20 ottobre 2019
Aggiornato 08:00
Uno dei 5 processi in cui è imputato il senatore

G8, Denis Verdini condannato a 2 anni per concorso in corruzione

Il senatore Denis Verdini è stato condannato a due anni, pena sospesa, per concorso in corruzione in merito alla vicenda degli appalti per la ristrutturazione della Scuola dei Marescialli di Firenze

ROMA - Due anni di reclusione. Questa è la pena assegnata al senatore Denis Verdini con l'accusa di concorso in corruzione nell'ambito di un processo legato agli appalti per la Scuola Marescialli della Gdf di Firenze. La pena è stata sospesa. In favore di Verdini sono state concesse le attenuanti generiche. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 60 giorni, ha chiarito il giudice della settima sezione del tribunale monocratico di Roma. Verdini, presente in aula, non ha rilasciato dichiarazioni ai cronisti presenti. La vicenda della Scuola Marescialli faceva parte di un più vasto procedimento sugli appalti del G8 della Maddalena.

Concorso in corruzione
Condannare a due anni di reclusione il senatore Denis Verdini nel processo che vede il parlamentare accusato di concorso in corruzione nel procedimento stralcio sulle irregolarità che hanno caratterizzato l'appalto per la Scuola marescialli di Firenze. «Verdini agì insieme all'imprenditore Riccardo Fusi, titolare della Btp, puntando a conseguire, sempre insieme, il risultato che lo stesso Fusi si prefiggeva», e cioè la restituzione alla sua azienda del cantiere per la Scuola Marescialli con la sospensione dei lavori in danno degli avversari.

Il sistema corruttivo a Roma
Sempre secondo la ricostruzione del pm Calò alla Btp aver vinto l'arbitrato non bastava. Nemmeno l'assegnazione di un maxirisarcimento. «Fusi, che voleva fortemente riprendersi quei lavori, aveva capito che a Roma esisteva un sistema corruttivo, messo in piedi da Angelo Balducci, pesidente del Consiglio superiore dei Lavori Pubblici, e dal suo braccio destro Fabio De Santis».

Verdini segnala De Santis
Il senatore Verdini risponde d'aver segnalato nel 2008 all'allora ministro per le infrastrutture Altero Matteoli proprio il nome di De Santis per la nomina a provveditore alle opere pubbliche della Toscana, «nomina definita eccezionale dallo stesso De Santis - ha spiegato il pm - perché lui non era dirigente di prima fascia». Verdini, insomma, avrebbe agito per conto di Fusi, con il quale esisteva «uno storico e pacifico rapporto di amicizia e di cointeressanza economica». L'intervento dell'allora coordinatore nazionale di Forza Italia «fu determinante per la nomina di De Santis anche se non esclusivo». 

Parola agli avvocati
Denis Verdini deve essere assolto perché il fatto non sussiste. Non c'è alcun presupposto od elemento per sostenere che fosse inserito in modo consapevole «in un progetto criminoso che vedeva da un lato il suo amico di vecchia data Riccardo Fusi e dall'altro, Fabio De Santis nella veste di pubblico funzionario». Gli avvocati Franco Coppi e Marco Rocchi, legali del senatore, hanno spiegato davanti al giudice monocratico del tribunale di Roma che «non ci sono elementi neppure per dire che Verdini fosse stato informato da Fusi del suo intento» e poi «Verdini non ha offerto alcun contributo causale alla realizzazione del presunto accordo corruttivo».

«Un piacere a un amico»
E quindi «la realtà è che al di là della segnalazione del nome di Fusi al ministro Matteoli, Verdini si è assolutamente disinteressato della vicenda, limitandosi solo a comunicare a Fusi dell'avvenuta nomina». L'episodio dell'appalto per la Scuola Marescialli era per Verdini una vicenda definita nel momento in cui lo stesso ministro Matteoli comunicò a Fusi che dopo l'arbitrato non era più possibile per la Btp estromettere la Astaldi e restituire il cantiere. «Verdini ha fatto un piacere a un amico, trasmettendo il nome di De Santis al ministro, poi la cosa è andata avanti per conto proprio. Nei confronti di Verdini c'è solo un vuoto probatorio. E' vero, De Santis era un dirigente di seconda fascia ma aveva dei requisiti che potevano consentire la sua nomina a provveditore per le opere pubbliche della Toscana. Nomina fatta, dunque, con regolare procedura da parte del ministero».