8 dicembre 2019
Aggiornato 08:30
Indagine avviata nel 2012

Inchiesta sui fondi della Lega Nord: la candidata Borgonzoni a processo per 764 euro

La Procura di Reggio Emilia rinvia a giudizio 19 esponenti della Lega Nord per appropriazione indebita aggravata e continuata ai danni del partito. Lucia Borgonzoni, candidata a sindaco di Bologna, deve rispondere di 764 euro.

ROMA – Bufera sulla Lega Nord. 19 le persone del Carroccio che andranno a processo a Reggio Emilia con l'accusa di appropriazione indebita aggravata e continuata ai danni del partito, secondo l'accusa perpetrato tra il 2009 e il 2011. Tra loro c'è anche la candidata a sindaco di Bologna per il centrodestra Lucia Borgonzoni.

764 euro
Si sarebbero registrate delle irregolarità nei rimborsi delle spese di partito. La candidata Borgonzoni è chiamata a rispondere di 764 euro, spesi durante la campagna elettorale per le provinciali del 2009. Gianluca Vinci, segretario regionale della Lega Nord dell'Emilia Romagna nonché legale della candidata, spiega come la sua assistita avrebbe sperperato i soldi non pubblici, ma del partito, provenienti in larga parte dalle sottoscrizioni dei sostenitori della Lega: «Si tratta di 264 euro di cui esistono gli scontrini (secondo l'accusa era necessaria la ricevuta fiscale intestata) e di 500 euro forfettari che Bergonzoni non ha mai ricevuto».

L'indagine
A dare il via all'inchiesta, tre anni dopo i fatti, è stato Marco Lusetti – poi espulso dalla Lega – e allora furono 48 gli esponenti indagati accusati di aver «truffato» il partito per un totale di 250mila euro. Quello che la Procura ipotizzava era l'appropriazione indebita di denaro che gli indagati avevano speso in campagna elettorale per aperitivi, cene, i compensi per gli autisti dei camion e i pernottamenti dell'ex leader Umberto Bossi. In parte i rimborsi furono chiariti e a indagine conclusa rimasero 23 le persone ancora indagate. Oggi la Procura di Reggio rinvia a giudizio 19 esponenti della Lega per un totale di 150mila euro.

«Una follia»
La comunicazione dei giudici arriva a meno di venti giorni dalle elezioni e potrebbe portare con sé conseguenze importanti per la candidata Borgonzoni. Lo sa bene il partito e lo sa ancora meglio la candidata, soprattutto alla luce del fatto che il presunto reato cadrà in prescrizione due settimane dopo la prima udienza prevista per il 22 settembre. Una coincidenza alla quale la candidata crede poco: «È una follia - ha commentato al Resto del Carlino la Borgonzoni –. Stiamo parlando di una sciocchezza, soldi privati». E la Borgonzoni aggiunge ancora: «Sono fatti relativi alla campagna elettorale del 2009. Sono stata interrogata un anno e mezzo fa e mi chiedevano perché non ci fossero riscontri dei 500 euro, per un assegno su cui peraltro non c’era la mia firma, e dei 264. Li ho spesi, sono stati rimborsati, ma non sono in possesso della traccia».

L'assurdità della vicenda
Non si dice preoccupata per la campagna elettorale, la Borgonzoni, ma piuttosto allibita per la vicenda in sé: «Per una cifra del genere non credo che ci possano essere ripercussioni in campagna elettorale. E non so francamente se ci sia una volontà di colpirmi chirurgicamente proprio ora». Non si dice preoccupata per il suo elettorato, la candidata, perché si trattaerebbe di una vicenda del tutto interna alla Lega. «Mi chiedo se ci sia un disegno, la vicenda parla da sola», afferma la candidata. Anche il legale della candidata definisce «assurda» la vicenda e aggiunge che la Lega, indicata come parte offesa, «nemmeno rivendica i soldi: li ha versati per servizi resi al partito».