18 novembre 2019
Aggiornato 01:30
Pasticcio in Aula

Al Senato manca un presidente, stop ai lavori

E' accaduto anche questo, stamattina al Senato. Alle 11,45 la presidente di turno, Emma Bonino, a 'servizio concluso' si apprestava a lasciare lo scranno più alto di palazzo Madama quando qualcuno le faceva sommessamente notare che non c'era Domenico Nania, il collega che doveva avvicendarsi in presidenza

ROMA - Che i lavori di un'Aula parlamentare si bloccassero e che la seduta dovesse essere sospesa per questo non era mai successo nella storia. E' accaduto anche questo, stamattina al Senato. Alle 11,45 la presidente di turno, Emma Bonino, a 'servizio concluso' si apprestava a lasciare lo scranno più alto di palazzo Madama quando qualcuno le faceva sommessamente notare che non c'era Domenico Nania, il collega che doveva avvicendarsi in presidenza. Conciliabolo di Bonino con l'altra vicepresidente presente in Aula, Rosy Mauro, la quale, sorridendo, prendeva il posto della collega.

Tutto regolare, hanno avuto modo di pensare i più, visto che gli avvicendamenti 'fuori turno' alla presidenza sono prassi quotidiana. Meno quotidiano, anzi, unico nella storia, l'annuncio di Rosy Mauro ai colleghi, impegnati nella discussione di una mozione sul contrasto alle violenze alle donne. Causa «un impegno improrogabile» e assenza di un altro presidente disponibile «la seduta è sospesa». Senatori in buvette per quasi mezz'ora, quando un trafelato Renato Schifani è entrato in Aula quasi di corsa e ha dichiarato riaperti i lavori.

Immediate e veementi le proteste dei gruppi parlamentari e concitate le spiegazioni dei protagonisti. La prima a parlare, in Aula, è stata Emma Bonino: «Io ho presieduto l'Aula fino alle 11,45. Il turno successivo di presidenza era assegnato al collega Domenico Nania, che temo abbia avuto un disguido per ritardi di volo aereo e che quindi non è arrivato. Io stessa ho chiesto alla vicepresidente Mauro di sostituirsi alla presidenza per i minuti di ritardo di Nania, ma Mauro mi ha informato che avrebbe potuto presiedere solo fino a mezzogiorno». Interpellato dai cronisti, Nania ha confermato: «Io - ha detto cercando di spiegare quanto avvenuto stamattina - avevo l'aereo della Blue Express per Roma da Catania alle 9,15 e dovevo arrivare alle 10,15. Sono invece arrivato a Roma alle 11,45 e al Senato alle 12,20: se c'è da far reclamo, lo si faccia al ministero dei Trasporti».

La spiegazione non è piaciuta alla collega Rosy Mauro, che con una nota ha invitato il collega ad assumersi le proprie responsabilità. «Ogni vicepresidente del Senato - ha scritto Mauro - ha il dovere di rispettare i turni assegnati, assumendosene le proprie piene responsabilità. La mia unica colpa, se di colpa si tratta è stata quella di accettare di sostituire il collega assente, pur avendo impegni urgenti ed improrogabili».

Le spiegazioni dei suoi tre vice, però, non sono piaciute al presidente del Senato, l'incolpevole Renato Schifani, accorso in Aula per 'salvare' i lavori della mattinata e anche la faccia della Camera Alta. «Assumo doverosamente l'impegno di acquisire tutti i dati necessari necessari per far luce sulla vicenda. In ogni caso - ha detto la seconda carica dello Stato - un fatto c'è, perchè l'interruzione dei lavori di un'Aula parlamentare per la mancanza di chi la deve presiedere è un fatto di per sè increscioso. Farò la mia inchiesta e poi riferirò all'Aula o alla conferenza dei capigruppo».

La tormentata vicenda della seduta odierna non è finita qui. Non appena l'Aula ha votato sulla mozione unitaria contro la violenza alle donne, i senatori hanno pensato bene di andarsene, capendo, hanno detto di più, che la seduta fosse terminata. Niente di più lontano dal vero, ma quando Schifani ha annunciato il passaggio all'argomento successivo (una mozione sull'insegnamento della storia dell'arte) non ha potuto far altro che constatare che in Aula erano rimaste sì e no una decina di persone.

Impossibile discutere e votare la mozione in quelle condizioni, quindi seduta conclusa e arrivederci a martedì prossimo. Con una promessa da parte di Schifani a Francesco Rutelli, primo firmatario della mozione rimasto «basito»: «non farò più calendarizzare questa mozione per il giovedì mattina», visto che tenere i senatori, vicepresidenti compresi, in Aula per la terza mezza giornata consecutiva ogni settimana sembra proprio un compito improbo.