31 ottobre 2020
Aggiornato 20:00
Intervista al Corriere della Sera

RAI, Pippo Baudo «chiama» Marchionne

Un'azienda moribonda, senza più uno straccio di progetto culturale, seviziata dalla politica servirebbe un manager che avrebbe la testa giusta per intervenire. La legge Gasparri fa schifo. La replica: Pippo Baudo è un conduttore finito. Casini: Sono d'accordo con Fini, serve commissariamento

ROMA - Per la Rai, «un'azienda moribonda, senza più uno straccio di progetto culturale, seviziata dalla politica» servirebbe «un manager che avrebbe la testa giusta per intervenire», uno come «Sergio Marchionne». E' quanto afferma Pippo Baudo, in un'intervista al Corriere della sera.

La Legge Gasparri fa schifo - «Leggo che il governo - dice Baudo - avrebbe intenzione di enfatizzare il ruolo del direttore generale, così da farlo diventare, nei fatti, una sorta di commissario straordinario: beh, a me sembra un'idea ottima. La legge Gasparri, quello schifo di legge, per ora non si può toccare: perciò davvero la soluzione potrebbe essere quella di un direttore generale forte, capace di intervenire con decisione, per poter raschiare via tutte le incompetenze, per tappare i buchi del bilancio e restituire all'azienda un profilo da servizio pubblico».
«Anche un tipo come Claudio Cappon, andrebbe benissimo - aggiunge il conduttore -. È già stato direttore generale della Rai per due volte, è ancora un nostro dirigente. Ha esperienza, saprebbe dove mettere le mani. E comunque penso che si potrebbe anche confermare Lorenza Lei: se le conferissero libertà di azione, sono certo che farebbe bene». Secondo Baudo la Lei «ha ereditato un'azienda, letteralmente, a pezzi. Il suo predecessore, Mauro Masi, è stato il peggior direttore generale nella storia della Rai... Tutta l'azienda, però, è ormai farcita ad ogni livello di personaggi incapaci, messi lì dalla politica».

Baudo se la prende con i «berlusconiani» in Rai che, dice, sono «miserabili scherani che, pensando di fare un favore al loro padrone, hanno trasformato la Rai in una televisione commerciale, rendendola in tutto simile a Mediaset, che così ne è rimasta, per beffa, danneggiata. Il loro capo, Berlusconi, il più grande intenditore di televisione che io abbia mai incontrato, beh lui aveva invece non casualmente fatto una scelta diversa: c'è una tivù che già fa servizio pubblico? Perfetto, io allora invento la televisione commerciale, e ci metto dentro un po' di tette, di leggerezza. Ma capisco che per molti dei suoi questo ragionamento era un po' troppo sofisticato».
L'ultimo periodo in Rai di Baudo «è stato buio. Il direttore di Rai1, Mauro Mazza, un bravo giornalista del Tg2 che non sa nulla, tecnicamente nulla di spettacolo, mi propose di fare quattro puntate di «Serata d'onore», mio storico format, dicendomi che la prima sarebbe andata in onda di sicuro, le altre sarebbero state invece usate per coprire qualche buco del palinsesto... A me, questi discorsi? A me? Il vero capolavoro è stato però un altro, che spiega bene come la politica controlli ormai l'azienda». «Propongo un programma di intrattenimento. Titolo: «Mister giallo». Mazza, messo in Rai da Fini, mi dice okay, va bene, però le parti filmate dobbiamo appaltarle alla Goodtime. Rispondo che non c'è problema. Lavoriamo tre mesi, scriviamo sei puntate: ad un certo punto, però, viene fuori che la Goodtime è di proprietà di Gabriella Buontempo, moglie di Italo Bocchino. Che, intanto, con Fini se ne è uscito dal Pdl. Così, quando il progetto arriva a Mauro Masi, berlusconiano, Masi dice no, escluso, il programma non si fa». Mauro Mazza, a quel punto, «Abbozza. Perché intanto, da finiano che era, pure Mazza è diventato filo berlusconiano».

Gasparri: Pippo Baudo è un conduttore finito - «Pippo Baudo è un conduttore finito. Per farsi citare deve solo insultare il prossimo. Gli consiglierei di invecchiare meglio». Lo ha detto a Sky Tg24 il Capogruppo PDL in Senato Maurizio Gasparri intervistato da Maria Latella nel corso della puntata di Sky TG24-L'Intervista commentando l'intervista del popolare conduttore televisivo al Corriere della Sera di oggi.
«Baudo - ha proseguito Gasparri - a settantacinque anni vorrebbe ancora andare in video. Tutti, ad un certo punto, dovremmo ritirarci. Lui non fa audience e carica livore sul prossimo non prendendo atto che quando io ero bambino già conduceva in tv. Ora stia un po' a casa invece di insultare le persone».

Casini: Sono d'accordo con Fini, serve commissariamento - Tutto il terzo polo è a favore del commissariamento della Rai. Lo ha spiegato il leader Udc, Pier Ferdinando Casini, in una dichiarazione a margine di un convegno raccolta dai microfoni di SkyTg24.
«Sono totalmente d'accordo con Fini - ha detto Casini - ha parlato a nome del terzo polo e non del suo partito».

