5 giugno 2020
Aggiornato 08:30
Enti locali

Regione Sicilia, approvata la sospirata manovra di tagli e riassetti

Una lunga cavalcata che ha visto momenti di tensione tra maggioranza e opposizione, culminati nell'Aventino di quest'ultima, con gli esponenti che hanno lasciato l'aula per protesta. Alla fine, a rimanere in aula sono stati in 42, 39 dei quali hanno detto sì alla manovra, a differenza di 3 che invece si sono astenuti.

PALERMO (askanews) - Al termine di una estenuante maratona durata oltre 24 ore, ieri l'Ars ha approvato la manovra e il bilancio della Regione Siciliana. Una lunga cavalcata che ha visto momenti di tensione tra maggioranza e opposizione, culminati nell'Aventino di quest'ultima, con gli esponenti che hanno lasciato l'aula per protesta. Alla fine, a rimanere in aula sono stati in 42, 39 dei quali hanno detto sì alla manovra, a differenza di 3 che invece si sono astenuti.

Nonostante questo finale, che a Palazzo dei Normanni passerà alla storia come uno dei più rocamboleschi, è passata dunque la manovra di rigore impostata dall'assessore all'Economia Alessandro Baccei, longa manus del governo Renzi.

Diventa legge a questo punto il via libera all'allineamento delle pensioni dei regionali a quelle statali, così come l'avvio di nuovi concorsi alla Regione. Scure, poi, sui dipendenti pubblici e per i Forestali, via libera al Piano per il riordino delle società partecipate e della Centrale unica degli acquisti.

La riforma delle società partecipate fissa i termini per l'individuazione delle società da sciogliere o accorpare: per la valutazione delle aziende, la Regione ricorrerà a un advisdor che costerà 150 mila euro. Muta anche la parte relativa agli organi delle società, con i cda che vengono chiusi, e le figure dei direttori generali che vengono abolite. Sale invece il compenso destinato agli amministratori unici, il cui limite passa dai 50mila ai 90mila euro. Meno, comunque, di quanto inizialmente era stato previsto dal governo. Verranno sciolti, attraverso una procedura d'individuazione semestrale, anche gli enti regionali vigilati, e verranno posti in liquidazione l'Ente porto di Messina e l'Arsea.

Sul fronte del personale si è giocato lo scontro più duro a Sala d'Ercole, concluso però con la vittoria dell'assessore Baccei. Innanzitutto i tagli al pubblico impiego riguarderanno l'armonizzazione del trattamento dei 16mila dipendenti della Regione a quello degli statali, la riduzione di permessi parentali, sindacali e ferie, mobilità interna, ridefinizione al ribasso delle piante organiche per dirigenti e funzionari.

Altro capitolo è quello riservato alla riforma delle pensioni, con l'avvio dei prepensionamenti che già nel 2016, secondo le stime del dipartimento Economia, potrebbe portare ad oltre mille pensionamenti anticipati, mantenendo la finestra fino al 2020 e introducendo un taglio fino al 15% degli assegni di quiescenza. L'emissario di Renzi, in sostanza, è riuscito a convincere l'Assemblea sulla tenuta della manovra, incassando anche l'utilizzo dei fondi Fsc per coprire parte del concorso all'equilibrio di finanza pubblica (673 milioni) o l'iscrizione in bilancio di 450 milioni, nonostante la Regione non abbia ancora chiuso gli accordi formali con il Tesoro e la Cassa depositi e prestiti.

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