2 dicembre 2020
Aggiornato 07:00
Roma

Colle Oppio, Rampelli al DiariodelWeb.it: «Quella di Raggi una piccineria. Ecco come sono andate davvero le cose»

Il capogruppo alla Camera di Fratelli d'Italia racconta ai nostri microfoni cos'è stata quella sede, e perché la sindaca Raggi dimostra "ancora una volta la sua inadeguatezza"

ROMA - Fabio Rampelli, capogruppo alla Camera di Fratelli d’Italia, è tra i più stizziti per i sigilli alla storica sede di Colle Oppio, punto di riferimento per un’intera area politica e culturale. «Questo gesto dell’amministrazione Raggi lo considero una piccineria» commenta Rampelli. «Un sindaco dovrebbe ricordarsi di essere imparziale. Rappresenta una parte della città solo in campagna elettorale, dopodiché - una volta eletta - deve ricordarsi di essere il sindaco di tutti i romani, in modo particolare di essere il cittadino che deve sintetizzare tutte le sensibilità politiche, culturali, sociali, della città che rappresenta. E invece la chiusura della sede di Colle Oppio tradisce l’incapacità o semplicemente l’impossibilità di tenere un profilo istituzionale che sia all’altezza del compito».

Ma cosa può aver provato un militante storico come Rampelli nel vedere la sede chiusa dai sigilli del Comune? «Solo tanta amarezza perché la militanza trascorsa all’interno di quelle mura è stata dura, ma sempre all’insegna della solidarietà, della disponibilità e del dialogo: la parte che ho vissuto io, dal 1980 ai giorni nostri, è sempre stata incentrata sul desiderio di ricreare un sentimento comunitario che potesse oltrepassare le diversità e le contrapposizioni ideologiche». Dalla riqualificazione avvenuta grazie agli esuli istriani e dalmati nel secondo dopoguerra, alle attività sociali e culturali degli anni ’80 dopo la frattura violenta vissuta nel decennio precedente: «Colle Oppio – dopo una stagione di odio tra giovani della stessa età, ma di differenti ideologie - aveva intrapreso un percorso per cercare di ricomporre un sentimento comunitario tra i giovani e un perimetro di convivenza civile nel rispetto delle differenze tra Destra e Sinistra».

Le differenze, a quanto pare, le sta facendo l’amministrazione Raggi nel chiudere una sede storica e tappandosi gli occhi verso i numerosi centri sociali: «È del tutto discriminatorio il comportamento tenuto dal sindaco Raggi, perché non ci risulta una graduatoria stilata di sgomberi nei confronti di un certo numero di fabbricati, palazzine e fabbricati occupati abusivamente. Sappiamo che l’occupazione di questi stabili è foraggiata dall’ultrasinistra, dai centri sociali e dai cosiddetti movimenti per la casa, non c’è una graduatoria, non c’è un criterio, non c’è una delibera di consiglio comunale per procedere con imparzialità. Si è colpito – all’improvviso – solo e soltanto un simbolo politico come la sede di Colle Oppio».

Ma qual è la situazione relativa all’affitto dello stabile? La concessione è davvero scaduta nel 1972? Rampelli chiarisce: «Il sequestro della sede è stato un fulmine a ciel sereno perché esiste un carteggio per la realizzazione di un nuovo contratto di locazione. Rispetto alle altre associazioni il cui sgombero è stato comunque sospeso da una memoria di giunta anche su indicazione del Tar per evitare che si configurasse un danno erariale, noi abbiamo fatto una proposta di nuovo contratto di locazione. Non solo: il Comune ha dato incarico a Risorse per Roma di valutare l’immobile». Secondo l’esponente di Fratelli d’Italia, dunque, c’era un dialogo che avrebbe portato alla definizione di un nuovo contratto. «L’azione che è stata fatta alle 5 del mattino da un manipolo di Vigili Urbani si commenta da sé, è stata fatta volutamente di nascosto, a 5 giorni dal voto di Ostia, per accendere polemiche, e per accomunare la situazione di Fratelli d’Italia con quella di Affittopoli. Peccato che non siamo morosi e che abbiamo richiesto ripetute volte un nuovo contratto». La Raggi, secondo Rampelli, ha solo cercato di fare propaganda elettorale «per superare il momento di difficoltà che vede il M5S all’angolo nelle elezioni di domenica prossima».

Dal rapporto di reciproca stima con monsignor Luigi Di Liegro, direttore della Caritas diocesana e noto come «prete rosso», agli incontri su Nietzsche, Marx e Freud e la filosofia del Martello, per arrivare ai convegni sulla figura di Pasolini: «Questo – ricorda Rampelli – negli anni, ha costruito Colle Oppio che rappresenta un presidio di libertà». Tra i ricordi personali del parlamentare, inoltre, ci sono le notti trascorse nel parco per difendere da attacchi razzisti senzatetto ed extracomunitari, o i viaggi in pullman – partiti proprio da via delle Terme di Traiano 15a – per portare i beni di prima necessità ai terremotati dell’Irpinia. «In quei viaggi – racconta Rampelli – erano presenti militanti del calibro di Paolo Di Nella, Teodoro Buontempo o Gianpiero Rubei, personaggi importanti nella storia della destra romana e italiana». La storia e l’attività di Colle Oppio non potranno certo fermarsi con i sigilli dell’attuale amministrazione comunale.