Gasparri: Non ci sono le condizioni - «Ritengo Enrico Bondi un grande manager e il problema non è lui. Il problema non è Bondi ma in base alle sentenze della Corte Costituzionale il Governo non può fare una scelta del genere. Sarebbe una scelta incostituzionale. Monti lo sa perfettamente, lo sa il Presidente Napolitano. Non può diventare commissario della Rai né Enrico Bondi né un altro». Lo ha detto a Sky Tg24 il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, intervistato da Maria Latella nel corso della puntata de Sky TG24-L'Intervista.
«Per commissariare la Rai - ha aggiunto - occorrerebbero delle condizioni economiche e giuridiche che non ci sono». Gasparri ha poi ricordato che «la Corte Costituzionale, in otto anni di vigenza, non ha mai contestato la legge» che porta il suo nome. «Mentre - ha sottolineato - ha contestato la legge Maccanico e Mammì».

Casoli (Pdl): Neanche ipotizzabile il commissariamento - «Bilanci in attivo, leggi vigenti, sentenze della Corte Costituzionale impediscono che si possa soltanto ipotizzare il commissariamento della Rai. Se qualcuno nel Governo dovesse tentare solo la mossa, rischierebbe di finire sotto processo. Scatterebbero infatti con immediatezza le opportune misure di carattere giudiziario, ai sensi delle norme vigenti». Lo dichiara in una nota il vice presidente dei senatori del Pdl Francesco Casoli.

Sassoli (Pd): Oggi più chance per un nuovo servizio pubblico - «La legge Gasparri ha prodotto solo macerie, oggi per salvare la Rai occorre una nuova governance che sappia rilanciare il servizio pubblico». Lo afferma in una nota David Sassoli, capodelegazione del Pd al Parlamento europeo.
«Finalmente - prosegue - si comincia ad intravedere una svolta positiva. Con la convergenza del Terzo Polo sulla posizione del Pd, che da tempo chiede di non procedere alla nomina di un nuovo Cda senza prima mettere mano ad una vera riforma, diventa più concreta la chance di liberare finalmente l'azienda del servizio pubblico dal giogo dei partiti. Appare irresponsabile la posizione del Pdl, una difesa della lottizzazione partitica che può solo portare al tracollo della più grande azienda culturale del Paese».

Usigrai: Da commissariare c'è solo la politica - «Cambiare la legge Gasparri resta per l'Usigrai la prima ricetta». Lo dichiara in una nota il segretario Usigrai, Carlo Verna.
«Da commissariare - afferma - ci sembra solo la politica e la sua invadenza sulla Rai,che deve alleggerirsi di questo peso insostenibile per poter camminare. Dalle difficoltà che sul tema gli stanno venendo Monti può rendersi conto di quanto pesante possa esser per noi la morsa dei partiti e soprattutto del conflitto di interessi. Cambiare la legge Gasparri resta per l'Usigrai la prima ricetta, ma forte è il timore che parlandone soltanto, senza i numeri per cancellarla, si finisca col praticare la prorogatio dell'attuale cda, in questo momento il peggiore dei mali. Siamo dunque interessati a capire se ci siano vie utili, per usare la Gasparri proprio per neutralizzarne gli effetti perversi, 'come un boomerang' ha scritto ieri su Repubblica Giovanni Valentini».

Giulietti-Vita: Fare presto, l'azienda rischia il collasso - «Non sappiamo se alla fine alla Rai manderanno un commissario, un questore o un prefetto...Sia come sia bisognerà far presto perchè l'azienda rischia il collasso editoriale, culturale, finanziario. Quanto meno Monti si fará condizionare nella scelta dei nomi e quanto più starà lontano dalla legge Gasparri, tanto meglio sarà per la Rai e non solo». Lo affermano in una nota Beppe Giulietti, portavoce di articolo 21 e Vincenzo Vita, senatore Pd.

Belisario (Idv): Non accetteremo proroga Cda - «Qualsiasi ipotesi di proroga dell'attuale Cda della Rai o di nomina di un nuovo Cda con l'indecente legge Gasparri è fuori discussione. L'Italia dei Valori ha pronto un pacchetto di proposte di riforma della governance che presenterà il 27 marzo, lì vedremo chi davvero vuole salvare l'azienda e restituirla al suo ruolo di servizio pubblico e chi invece vorrà continuare a tenerla sotto l'asfissiante controllo del partiti». Così il presidente dei senatori dell'Italia dei Valori, Felice Belisario.

Orfini (Pd): Il Pdl smetta di opporsi alla riforma - «Sono importanti e positive le parole del presidente Fini e di Pierferdinando Casini: l'annuncio del passo indietro del terzo polo sulle nomine Rai va nella direzione giusta. Siamo certi che presto anche il Pdl farà la stessa cosa, comprendendo che il tempo della lottizzazione è finito per sempre, con buona pace di Gasparri». Lo dichiara in una nota Matteo Orfini, responsabile informazione e cultura del PD.

Di Pietro: No a spartizione poltrone. Il 27 la nostra proposta - «Dell'accordo raggiunto a Palazzo Chigi giovedì sera tra ABC (Alfano, Bersani, Casini) e Monti io non condivido né il metodo né il merito. Temi importanti come il lavoro, la giustizia e la Rai vanno affrontati in modo trasparente nelle commissioni parlamentari coinvolgendo le parti sociali, non in una bicchierata notturna tra intimi. Noi dell'IdV, che non abbiamo mai voluto partecipare a spartizioni di poltrone, presenteremo una proposta di riforma al convegno che terremo il 27 marzo sulla Rai». E' quanto scrive sul suo profilo Facebook il presidente dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro.