19 luglio 2019
Aggiornato 03:30
Torino

Clochard bruciato vivo ad Aurora, il quartiere-bomba di Torino che Appendino non vuole vedere

Una scena raccapricciante, disumana, che fotografa tutto il degrado in cui stanno sprofondando le periferie di Torino

Un uomo di 60 anni di origine rumena è stato dato alle fiamme nel giardino Madre Teresa di Calcutta a Torino
Un uomo di 60 anni di origine rumena è stato dato alle fiamme nel giardino Madre Teresa di Calcutta a Torino Polizia di Stato

TORINO - Una scena raccapricciante, disumana, che fotografa tutto il degrado in cui stanno sprofondando le periferie di Torino. Un clochard è stato aggredito e dato alle fiamme ieri sera nel tristemente noto giardino pubblico Madre Teresa di Calcutta, zona di spaccio e degrado a cielo aperto a due passi dal centro storico, nel quartiere Aurora. L'uomo, un romeno di 60 anni, è stato portato al vicino ospedale San Giovanni Bosco dagli operatori del servizio 118 e si trova in gravi condizioni ma non dovrebbe essere in pericolo di vita. Si chiama Ghitza ma tutti nel quartiere lo conoscono come George. Era arrivato sei anni fa e da alcuni mesi dormiva nel giardino, assieme a molti altri poveracci capitati lì chissà come. Come ogni sera George stava andando a dormire per terra, con il suo materasso, accanto alla solita panchina dove ogni tanto "alloggiava" anche il suo amico Mihai Socea.

Salvato per miracolo
Secondo le ricostruzioni di un testimone, Eddy Erhbor, che il capo della squadra mobile Marco Martino sta sentendo in queste ore, Mihai avrebbe gettato addosso a George un flacone di alcol dandogli fuoco e poi sarebbe scappato. Una telecamera lo avrebbe anche immortalato, nascosto nella sua giacca con il cappuccio tirato su. L'intervento del testimone e di altri passanti avrebbero permesso di spegnere le fiamme in tempo rapido scongiurando la morte di George. Un senzatetto amico dell’uomo, l’ultimo ad averlo visto prima dell’aggressione, ha raccontato che «è un tipo tranquillo. Le persone gli danno da mangiare, gli portano del pane e dell’acqua. Mai avuto problemi. Nessuno ci ha mai infastiditi».

Aurora, il quartiere-bomba di Torino
Ancora una volta Aurora, esattamente dove, non molto lontano, nel «suk» contestato e odiato dai torinesi qualche settimana fa è stato ucciso un uomo, italiano, da un immigrato clandestino solo perché gli aveva «rubato» il parcheggio. E' il quartiere-bomba di Torino, uno dei più multietnici, dove spaccio, degrado e insicurezza - qualcuno dice persino terrorismo - regnano sovrani. «Purtroppo era un fatto annunciato. Temevano che sarebbe finita in questo modo», ha detto Luca Deri, presidente della Circoscrizione 7. «Sono tanti i clochard che trovano rifugio nel quartiere, ma tanti di loro non accettano di essere ospitati nei dormitori». Già, soprattutto tenuto conto che a pochi metri da quel parco si trova il Sermig di Ernesto Olivero, uno dei più grandi centri di accoglienza italiani, un paradiso incastonato nell'inferno che apre le sue porte a tutti, sempre.

Le mani delle mafie su questo pezzo di città
Vivere in quel pezzo di Torino è diventata una scommessa, di vita. Impossibile uscire di casa senza il rischio di incorrere in qualche rissa, in qualche tossico che come uno zombie ti avvicina con la siringa piantata nel braccio, un esercito di pusher - giovanissimi e sempre diversi - a ogni angolo delle strade. Locali aperti h24 o quasi, dove succede di tutto, senza alcun tipo di controllo. Un sistema ben oliato, fatto di mafie che ormai hanno abbandonato la rivalità feroce e che oggi lavorano insieme, spartendosi il mercato. Questa è Aurora, oggi. Vent'anni di sinistra al potere hanno sciaguratamente lasciato andare questo pezzo, importantissimo e strategico, di città. Oggi, il Movimento 5 Stelle guidato da Chiara Appendino non fa che dimenticarsi che esiste, chiudendo un occhio, anzi cento.