5 dicembre 2019
Aggiornato 23:30
Dopo lo stop alle abolizioni

Province, pioggia di proposte. Il Pd resta diviso

Franceschini: «No alla demagogia». Finocchiaro: «Astenersi un errore»

ROMA - Dopo lo stop in Parlamento sulla proposta di abolizione delle Province e soprattutto dopo la reazione negativa suscitata nell'opinione pubblica per una misura che avrebbe ridotto gli odiosi costi della politica tutte le forze politiche si sono affrettate a rilanciare il tema. In poche ore sono piovute proposte da quasi tutte le forze politiche per una riforma che riduca almeno il numero delle Province e lo hanno fatto nelle forme più varie: proposte di legge costituzionali (Lega e Udc) o di iniziativa popolare (Fli e Idv). Favorevole al 'dimagrimento' ora anche il Pdl.

Intanto il Pd, che più di tutti è finito nel mirino delle critiche per la decisione di astenersi in Aula, determinando così la bocciatura della proposta di Idv e Terzo polo, continua a dividersi su quella presa di posizione. Da un lato c'è chi difende la linea 'antidemagogica', dall'altro chi parla di «errore» e annuncia un'iniziativa legislativa a stretto giro. «Presenteremo al Senato una proposta più compiuta», ha assicurato Anna Finocchiaro. La capogruppo del Pd al Senato aveva definito «uno sbaglio» quell'astensione alla Camera sulla soppressione delle Province. E non era stata l'unica, nella turbolenta assemblea dei deputati di due giorni fa raccontano di toni accesi nei confronti di Gianclaudio Bressa, strenuo sostenitore del voto contrario, dal quale si è poi giunti al compromesso dell'astensione, tanto che a un certo punto il vicecapogruppo avrebbe abbandonato la riunione.

Tra i sostenitori del voto favorevole e dei rischi sull'immagine del partito c'è Walter Veltroni che ieri è tornato sull'argomento per far sapere che nonostante la sua contrarietà aveva rispettato la decisione del gruppo. Il fronte favorevole al sì all'abolizione delle Province all'interno del Pd è insomma trasversale alle varie anime ed è quello che oggi subisce amaramente la pioggia di critiche piovute sul partito via web e non solo. Tanto che per correre ai ripari si parla anche di presentare un emendamento dei Democratici alla manovra per recuperare credibilità sul tema dei costi della politica.

Difende a spada tratta la scelta dell'astensione Dario Franceschini, che accusa piuttosto di demagogia chi oggi critica il Pd: «Tutti dicono, compresi gli editoriali sui giornali, che noi abbiamo sbagliato, che era demagogia ma non bisognava farsi sfuggire l'occasione - ha protestato il capogruppo alla Camera -, ma questa è l'abdicazione della politica, noi abbiamo una nostra proposta per riorganizzarle e non accettiamo l'equazione Province sinonimo di spreco». La spaccatura interna e le critiche esterne hanno irritato anche Pier Luigi Bersani che ha ribadito la sua sulla vicenda in una nota: «Confondere i costi della politica con il tema delle istituzioni, come si sta facendo in una confusa discussione sulle province, è un nonsenso. Di questo passo si potrebbe arrivare a reintrodurre la figura dei podestà, tanto per risparmiare».

A sostenere il segretario i «diretti interessati», ossia i presidenti delle Province del Pd che hanno chiesto di discutere insieme una riforma seria e senza pregiudiziali. «Quello che non è tollerabile - hanno scritto in una lettera i dirigenti locali Pd tra i quali anche Nicola Zingaretti - è la continua delegittimazione di rappresentanti delle istituzioni, eletti dai cittadini e che in trincea si confrontano quotidianamente con le difficoltà che stiamo attraversando».