27 febbraio 2020
Aggiornato 22:30
I tagli nella sanità laziale

Tosinvest chiude le cliniche. Regione Lazio: Crediti pagati

Il gruppo Tosinvest, che fa capo alla famiglia Angelucci, ha annunciato la chiusura di 13 cliniche nel Lazio e punta l'indice contro la Regione e il presidente Polverini per i tagli ai posti letto e per i mancati pagamenti dei cerditi vantati dal gruppo. Secca e puntuale è arrivata la replica delle Regione in particolare sui crediti. Tutti pagati «i crediti certi liquidi ed esigibili»

ROMA - Il gruppo Tosinvest, che fa capo alla famiglia Angelucci, ha annunciato la chiusura di 13 cliniche nel Lazio e punta l'indice contro la Regione e il presidente Polverini per i tagli ai posti letto e per i mancati pagamenti dei cerditi vantati dal gruppo. Secca e puntuale è arrivata la replica delle Regione in particolare sui crediti. Tutti pagati «i crediti certi liquidi ed esigibili».

In giornata l'annuncio del gruppo Tosinvest. Il «San Raffaele ha avviato le procedure di cessazione delle attivita' sanitarie del Gruppo operanti nella Regione Lazio», fa sapere in una nota il Gruppo Tosinvest che collega la decisione ai provvedimenti adottati dalla Regione. «Nostro malgrado, entro le prossime 48 ore, saremo obbligati alla chiusura di 13 strutture sanitarie, con la conseguente dimissione di 2.098 pazienti e la cessazione di 2.074 rapporti di lavoro in essere».

Una chiusura che Tosinvest spiega essere effetto «di provvedimenti regionali, del taglio di 400 posti letto, dell'abbattimento, da una parte, del 25% delle tariffe, ma del richiesto incremento di 300 unita' lavorative, dall'altra, tenendo conto che da oltre 24 mesi la Giunta non ci paga e considerando che il Gruppo vanta nei confronti della Regione Lazio crediti per 250 milioni euro».

La replica della regione non si è fatta attendere. «Il Gruppo San Raffaele - sostiene l'Assessorato alla Salute - si inserisce e ha operato in tutti questi anni in un contesto sanitario che a inizio legislatura abbiamo trovato fortemente compromesso: oltre 10 miliardi di debito consolidato, un extra deficit di 1 miliardo e 600 milioni scovato ad una prima verifica dei bilanci e un disavanzo annuale di 1 miliardo 470 milioni certificato ad oggi a 774,938 milioni soltanto grazie all'operato di questa Giunta».

«E' evidente - prosegue la Regione - che qualcosa in passato non ha funzionato a dovere. Nel merito di quanto affermato dal Gruppo, per quanto riguarda il DCA 62 citato si precisa che lo stesso è stato parzialmente annullato con sentenza del TAR Lazio, e che prima dell'intervenuto annullamento è stato comunque parzialmente attuato mediante l'attivazione della struttura San Raffaele Montecompatri».

«Riguardo i 250 milioni vantati, che si riferiscono ad anni di gran lunga precedenti all'attuale amministrazione, va precisato - continua la replica - che gli stessi non trovano i necessari riscontri nella documentazione agli atti dell'Assessorato alla Salute».

«La Regione, attraverso le Asl competenti - sottolinea ancora la nota - ha provveduto a liquidare alle strutture del gruppo San Raffaele tutti i crediti certi liquidi ed esigibili ed è assolutamente falso che da 24 mesi il gruppo non riceve acconti. Il Gruppo San Raffaele omette di dire che molti crediti recenti attualmente vantati dal gruppo si basano su fatture oggetto di sequestro da parte delle Autorità competenti e di conseguenza per i relativi mandati di pagamento, di cui si lamenta la mancata liquidazione, esiste un preciso provvedimento di divieto da parte della magistratura. Ciò non può essere né taciuto né ignorato come ben sa il Gruppo San Raffaele».

«Il taglio dei posti letto per acuti ha interessato tutte le strutture pubbliche e private ed è stato attuato all'interno del processo di riorganizzazione della rete ospedaliera come dettato dal piano di rientro a cui è sottoposta la Regione Lazio. Questa Giunta è impegnata da due anni e mezzo a ristabilire con senso di responsabilità una gestione corretta della sanità laziale ispirata alla trasparenza e continuerà a farlo senza cedere a intimidazioni e toni ricattatori. Anche in questi giorni, al di là delle polemiche, gli uffici stanno lavorando a provvedimenti nell'interesse di pazienti e lavoratori».