4 aprile 2020
Aggiornato 04:00
Messaggio a fronda del Cavaliere in Fi

Berlusconi: «Salvini ha quel quid che voi non avete»

E' il momento, per il leader di Forza Italia, di giocarsi tutte le sue carte: un centrodestra ri-compattato, un nuovo Matteo da contrapporre al«vecchio» Matteo (ma da lui provvidamente guidato), un Patto del Nazareno da usare come scudo per difendere la propria agibilità politica, e per scegliere il prossimo, appropriato, inquilino del Quirinale. E chissà mai che non sia proprio lui a diventarlo

ROMA - La «lettura» dell'inner circle è che non ci sia stata alcuna investitura, ma che si tratti di un modo per «unire» il centrodestra in un ambito di ruoli ben precisi. Il malessere che attraversa i gruppi parlamentari azzurri, per la verità ormai adusi a questo genere di attacchi di panico, sembra però raccontare un'altra storia. Ovvero la sensazione che, per l'ennesima volta, Silvio Berlusconi stia cercando di tutelare i suoi interessi anche a scapito del partito e dei suoi parlamentari. Questa volta non in nome di Renzi ma dell'altro Matteo, il leader leghista Salvini.

SALVINI GOLEADOR, E IL CAV SUO REGISTA - L'ex premier, infatti, non solo lo elogia nel corso di quell'ufficio di presidenza convocato per far rientrare il nuovo capitolo della querelle «Fitto», ma, di più, lo loda pubblicamente durante la presentazione del libro di Bruno Vespa. Il segretario del Carroccio - dice il Cav - non soltanto è stato bravissimo a fare campagna elettorale ma è un «goleador», un centravanti che sa segnare punti e lo potrebbe fare per il centrodestra tutto unito. Ovviamente, questo non vuol dire che Berlusconi sia disposto a farsi da parte: per se stesso, infatti, sceglie il ruolo di «regista». Anche perché - spiega rimanendo nella metafora calcistica - un attaccante da solo non basta, dietro serve una squadra e la Lega per certe ambizioni «nazionali» non può bastare.

IN PIÙ DI ALFANO SALVINI HA UN «​QUID»​ - E' vero che nel passato qualsiasi successore il leader azzurro abbia incoronato ha dovuto miseramente mettere da parte le proprie ambizioni. Ma erano anche tempi in cui lui era pienamente in campo e Forza Italia non era costretta a combattere con percentuali di consenso così basse come quelle registrate in questa tornata elettorale. Insomma, Berlusconi avrebbe davvero riconosciuto in Salvini quel «quid» che non vedeva in Alfano e avrebbe pensato che «gestirlo» potrebbe essere meglio che «subirlo». E non c'è dubbio che esaltare un «competitor« esterno in questo modo serva anche a inibire eventuali ambizioni interne. Pur tentato dal redde rationem con l'eurodeputato reo di aver chiesto l'azzeramento dei vertici, d'altra parte, alla fine il Cavaliere ha scelto la strada dell'apertura. Per questo ieri ha riaggiornato, tra oggi e domani, discussione e conclusioni della riunione di Fi in cui l'esponente pugliese Fitto era assente giustificato causa presenza del Papa a Strasburgo. Perché tanta bontà d'animo? Perché uniti si vince e divisi si perde, spiega il Cav allo stato maggiore azzurro. Ma, soprattutto, perché senza le truppe compatte il suo potere agli occhi di Matteo Renzi rischia di essere compromesso.

PATTO DEL NAZARENO PREZIOSO - E Berlusconi non vuole che il patto del Nazareno salti per ragioni che spiega anche ai suoi parlamentari: 1) perché bisogna eleggere un capo dello Stato non ostile, 2) perché rende meno impervia la strada verso la sua agibilità politica. Anche per questo Berlusconi ammette candidamente di essere pronto a concedere al premier la modifica dell'Italicum che porta al premio alla lista (ed eventualemente pure il mantenimento della soglia di sbarramento al 3%).

MA PER MAURO, SALVINI È UN FALSO PROBLEMA - «Quello di Salvini è veramente un falso problema: l'attrattività del leader è intimamente connessa alla sua capacità di credere davvero alle proposte che fa e alle idee che promuove. Non è quindi Salvini ad avere scarsa credibilità, ma sono i cosiddetti moderati del centrodestra. In quest'area il termine 'moderazione' è ormai diventato sinonimo del fatto che non si crede più a nulla di quel che si dice». Lo dice il presidente dei Popolari per l'Italia, recentemente confluiti nel gruppo Gal, Mario Mauro in un'intervista su «Libero».

SEGUIAMO CHI CE LA FA«Sembra quasi che se uno fa presa finalmente sulla gente, la sua debba essere per forza una posizione 'populista', 'estremista' e 'non razionale'. È patetico insistere su queste vuote parole come fa parte del centrodestra. Patetico - aggiunge Mauro - continuare a ripetere che Berlusconi non ce la fa più. Benissimo. E allora? Chi ci prova? In queste condizioni bisogna solo osservare, e si vede chi ha più filo da tessere. Poi tutti debbono seguire chi ce la fa, perché questo impone la ragione. Basta pregiudizi nel confronto del mostro leghista! Per altro io vengo dalla Lombardia, li ho visti fare in alcuni casi anche opposizione, e il mostro non lo vedo proprio».

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