24 ottobre 2019
Aggiornato 01:30
Il collaboratore delle Iene avrebbe inscenato la corsa a sindaco

Comunali Palermo, candidatura di La Vardera una farsa? Lui smentisce

Una farsa. Il dubbio che è sorto a molti è che sia stata una messinscena la candidatura a sindaco di Palermo di Ismaele La Vardera, già collaboratore delle Iene e sostenuto da Noi con Salvini e Fratelli d'Italia

Ismaele La Vardera
Ismaele La Vardera ANSA

PALERMO - Una farsa. Il dubbio che è sorto a molti è che sia stata tutta una messinscena la candidatura a sindaco di Palermo di Ismaele La Vardera, candidato alle ultime elezioni comunali del capoluogo siciliano sostenuto da Noi con Salvini e Fratelli d'Italia. La Vardera, in passato collaboratore del programma «Le Iene», avrebbe inscenato ad arte tutta la campagna elettorale, con tanto di manifesti, video di propaganda, e composizione delle liste. Il tutto sotto l'occhio attento delle telecamere, alcune anche nascoste, che lo riprendevano costantemente in una sorta di «Truman Show» finalizzato alla realizzazione di un docufilm. Un filmato che raccontasse intrecci e retroscena elettorali della politica palermitana.

Una farsa?
Fin dall'inizio, la candidatura di La Vardera era apparsa sui generis, con un video in cui si citava la Bibbia, con frasi come «sarò Davide contro i Golia», e «il mio maestro fosse Gesù». Col passare del tempo, però, la sua candidatura avrebbe preso più consistenza grazie anche al supporto di Noi con Salvini e Fratelli d'Italia. A «smascherare» il reale progetto di La Vardera sarebbe stato l'attore Francesco Benigno, candidato al consiglio comunale nella lista de Il Centrodestra. Benigno, recatosi nel comitato elettorale del giovane aspirante sindaco, avrebbe avuto un alterco con i cameramen che seguivano La Vardera. Una lite culminata con l'ammissione del candidato sindaco sulle sue vere intenzioni, e uno scontro fisico tra i presenti, e la corsa in ospedale per la compagna di Benigno e lo stesso La Vardera.

Le proteste arrivano anche da Salvini e Meloni
Naturalmente, la vicenda ha sollevato un vespaio di polemiche in città. E non solo. Al coro di condanna da parte dei cittadini palermitani, sentitisi presi in giro dal giovane candidato, si sono unite le voci dei due leader nazionali dei partiti che lo sostenevano: Matteo Salvini e Giorgia Meloni. A questo si aggiunge il fatto che il movimento Centrodestra avrebbe già dato mandato ai propri legali per valutare possibili azioni legali. Il punto è capire in che modo l'ex candidato sindaco possa essere passibile di condotte penalmente rilevanti, se la vicenda fosse confermata. Al di là del «tradimento morale», infatti, la sua candidatura a sindaco è stata accettata perché ha rispecchiato tutte norme previste dalla legge per essere valida. Intanto, Giampiero Cannella, coordinatore regionale siciliano di Fratelli d'Italia e Raoul Russo, portavoce provinciale del partito hanno stigmatizzato la vicenda osservando: «Se le notizie che danno la candidatura di Ismaele La Vardera come un pretesto per realizzare un docufilm sulla campagna elettorale sono confermate, ci troviamo di fronte ad un episodio di inaudita gravità con risvolti politici e giudiziari inediti».

La smentita
Ma dopo lunghe ore di silenzio assoluto, è giunta la smentita del diretto interessato. «Voglio tranquillizzare i miei elettori: la mia candidatura non è stata un bluff, fino alla fine ho esposto le mie idee. Avrei fatto volentieri il sindaco, ma Orlando, Ferrandelli e Forello mi hanno largamente battuto, complimenti a loro», ha chiarito su Facebook. «Questo non significa che ho perso la mia natura giornalistica, durante questi mesi ho documentato la mia campagna elettorale, i miei incontri, ogni singola giornata». La Vardera ha spiegato che ha espresso fino alla fine le sue idee e che avrebbe volentieri fatto il sindaco. «Che male c'è a rendere trasparente la politica? Per farlo meglio, dato che ho solo 23 anni, mi sono fatto aiutare da persone con le quali ho collaborato: Davide Parenti, autore delle Iene e Claudio Canepari». «Dopo le elezioni - prosegue - ho incontrato le persone coinvolte e praticamente tutte mi hanno rilasciato il loro consenso, tranne uno che m'ha mandato all'ospedale».