13 dicembre 2018
Aggiornato 04:00

Migranti in rivolta al centro di Torino: danno fuoco ai materassi

Alcuni ospiti del Centro di permanenza e rimpatrio hanno tentato la sommossa bruciando una trentina di posti letto, incitati da un gruppo di anarchici
La rivolta e l'incendio al Cpr di corso Brunelleschi a Torino
La rivolta e l'incendio al Cpr di corso Brunelleschi a Torino (ANSA)

TORINO – Materassi e masserizie bruciati, fiamme e fumo nero: è stata un vera e propria rivolta quella tentata ieri pomeriggio da alcuni migranti ospiti del Centro di permanenza e rimpatrio di Torino. I posti letto andati distrutti a causa dell'incendio, e ormai irrecuperabili, in tre stanze all'interno dei moduli abitativi del centro di corso Brunelleschi, sarebbero più di trenta. Durante il tentativo di rivolta, all’esterno della struttura, un gruppo di una ventina di anarchici e manifestanti ha fomentato e incitato i migranti, con azioni di disturbo verso la polizia.

Agente intossicato
Sul posto è intervenuta la polizia, per sedare la sommossa, e i vigili del fuoco, per domare le fiamme. Non risultano esserci feriti, ma un ispettore delle forze dell'ordine è perfino rimasto leggermente intossicato per aver respirato i fumi. Colto da malore, è stato ricoverato nell'infermeria interna alla struttura.

Una polveriera
Questo episodio non è di certo il primo: già il 6 agosto scorso gli ospiti danneggiarono lo stabile e lanciarono contro gli agenti pezzi di mattoni, vetri, chiodi e altri oggetti metallici. In quel caso undici persone furono espulse dopo che la polizia sequestrò cavi, pugnali e spranghe di metallo. Il segretario del Siap, Pietro Di Lorenzo, punta il dito: «L’ennesima rivolta odierna segue quelle, già note alle cronache, dei mesi estivi. Da un lato la tipologia stessa degli ospiti, pregiudicati, per lo più per reati connessi al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti nei cui confronti sono in atto le procedure per l’espulsione, rende il Cpr di per sé una polveriera ma certo la carenza di personale non aiuta. Quello di Torino è l’unico attivo in tutto il nord Italia e la sua capienza è ormai prossima a superare i 200 posti, impensabile fronteggiare le esigenze connesse con lo stesso personale dell’Ufficio Immigrazione e di vigilanza all’interno del sito fermo numericamente a quando la capienza era ad un quarto. Con l'incendio coordinato di più moduli abitativi in quasi tutte le aree, si ripropone il tema della carenza di personale. I danni sono ingenti».