23 ottobre 2018
Aggiornato 11:00

La crociata della Lega: crocifisso in ogni luogo pubblico. Anche nei porti

La proposta della deputata Barbara Saltamartini già depositata in Parlamento. Non solo scuole, ma anche carceri, consolati e università
Il 'Cristo Crocifisso' di Bernini
Il 'Cristo Crocifisso' di Bernini (ANSA/ANGELO CARCONI)

ROMA - La Lega vuole rendere obbligatoria l’esposizione del crocifisso in scuole, uffici pubblici, università, carceri, consolati, e persino nei porti. Come riporta l’Espresso, è già stata depositata in parlamento la proposta di legge apposita, a firma della deputata del Carroccio ed ex Pdl Barbara Saltamartini. Secondo quanto si apprende il provvedimento prevederebbe addirittura una multa fino a mille euro per chi non rispetta la disposizione, «rifiutandosi o dimenticandosi di affiggere il crocifisso in un luogo pubblico». La proposta è attualmente in attesa di essere calendarizzata e discussa alla Camera e al Senato, e si intitola: «Disposizioni concernenti l’esposizione del Crocifisso nelle scuole e negli uffici delle pubbliche amministrazioni».

La relazione e le motivazioni
Nella relazione che accompagna la presentazione della legge, redatta da Saltamartini, si legge quanto segue: «Le ripetute polemiche relative alla presenza del Crocifisso nelle aule scolastiche, documentate dalla stampa e dai mezzi di comunicazione nazionali, hanno profondamente ferito il significato non solo religioso del Crocifisso, ma anche e soprattutto quale 'simbolo della civiltà e della cultura cristiana, nella sua radice storica, come valore universale, indipendentemente da una specifica confessione religiosa', così come già aveva autorevolmente sostenuto il Consiglio di Stato, nel parere n. 63, espresso in data 27 aprile 1988».

La difesa «della storia dei nostri popoli»
«Risulterebbe inaccettabile per la storia e per la tradizione dei nostri popoli» continua la relazione «se la decantata laicità della Costituzione repubblicana fosse malamente interpretata nel senso di introdurre un obbligo giacobino di rimozione del Crocifisso; esso, al contrario, rimane per migliaia di cittadini, famiglie e lavoratori il simbolo della storia condivisa da un intero popolo». Perché «cancellare i simboli della nostra identità, collante indiscusso di una comunità, significa svuotare di significato i princìpi su cui si fonda la nostra società. Rispettare le minoranze non vuole dire rinunciare, delegittimare o cambiare i simboli e i valori che sono parte integrante della nostra storia, della cultura e delle tradizioni del nostro Paese».