31 marzo 2020
Aggiornato 08:30
Clima

In Italia aumentano i ghiacciai, ma non è una buona notizia

Oggi sono 896 mentre negli anni '50 erano 824: i ghiacciai italiani sono aumentati di numero per via dell'intensa frammentazione. La loro superficie totale è passata da 609 km2 degli anni '80 agli attuali 368 km2

ROMA - Oggi sono 896 mentre negli anni '50 erano 824: i ghiacciai italiani sono aumentati di numero ma questa non è una buona notizia. Il numero è infatti aumentato per via dell'intensa frammentazione, sistemi glaciali complessi riducendosi si dividono in singoli ghiacciai più piccoli, mentre la superficie dagli anni '80 è passata da 609 km2 agli attuali 368 km2. Sono stati presentati oggi all'Università Statale di Milano i risultati del Nuovo Catasto dei Ghiaccia Italiani realizzato dall'equipe del professor Claudio Smiraglia, del Dipartimento di Scienze della Terra, grazie al contributo di Levissima e in collaborazione con l'Associazione EvK2CNR e il Comitato Glaciologico Italiano.

ULTIMO CATASTO DEL 1984 - Un progetto di grande rilevanza che ha visto coinvolta l'equipe dell'esperto glaciologo a partire dal 2012 e che integra dati raccolti nel corso di un decennio. Risalgono al 1962 e al 1984 i precedenti catasti, realizzati dal Comitato Glaciologico Italiano e rispetto ai dati rilevati allora, risultano visibili gli effetti e l'impatto sui ghiacciai italiani del cambiamento climatico in corso: aumento del numero, sensibile riduzione della superficie e del volume, cambiamento della morfologia stessa del cuore freddo delle Alpi.

TANTI E PICCOLI - In gran parte i ghiacciai italiani risultano essere di piccole dimensioni con un valore areale medio di 0,4 km2. Un dato assai significativo poiché le ridotte dimensioni espongono in maniera esponenziale i ghiacciai a ulteriori fenomeni di fusione dovuta all'innalzamento delle temperature medie annuali. Le novità non sono solo dovute ai cambiamenti climatici ma in alcuni casi anche ai risultati dei nuovi studi: il ghiacciaio più vasto è risultato essere infatti non più quello dei Forni come indicato nel precedente catasto ma il ghiacciaio del complesso Adamello-Mandrone che grazie a recenti rilievi si è scoperto essere composto da un corpo glaciale unitario. La variazioni assumono poi differente rilievo a seconda che vengano confrontati con il catasto del 1962 e con quello del 1984 (durante quegli anni si è registrata infatti un piccola fase di espansione). I dati sono di complessa lettura e non sarebbero corrette previsioni troppo semplicistiche. Rispetto ai precedenti rilievi, ed esempio, risulta incrementata la copertura detritica.

TUTTI POSSIAMO FARE QUALCOSA - «Nonostante sia tutt'ora in atto una lunga fase di regresso glaciale, l'incremento della copertura detritica superficiale potrebbe ridurre i ritmi di fusione, mentre l'incremento di polveri naturali o antropiche potrebbe aumentarla. La variabilità meteo-climatica, con inverni molto nevosi ed estati fresche ed umide, favorirebbe inoltre periodi di rallentamento di questa attuale fase negativa. A fine estate 2013, ad esempio, la riduzione di spessore di molti ghiacciai italiani è stata minore rispetto a quella registrata negli anni precedenti, a causa delle forti nevicate dell'inverno 2012-2013. E' chiaro che, per avere una vera e propria inversione di tendenza, dovrebbe verificarsi una successione, almeno decennale, di queste caratteristiche meteo-climatiche, come quella del 1965-1985. Vista l'indiscussa funzione dei ghiacciai come indicatori del cambiamento climatico in atto, diventa quindi sempre più importante che ciascuno di noi adotti uno stile di vita responsabile, preservando le risorse naturali che ci circondano», spiega Smiraglia, a capo del progetto di ricerca.

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