobbiamo essere preoccupati. E a chi dice che è sempre accaduto dico che è vero ma che Articolo 21, come altre associazioni sono nate sulle liste di proscrizione del 2002». A giudizio di Giulietti questa volta però è anche peggio che nel passato perché «è una storia che nasce negli Stati Uniti dove non a caso 320 testate hanno scritto uno stesso editoriale a difesa della libertà di informazione contro un linguaggio volgare, aggressivo. Le stesse parole sessiste contro alcune colleghe sono state utilizzate da Trump, abbiamo degli imitatori di paese di questo modo di raccontarsi». Per Giulietti è dunque arrivato il momento di una «grande manifestazione nazionale, non dei giornalisti contro la politica ma dei cronisti con le associazioni e quella parte della politica che vogliono difendere il pensiero critico».

Attacco all'informazione
«È importante – spiega anche il segretario della Fnsi, Raffaele Lorusso – essere qui come nelle altre piazze d'Italia per testimoniare l'impegno di una categoria professionale che è ingiustamente sotto attacco. L'attacco ai giornalisti non è soltanto l'attacco a una categoria professionale, è l'attacco al ruolo dell'informazione, alla funzione che svolge in democrazia, come ha ribadito ieri il presidente della Repubblica e non era la prima volta. Le minacce che ci vengono rivolte – aggiunge – sono un chiaro tentativo di togliere di mezzo la funzione del mediatore, un chiaro tentativo di cancellare le voci critiche e il dissenso, perché quella che deve prevalere è la propaganda populista, la disinformazione. Questo non possiamo accettarlo perché anche quando i giornalisti commettono errori, e ne commettono tanti, non si può pensare che siano al guinzaglio di qualcuno». Lorusso fa poi riferimento agli annunci sui tagli ai fondi o sulla riforma della legge dell'editoria. «È giusto – osserva – voler cambiare la legge sull'editoria. Quello che non si può fare è pensare di utilizzare il potere legislativo a scopo ritorsivo. Quando diventa ritorsione, siamo a forme di governo che usano i manganelli e noi non vogliamo governi che rimettono indietro le lancette della storia».

Anche l'Ordine protesta
Il presidente dell'Ordine dei giornalisti, Carlo Verna si dice convinto che «si debba rispondere a un clima di volgarità e di odio anche pericoloso, ma noi dobbiamo rispondere con compostezza e determinazione, dobbiamo pensare che non basta mai un ruggito per difendere un valore così importante come la libertà di stampa, dobbiamo essere un motore diesel, non fermarci di fronte a questo tipo di attacchi». Verna ci tiene a precisare che non si tratta di una «manifestazione contro i 5 Stelle» ma attacca Di Maio soprattutto per aver pronunciato insulti contro i giornalisti pur nel suo ruolo di ministro che ha giurato sulla Costituzione. «Non è assolutamente adeguato al ruolo chi si permette di proferire quelle parole. Da giornalisti – sottolinea – diciamo al pubblicista Di Maio di trarre le conseguenze di quel che pensa e di lasciare la categoria». Presente alla manifestazione anche il presidente della Stampa parlamentare, Marco Di Fonzo: «Ci sembrava giusto – sostiene – essere qui per dire che sicuramente non siamo perfetti, abbiamo le nostre responsabilità, ma un po' come diceva Churchill della democrazia, è il migliore dei sistemi tranne tutti gli altri. È un sistema imperfetto quello dell'informazione libera e pluralista ma certo oscurarla sarebbe ancora peggio per una democrazia compiuta».