13 novembre 2019
Aggiornato 22:30
M5s vs Pd

Il coraggio di Di Battista, la furbizia di Veltroni. Chi esce dalla politica, chi ci vorrebbe rimanere in eterno

Il parlamentare a cinque stelle non si ricandiderà alle prossime elezioni politiche. L'ex comunista, si fa per dire, ex ministro, si fa per dire, intellettuale, si fa per dire, scrittore e regista, idem, cerca nuove vie per rimanerci in eterno

Alessandro di Battista ha annunciato di voler lasciare la politica e il M5s per diventare uno scrittore. Walter Veltroni intanto presenta il suo ultimo libro "Quando"
Alessandro di Battista ha annunciato di voler lasciare la politica e il M5s per diventare uno scrittore. Walter Veltroni intanto presenta il suo ultimo libro "Quando" ANSA

ROMA - Non si può che salutare con favore l’annuncio di Alessandro Di Battista: «Non mi ricandiderò alle prossime elezioni». In un paese dove nessuno si dimette - dove perfino un personaggio improbabile come Carlo Tavecchio fatica a prendere la porta d’uscita dopo l’ottimo risultato ottenuto alle qualificazioni per i Mondiali di calcio che si terranno in Russia il prossimo anno – dove tutti coloro che hanno un minimo di potere, di visibilità e qualche spicciolo, gettano radici come una quercia secolare, dove non esiste scandalo che possa anche turbare i sonni di coloro che ne sono travolti, ecco in questo panorama patrio Alessandro Di Battista se ne va, quanto meno dal Parlamento. Dice che vuole girare il mondo e scrivere: su questo secondo aspetto ci torneremo.

Dissidi interni?
Ovviamente non possono mancare ricostruzioni dietrologiche, inerenti a dissidi ideologici con i nuovi vertici del Movimento 5 Stelle: da tempo trasformatosi in un partito, seppur con caratteristiche insolite, che porta avanti una proposta politica moderatamente liberale, poco incline al conflitto originario. Di Battista, invece, quei valori non vuole abbandonarli, quindi preferisce rimanere fuori dal prossimo Parlamento che, con ogni probabilità, vedrà in ogni caso il M5s assurgere a forza di governo che, come sta accadendo a Torino ad esempio, dovrà chiudere nel cassetto dei ricordi molte battaglie. E’ una scelta intelligente e coraggiosa quella di Di Battista, che in termini scacchistici si potrebbe inquadrare con un buon arrocco: si difende, uscendo di scena, ma in realtà attacca, guadagnandosi una scena ancora più ampia.

Lo farà davvero?
L’uomo, diventato padre da poco tempo, avrà il coraggio di chiudere la porta della politica alle sue spalle? Difficile crederlo, e in fondo non è nemmeno auspicabile. Di fronte al teatro dei mille nani e ballerine che compongono la sgangherata compagnia di giro della politica italiana è auspicabile che, in qualche forma, lui resti. Quanto meno per l'intelligenza che dimostra con questa mossa. A meno che questa pausa di riflessione abbia come obbiettivo quello di essere chiamato a furor di popolo a fare il ministro, quindi con una pesante investitura popolare, in un eventuale governo Di Maio. Ma, anche se il M5s stravincerà le prossime elezioni - è molto probabile - non riuscirà a fare un governo da solo, e quindi si torna al punto di partenza e quindi ai dissidi prossimi che si abbatteranno sull'organizzazione politica creata da Grillo e Casaleggio.

Come "Walter l'africano"?
L’unica cosa che non vorremmo vedere da lui è il percorso seguito dal suo concittadino Walter Veltroni, che anni fa annunciò il suo ritiro, nonché una dipartita verso l’Africa e i poveri. Ma egli è ancora qui e, come vorrebbe fare Di Battista, occupa una scena politica grazie alla sua incredibile produzione letteraria, cinematografica, intellettuale. Veltroni, grazie anche al suo esercito di supporters, in primis Fabio Fazio e compagnia cantante, ha avuto la geniale idea di inventarsi scrittore e regista, per poter continuare a restare nella politica della post rottamazione renziana. Fa il padre nobile, quello che scrive grandi verità su cui pensosi intellettuali riflettono.

Spreco di carta
Del suo ultimo libro - presentato in tutti i salotti televisivi che contano, recensito sulle pagine culturale dei giornali amici - ha scritto una bella recensione Christian Raimo, sul blog minimaemoralia.it. Partiamo dal sobrio titolo della recensione: «Come un romanzo scritto in un modo osceno può produrre una grave mistificazione culturale e politica: su «Quando» di Walter Veltroni». Qualche passo, nemmeno tra i più caustici:

Ma partiamo dalla bruttezza. Una bruttezza dicevamo tipica dell’autoparodia involontaria, come spesso capita con i suoi libri. Nel peggiore, di una classifica difficile da stilare, «Quando l’acrobata cade entrano i clown», Veltroni scriveva addirittura poesie, versi come «il dolore non è un ciao», o «la violenza che ruba la vita e prende a bottigliate il futuro», che sembravano uscire da un personaggio di Corrado Guzzanti, tipo Kipli e Brunello Robertetti. Il livello di antiartistico che ha per chi lo legge la funzione degli «Occhi del cuore" per chi vede una puntata di  «Boris». Il tono caricaturale: la storia di «Quando" è quella di Giovanni, un uomo di mezza età che è caduto in coma nel 1984 il giorno del funerale di Enrico Berlinguer e si sveglia miracolosamente trent’anni dopo, mentre è ricoverato in ospedale e si mette a cantare l’Internazionale. Già questa trama ovviamente fa ridere: non è nemmeno kitsch nel senso di Milan Kundera né trash nel senso di Tommaso Labranca, quanto una sgangheratissima ideuzza, che assomiglia poco alla discronia malinconica di «Goodbye Lenin» e molto al compagno Antonio, il personaggio di Antonello Fassari di "Avanzi" del 1993, anche lui comunista caduto in coma, eskimo e baffoni, che si risvegliava dopo aver ascoltato «Contessa" di Paolo Pietrangeli («Compagni dai campi e dalle officine…») nel mondo post-Bolognina e post-muro e non rassegnava alla fine del sol dell’avvenire.

Di Battista non segua il cattivo esempio
Ecco, quello che vogliamo chiedere a Alessandro Di Battista è molto semplice: per cortesia non divenga il Walter Veltroni del M5s. Veltroni è un controesempio da seguire, sotto ogni aspetto. Politico, culturale, perfino nei modi di porsi. Un modo furbesco, quello di Veltroni, di rimanere dentro la politica, di condizionarla, di sopravvivere alla giusta rottamazione che in questi anni ha travolto i suoi «compagni». Sarebbe interessante capire quante copie siano state vendute del libro di Veltroni, nonostante i salotti tv, nonostante le pensose recensioni. Probabilmente poche, al di là di quelle comprate per farlo contento da tutto il parterre di lacchè delle politica che sperano di poter cavare qualcosa. Anche perché, e questa la parte più sconcertante, la domanda successiva a «come è possibile che Veltroni creda in cuor suo di essere uno scrittore?», è la seguente «come è possibile che Veltroni pensi di poter ancora dire qualcosa che non sia una piena e piena e tetragona autocritica di ciò che lui fece quando fu politico?» Mistero. Veltroni  vuole fare il Presidente della Repubblica, è chiaro. Giocherà ancora qualche anno a fare l’intellettuale, poi proverà il grande salto per il bene della Patria. Alessandro Di Battista è chiamato ad essere il controesempio: lo farà? Noi speriamo di sì.