29 giugno 2017
Aggiornato 16:01
L'irritazione del Ministro

Decreto sicurezza, Minniti respinge le polemiche: «Non è una legge di destra»

Il Ministro dell'Interno in un'intervista a Repubblica: «Chi parla di sindaci sceriffi non ha letto quel testo. Vogliamo contrastare il crimine, non i clochard»

Marco Minniti, Ministro dell'Interno
Marco Minniti, Ministro dell'Interno (ANSA)

ROMA - «Il decreto sulla sicurezza urbana sarebbe una legge di destra... Straordinario... Forse perché qualcuno non l'ha letto». Risponde così, in un'intervista a la Repubblica, il ministro dell'Interno, Marco Minniti, a chi definisce 'di destra' il provvedimento sulla sicurezza nelle città. «Allora qualcuno mi risponda: è di destra una legge che sottrae la definizione delle politiche della sicurezza nelle nostre città alla competenza esclusiva degli apparati, trasformando la sicurezza in bene comune e chiamando alla sua cogestione i rappresentanti liberamente eletti dal popolo, vale a dire i sindaci?», incalza Minniti. «È di destra un decreto che, per la prima volta nella storia repubblicana, risponde a una legittima richiesta di sicurezza con il solo strumento amministrativo, senza aumentare le pene o introdurre nuovi reati? È di destra un provvedimento che è stato scritto a quattro mani con l'Anci, con sindaci italiani che vanno da Zedda a Nardella, da Decaro a Sala?», domanda il titolare del Viminale.

A chi accusa di 'classismo' e 'populismo' il decreto, il ministro chiarisce. «Questa idea che il decreto serva ai sindaci per ripulire i centri storici delle città, confinando i marginali ancora più ai bordi, significa semplicemente non aver letto quel decreto», dice. «Il sindaco non ha nessun potere di disporre il daspo, vale a dire l'allontanamento amministrativo di un soggetto da una determinata area della città, perché quel potere è e resta dei questori. Il sindaco ha solo il potere di segnalare le aree urbane su cui concentrare gli sforzi di controllo del territorio. Inoltre, l'obiettivo di questo strumento non saranno i clochard o chi rovista in un cassonetto della spazzatura, ma, per dirne una, qualche spacciatore seduto davanti a una scuola o una discoteca, o magari un writer cui sarà chiesto di ripulire un bene comune che ha imbrattato», spiega Minniti sottolineando che «classista non è il decreto. Classista è il modello da cui questo decreto divorzia. Quello che abbiamo avuto sin qui. Un modello di sicurezza che la garantisce solo a quei soggetti forti che sono in grado di assicurarsela privatamente o che hanno la forza per negoziarla politicamente».

«Scrivendo il decreto insieme ai sindaci non avevo in testa il clochard o l'ambulante immigrato. Io avevo in testa non solo quello che è successo a Berlino in dicembre quando si è visto cosa può accadere se non si protegge adeguatamente un mercatino rionale. Avevo in testa quello che ho ascoltato da molti sindaci del nostro Mezzogiorno quando mi spiegavano che l'infiltrazione della criminalità organizzata nel tessuto urbano passa anche per i parcheggiatori abusivi. Avevo in testa il bene comune. Lo chiamano destra? Io dico che è l'Italia, vista dal mio punto di vista, quello della sinistra riformista. Chi dice che rinuncia alla libertà per la sicurezza è un cattivo maestro. Sicurezza è libertà. Non c'è nessun posto sicuro se non è garantita la libertà di frequentarlo. Non c'è nessuna libertà se non viene garantita la sicurezza del libero andare», conclude Minniti.