24 giugno 2021
Aggiornato 02:31
Sicilia

Sicilia, chiedevano voti in cambio di posti di lavoro: arrestati due di Noi con Salvini

Si tratta dell'ex parlamentare regionale ed ex sindaco di Monreale di An e del fratello

PALERMO - Chiedevano voti in cambio di posti di lavoro. Con questa accusa l’ex parlamentare regionale ed ex sindaco di Monreale di An, Salvatore Caputo, detto Salvino, avvocato penalista e commissario straordinario per i comuni della provincia di Palermo del movimento Noi con Salvini durante le amministrative della scorsa primavera, è stato arrestato dai carabinieri insieme al fratello Mario. Dodici episodi di compravendita di voti in cambio di promesse di posti di lavoro o altre utilità. È quanto avrebbe dimostrato la Procura di Termini Imerese, nelle indagini che hanno portato questa mattina all’operazione «Voto Connection» dei carabinieri del Comando Provinciale di Palermo. Anche Mario Caputo è avvocato ed è stato candidato alle ultime elezioni per l’Ars sempre con la Lega. In manette anche Benito Vercio, 62 anni, «procacciatore di voti» di Termini Imerese. I carabinieri hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Termini Imerese, su proposta della locale Procura.

Chi è Caputo
Salvino Caputo è un politico di lungo corso che ha militato sempre nelle fila del centrodestra. Ex attivista del Msi, per due volte sindaco di Monreale, è stato per quattro legislature deputato regionale eletto con An e Forza Italia prima e con il Pdl poi. Nella primavera scorsa, infine, l’approdo alla Lega con la nomina a commissario straordinario del movimento Noi con Salvini per i comuni della provincia di Palermo. Nel 2013 era stato costretto a lasciare l’Ars dopo che nei suoi confronti era diventata definitiva una condanna a un anno e cinque mesi per tentato abuso d’ufficio: cercò, secondo i giudici, di fare annullare alcune multe che i vigili urbani avevano contestato all’allora arcivescovo Salvatore Cassisa e ad alcuni suoi ex assessori quando era sindaco di Monreale. L’ex parlamentare fu il primo in Italia a dover lasciare il proprio scranno in conseguenza della legge Severino. Fu la commissione Verifica dei poteri a sancire la decadenza di Caputo e nel 2015 la Corte d’appello confermò in via definitiva l’esclusione dall’Ars.

L'attacco di Vozza
Anche a causa di questi precedenti, la nomina di Caputo da parte del coordinatore della Sicilia Occidentale Pagano, era stata duramente contestata dal suo predecessore Francesco Vozza. «Un anno fa venni sostituito proprio da Salvino Caputo alla guida del movimento per volontà di Alessandro Pagano, che mi scaricò in malo modo», commenta l'ex responsabile palermitano della Lega. «Temo che sia giunta l’ora di dire le cose per come stanno: Pagano ha ucciso un’intera classe dirigente emergente per sostituirla con condannati, riciclati e persone che in generale non c’entra nulla col progetto di Matteo Salvini». «Pertanto, e credo di poter parlare a nome di tantissimi militanti, da oggi non accetteremo più la leadership dell’onorevole Pagano. La Sicilia non merita questo schifo e come Lega avremmo dovuto importare il modello Zaia, non certo questa vergogna che porta proprio il nome di Pagano».

Le critiche inascoltate
Nel 2015 Vozza commentò così: «Non condivido la scelta di Pagano né nel metodo né nel merito. Se è normale nominare commissario un condannato in via definitiva per abuso d’ufficio, decaduto dall’Ars, allora smetto di fare politica. Ho avviato delle consultazioni con i vertici della Lega Nord per capire se Matteo Salvini è al corrente di questa nomina. Per quanto mi riguarda c’è un problema politico grande quanto una casa». Secca fu la replica di Pagano: «Tutto il movimento si stringerà attorno a Caputo con grande impegno, al fine di portare avanti il nostro progetto insieme a Salvini in tutto il territorio siciliano. Nella provincia di Palermo sarà il nostro punto di riferimento a livello organizzativo nei comuni che hanno imminenti scadenze elettorali».