30 settembre 2020
Aggiornato 10:30
la confessione dei fuggiaschi

Evasi da Rebibbia, i due ergastolani si accusano a vicenda ma non c'è stata corruzione agenti

I due fuggiaschi hanno raccontato oggi al pm com'è nata l'idea della fuga dal carcere: "Avevamo voglia di libertà, è nato tutto per scherzo"

ROMA - Non c'è stata alcuna "corruzione" degli agenti della penitenziaria. Mihai Florin Diaconescu e Catalin Ciobanu, i due romeni evasi il 14 febbraio scorso da Rebibbia, e arrestati dopo nemmeno tre giorni di fuga, hanno spiegato oggi al pm Silvia Sereni la loro versione e alla fine si sono accusati a vicenda.

La confessione di Diaconescu
«Non è stato corrotto proprio nessuno. E' stato Ciobanu a tagliare con il seghetto le sbarre del magazzino del reparto G11 dove lavoravamo - ha detto il 28enne Diaconescu, assistito dall'avvocato Cristiano Brunelli -. Lo faceva giorno per giorno, il seghetto glielo aveva dato un detenuto del magazzino. L'idea dell'evasione è nata quasi per scherzo, io ne ho approfittato perché avevo voglia di libertà».

La versione di Ciobanu
La versione data al pm da Ciobanu è contraria: «E' stato Diaconescu a dirmi che sarebbe scappato e io ho soltanto colto questa opportunità. Abbiamo scavalcato tre muri di cinta alti diversi metri e poi le nostre strade si sono separate. Non c'è nulla di premeditato in quello che abbiamo fatto. L'ho fatto per disperazione. E' da tanto tempo che non vedo mia madre malata, che vive in Italia, e avrei voluto raggiungere anche mia moglie che vive in Spagna. Poi ho capito che stavo sbagliando e ho preferito consegnarmi ai carabinieri. Mi sono pentito e lo ribadisco». Anche Ciobanu, assistito dall'avvocato Andrea Palmiero, ha negato che alcuni agenti siano stati corrotti: «Io di questa cosa non so proprio nulla».