23 agosto 2019
Aggiornato 13:00
Convegno alla Camera dei Deputati

Immigrati: Riccardi, si spende troppo per le misure di contrasto

Il Ministro per l'Integrazione e la cooperazione: Far rispettare legge ma uscire da concezione emergenziale. Costruire una nuova società coesa. Diamo fino a un anno per la ricerca di un nuovo lavoro

ROMA - «L'immigrazione è qualcosa da cui ci dobbiamo solo difendere? Le risorse economiche impiegate per le misure di contrasto sono nel nostro paese quattro volte superiori rispetto a quelle utilizzate per le attività di sostegno e di integrazione». Lo ha detto il ministro per l'Integrazione e la cooperazione, Andrea Riccardi, intervenendo a un convegno alla Camera.
«Indubbiamente - ha aggiunto - bisogna far rispettare la legge ma soprattutto si deve uscire da una concezione emergenziale nell'approccio con l'immigrazione. Un nuovo ministero dell'integrazione vuole proprio segnare una nuova fase, quella dell'integrazione, non emergenziale nel considerare la presenza di non italiani sul suolo del nostro paese».

Costruire una nuova società coesa - «Non si tratta di scegliere tra apertura e chiusura (posizioni entrambi impraticabili per ovvi motivi) - ha sottolineato Riccardi - ma di operare nel senso della costruzione di una società coesa. Ogni paese europeo ha la sua identità nazionale ereditata dalla storia. Oggi di fronte alla globalizzazione di fronte al contatto con gli immigrati abbiamo ritrovato l'orgoglio civile di ridire la nostra identità nazionale. E' una consapevolezza importante anche di fronte alle sfide dell'integrazione».
«La nostra identità - ha affermato il Ministro - ha una sua forza e una sua capacità di attrazione. Senza avventurismi, non bisogna avere paura della pluralità. La vicenda dell'integrazione europea, nata dal rifiuto della guerra tra popoli fratelli e dal rifiuto di Auschwitz, coniuga identità e pluralismo. Ma come questa visione plurale si riflette sull'immigrazione e sull'integrazione di fatto, mentre i tentativi di armonizzare le politiche in materia di immigrazione e asilo non hanno prodotto risultati concreti, si è trovata sintonia sulle politiche di ammissione, di lotta all'immigrazione illegale. Di fronte a un fenomeno globale e inarrestabile come le migrazioni, le politiche eccessivamente protezionistiche dei singoli governi, non rigidamente contraddette dalla normativa europea, appaiono non adeguate sia sul piano del diritto sia su quello delle esigenze di crescita dell'Ue».
Secondo Riccardi, «questa rigidità ha un impatto importante anche per i richiedenti asilo: se diventa sempre più difficile entrare in Italia nonostante la crescente domanda di lavoratori stranieri è prevedibile che chi lo vuole ricorra a un canale di ingresso parallelo alle domande di asilo cosiddette strumentali, che nascondono cioè una migrazione dettata da motivi prettamente economici. Il risultato è che si confondono diritti diversi, quello alla vita e quello a un'esistenza dignitosa, indebolendo entrambi, soprattutto il primo».

Diamo fino a un anno per la ricerca di un nuovo lavoro - «Per evitare che l'attuale congiuntura possa frustrare in maniera definitiva e per cause non dipendenti dal lavoratore percorsi di integrazione già intrapresi con successo, il nostro Ministero sta suggerendo di prolungare il periodo per la ricerca di una nuova occupazione ad almeno un anno».
«Siamo consapevoli - ha spiegato - che il momento è difficile e che la crisi pone nuovi problemi agli italiani e agli immigrati. Ma pensare agli immigrati è in qualche modo pensare anche agli italiani. E' pensare a uomini e donne che con il loro lavoro daranno un contributo alla ripresa è pensare all'assistenza che gli immigrati, il caso delle badanti, danno ad anziani o disabili italiani. Ci sono problemi posti dalla crisi. In questi giorni ad esempio per evitare che l'attuale congiuntura possa frustrare in maniera definitiva e per cause non dipendenti dal lavoratore percorsi di integrazione già intrapresi con successo il nostro ministero sta suggerendo di prolungare il periodo per la ricerca di una nuova occupazione ad almeno un anno in attesa della ripresa economica e in relazione alle possibilità offerte dal lavoro stagionale. Diversamente si verificherebbe da parte del paese la perdita di lavoratori già inseriti. Bisogna guardare a una stagione politica fuori dall'emergenza migratoria».