24 febbraio 2021
Aggiornato 21:00
La nuova Relazione della Direzione nazionale antimafia

La 'ndrangheta è ovunque, anche nelle istituzioni: l'Antimafia lancia l'allarme

Le mani della 'ndrangheta sono dappertutto, in ogni settore, e l'organizzazione non si arricchisce più intercettando solamente flussi economici illeciti, con il traffico di droga o le estorsioni, ma anche intercettando flussi pubblici

ROMA - Le mani della 'ndrangheta sono dappertutto, in ogni settore, e l'organizzazione non si arricchisce più intercettando solamente flussi economici illeciti, con il traffico di droga o le estorsioni, ma anche intercettando flussi pubblici. E' questo, in estrema sintesi, il contenuto della relazione della Direzione nazionale antimafia, che ritengono che la 'ndrangheta sia «presente in tutti i settori nevralgici della politica, della p.a. e dell'economia». Grazie ad agganci con «esponenti di rilievo delle istituzioni e professionisti».

Legami con l'America
Chi pensa che la lotta alla criminalità organizzata sia a buon punto, dovrà ricredersi. Anzi. La 'ndrangheta, secondo il rapporto, «è presente in quasi tutte le regioni italiane nonché in vari Stati, non solo europei, ma anche in America (negli Stati Uniti e in Canada) e in Australia». Non solo: continuano a essere solidi i rapporti con le organizzazioni criminali del centro-sud America, soprattutto nella gestione del traffico internazionale degli stupefacenti, in primis la cocaina, affare criminale in cui la 'ndrangheta continua mantenere una posizione di assoluta supremazia in tutta Europa.

Nel Nord Italia
Anche il cliché del Sud mafioso contro il Nord virtuoso è sempre meno corrispondente alla realtà. Perché il Nord Italia, in primis il Veneto, il Friuli Venezia Giulia e la Toscana, sono territori in cui l'organizzazione criminale reinveste i cospicui proventi della propria variegata attività criminosa, nel settore immobiliare o attraverso operatori economici, alcune volte veri e propri prestanome di esponenti apicali delle diverse famiglie calabresi, altre volte in stretti rapporti con esse, al punto da mettere la propria impresa al servizio delle stesse.
 Le regioni in cui si registra ormai una presenza stabile e preponderante della 'ndrangheta - che lì, talvolta, ha soppiantato altre organizzazioni criminali - sono Piemonte e Valle d'Aosta, Lombardia, Liguria, Emilia Romagna ed Umbria. In altri casi, esiste in sinergia o, comunque, con accordi di non belligeranza con altre organizzazioni, fenomeno riscontrato in Lombardia ed Emilia Romagna, ove sono attivi anche gruppi riconducibili alla Camorra o a Cosa Nostra.

Legame tra 'ndrangheta e istituzioni
Elemento particolarmente preoccupante, rivelato da alcune indagini, è il legame «tra la 'ndrangheta, esponenti di rilievo delle Istituzioni e professionisti (legati anche ad organizzazioni massoniche ed ai Servizi segreti) di piena intraneità, al punto da giocare un ruolo di assoluto primo piano nelle scelte strategiche dell'associazione, facendo parte di una 'struttura riservata' di comando». «Attenta riflessione - secondo la Relazione della Dna - merita soprattutto la figura di Paolo Romeo, ritenuto il vero e proprio motore dell'associazione segreta emersa nel procedimento Fata Morgana e delineatasi con le indagini Reghion e Mammasantissima, dimostratasi in grado di condizionare l'agire delle istituzioni locali, finendo con il piegarle ai propri desiderata, convergenti, ovviamente, con gli interessi più generali della 'ndrangheta»«All'interno di questa cabina di regia criminale - si legge ancora - è stato gestito il potere, quello vero, quello reale, quello che decide chi, in un certo contesto territoriale, diventerà sindaco, consigliere o assessore comunale, consigliere o assessore regionale e addirittura parlamentare nazionale od europeo. Sono stati, invero, il Romeo ed il De Stefano a pianificare, fin nei minimi dettagli, l'ascesa politica di Alberto Sarra, consigliere regionale nel 2002 - subentrando a Giuseppe Scopelliti, fatto eleggere Sindaco di Reggio Calabria».