12 marzo 2026
Aggiornato 11:39
Il M5S di Roma attacca la poca trasparenza della giunta del sindaco

De Vito: il disastro del bilancio di Roma sulle spalle del conte Marino

Domani approderà in aula la proposta di delibera della Giunta Marino che disponde la vendita di seicento immobili. Per il Movimento 5 Stelle la mossa del sindaco servirebbe a «porre rimedio ai disastri che sta provocando sui bilanci della Capitale». A commentare la situazione è il capogruppo M5S Roma Marcello De Vito.

ROMA - «Domani approderà in aula la proposta di delibera n. 88 della Giunta Marino che dispone la vendita di 600 immobili. Il Sindaco Marino, come un conte in rovina, a dispetto del suo programma (che prevedeva la tutela e la valorizzazione dei beni comuni), proverà a vendere 600 immobili di noi tutti, molti dei quali di pregio, per porre rimedio ai disastri che sta provocando sui bilanci della Capitale». Questo il post comparso oggi sulla pagina del Movimento 5 Stelle Roma e attraverso il quale Marcello De Vito, Daniele Frongia, Virginia Raggi ed Enrico Stefàno denunciano l'irregolarità e la poca trasparenza della giunta Marino in merito alla vendita di una consistente fetta di patrimonio immobiliare romano. In un'intervista rilasciata a DiariodelWeb.it, il capogruppo del Movimento 5 Stelle Roma ci illustra la situazione.

Quali sono le ragioni che vi hanno spinto a presentare l'esposto? Perché siete contrari alla vendita degli immobili in questione?
Noi siamo totalmente contrari alla vendita del patrimonio. Innanzitutto perché si tratta di immobili di pregio e potrebbero essere sfruttati molto meglio e messi in vendita per quello che valgono. Una volta che gli immobili vengono venduti sostanzialmente non si posseggono più, quindi non si tratta di un intervento strutturale. E poi non ci sono stati forniti i dati, prima di tutto di chi è dentro questa vicenda, e questo non è affatto da sottovalutare perché si tratta del prelazionario e noi abbiamo tutto il diritto e l'interesse di sapere chi è, e poi della determinazione del valore del singolo immobile, e su questo abbiamo sollevato più di una pregiudiziale, che andrà in discussione domani. Perché il valore del singolo immobile non è in delibera – spiega De Vito – cioè la delibera dice solamente che il valore dei seicento immobili è di circa trecento milioni, determinato in base alle valutazioni dell'agenzia del territorio. Poi vi è collegato un elenco degli immobili, però, immobile per immobile, non c'è il valore di vendita e quindi di asta, dalla cui somma si ottengono poi questi famosi trecento milioni. Manca questo valore. E allora a quanto si venderanno domani quando verranno messi in vendita? Sostanzialmente a quello che decide il comune. Ed anche da parte nostra non c'è la possibilità di emendare un prezzo, laddove si ravvisasse che quel prezzo non è congruo, perché il prezzo sostanzialmente in delibera non c'è. Cioè non ci sarà mai un deliberato che dirà che un determinato immobile dovrebbe essere venduto ad un tot di euro. Questo è il punto, fermo restando che siamo contrari alla vendita degli immobili.

Come verrebbe impiegato il ricavato della vendita?
L'impiego dei soldi è un piuttosto dubbio, equivoco: nel senso che vengono messi non meglio precisati scopi culturali e manutenzione. Noi non vorremmo che si andasse a fare la manutenzione ordinaria, quindi da questo punto di vista presenteremo degli emendamenti per dire che i fondi dovranno essere investiti in due titoli: la riqualificazione del patrimonio immobiliare che ci resta per fini di edilizia residenziale pubblica e la manutenzione scolastica e la manutenzione straordinaria. Una volta che questi soldi entrano nelle casse del comune, dovranno essere impiegati bene e non andare sprecati. E da come è scritto in delibera, questa certezza non c'è. Ci sembrano dei fini troppo vaghi: 'scopi culturali', ma che vuol dire? Tutto e nulla. Per quanto mi riguarda i soldi – fermo che siamo contrari alla vendita –, se si dovesse vendere, i soldi dovranno andare in manutenzione del patrimonio per fini di edilizia residenziale pubblica, quindi riqualificazione del patrimonio, e manutenzione scolastica e manutenzione straordinaria. Noi chiediamo questo e chiediamo che nella delibera venga specificato quale è il valore di vendita del singolo immobile, perché si tratta di un punto fondamentale che non viene determinato. L'indeterminatezza grave è l'oggetto della delibera, si va incontro all'incertezza totale del prezzo con cui verrà venduto o posto in asta il singolo immobile. E questo determina tutte le conseguenze del caso, ovvero l'assenza di controllo da parte dell'assemblea capitolina sul valore di vendita del singolo immobile. Il che è impensabile e da parte nostra è stata presentata anche una pregiudiziale: noi non faremo vendere nemmeno una cantina finché non ci viene detto a quanto questa verrebbe venduta.

Nell'articolo da voi firmato si scrive anche di un immobile che l'attuale sindaco, Ignazio Marino, avrebbe affittato alla Cooperativa 29 giugno, quella implicata nella maxi inchiesta di Mafia Capitale.
Noi abbiamo presentato un'interrogazione alla quale non c'è stata risposta. I dati, però coincidono: nell'elenco allegato alla delibera, quello degli immobili senza prezzo, si troverà Via Pomona 33, la delibera di giunta affitta proprio quel bene al 29 giugno. La delibera di giunta è di dicembre scorso. Ora l'assessore Cattoi si è immediatamente fiondato a dire che quelli della Cooperativa 29 giugno non avranno la prelazione con sconto del 30 %, trattandosi di immobile non residenziale. È pur vero che se si affitta un immobile di mille quadri a quattordicimila euro l'anno, chi lo compra per 900mila euro, un immobile che per anni in affitto ti rende l'1% di quello che lo si paga? Dico 914mila perché è il prezzo che è stato indicato in queste stime – che ci sono state recapitate due giorni fa – in cui si indica immobile per immobile, che però non formano parte integrante della delibera. Quindi ci hanno dato le stime immobile per immobile, ma comunque non fanno parte della delibera. Noi chiediamo questo. Questi sono i numeri. Non abbiamo inventato nulla. C'è la delibera di giunta che affitta a 14mila euro l'anno, a 1.229 euro al mese. Ed ora in questi elenchi che ci hanno consegnato affermano che l'immobile va messo all'asta a 914mila, fermo restando che non fanno parte della delibera. Il valore in vendita sarà quello. «Adesso si capisce cosa intendiamo quando diciamo che deve essere fatta una puntuale anagrafe del patrimonio immobiliare?»