22 aprile 2019
Aggiornato 00:30
Lega

Salvini all'Espresso: «Io nascosto 10 mln? Rispondo con un sorriso e una querela»

La risposta del leader leghista: "Gli italiani sono più furbi di qualche giornalistucolo"

Matteo Salvini
Matteo Salvini ( ANSA )

MILANO - «Io ho nascosto dieci milioni di euro? Quale può essere una risposta a una cosa del genere? Un sorriso, anzi milioni di sorrisi, e una querela. Sono stufo. O sono cretini o sono in malafede. Gli italiani sono più furbi di quello che qualche giornalistucolo crederebbe. Poi ci sarà un giudice ogni tanto di guardare chi ha ragione e chi no». Lo ha detto Matteo Salvini in diretta Facebook.

L'accusa a Salvini
Salvini parla di un'inchiesta dell'Espresso di cui oggi è uscita un'anticipazione. La questione risale al 24 luglio 2017, quando il Tribunale di Genova condannò Umberto Bossi e l’ex tesoriere Francesco Belsito. In quell'occasione, tuttavia, il Tribunale decise anche la confisca di 48 milioni di euro della Lega. La procura ha poi sequestrato 2 milioni di euro dai depositi di Bossi, Belsito e di 3 ex revisori contabili, dopo che il Tribunale del Riesame aveva bocciato il ricorso dei pm contro lo stop del sequestro stabilito dal Tribunale. Uno dei revisori condannati, Stefano Aldovisi, ha presentato un esposto in Procura, sostenendo che le gestioni di Maroni e Salvini abbiano utilizzato volontariamente e in parte occultato alcuni milioni dalla provenienza indebita. Da qui, l'apertura di un'inchiesta per riciclaggio.

L'inchiesta dell'Espresso
Proprio oggi, l'Espresso è tornato sull'argomento, chiedendo dove sia finito il tesoro della Lega e, in particolare, i 48 milioni di euro che il tribunale di Genova vorrebbe mettere sotto sequestro. Secondo quanto riporta la testata, alcuni documenti bancari aiuterebbero a comprendere meglio che fine ha fatto la ricchezza leghista. «Facendo emergere un fatto inedito: sia sotto la gestione di Roberto Maroni, sia in seguito sotto quella di Salvini, parecchi milioni sono stati investiti illegalmente. Una legge del 2012 vieta infatti ai partiti politici di scommettere i propri denari su strumenti finanziari diversi dai titoli di Stato dei Paesi dell’Unione europea. Il partito che si batte contro l’Europa serva di banche e multinazionali ha cercato di guadagnare soldi comprando le obbligazioni di alcune delle più famose banche e multinazionali».

L'onlus leghista
In questa trama finanziaria, sostiene l’Espresso, spunta anche il nome di un'associazione, Più voci, onlus di area leghista, che sarebbe usata per ricevere finanziamenti dalle aziende, denari girati subito dopo a società controllate dal partito. L’associazione – secondo quanto anticipa il settimanale – «è stata creata da tre commercialisti fedelissimi a Salvini nell’ottobre del 2015, nel pieno del processo per truffa contro Umberto Bossi e l’ex tesoriere Francesco Belsito. Non ha un sito web, né sembra attiva nel dibattito pubblico. Di certo, però, su quel conto corrente hanno lasciato traccia lauti bonifici. Chi ha finanziato la sconosciuta Più voci?» si chiede L’Espresso. Che ha annunciato che pubblicherà i nomi delle aziende e degli imprenditori che avrebbero offerto il loro contributo alla Lega.