12 luglio 2020
Aggiornato 18:30
Lotta alla mafia

Il crimine guarda alla «via Emilia»

Il Procuratore di Bologna Alfonso sul Sole 24 Ore: «E' terra di investimenti, alzare la guardia»

BOLOGNA - «L'Emilia-Romagna una terra di investimenti per la criminalità organizzata. Non voglio creare allarmismi ingiustificati ma è necessario alzare il livello di guardia e prendere atto della presenza del fenomeno perché, se si vuole contrastare una malattia, il primo passo è riconoscerne l'esistenza». E' l'allarme lanciato dal procuratore capo di Bologna e coordinatore distrettuale antimafia regionale, Roberto Alfonso, che sulle pagine del Sole24Ore, nel dorso Centro Nord, ha tracciato una geografia del crimine messa in luce da puntuali indagini.

RADICAMENTO DELLE FAMIGLIE CALABRESI - «Nelle zone di Reggio Emilia e Piacenza - ha detto Alfonso - si rivela il radicamento di famiglie calabresi arrivate decenni fa. Gran parte si sono perfettamente integrate. Alcune, invece, mantengono legami con i clan di origine e tentano di fare affari in settori delicati come l'edilizia». A Ferrara e Ravenna, sempre nel settore dell'edilizia, hanno operato liberamente gruppi catanesi, mentre a Modena le indagini hanno riscontrato l'infiltrazione di gruppi affiliati al clan dei casalesi dediti alla copertura di latitanti. A Rimini clan rivali come i Vallefuoco, i Casalesi e i Mariniello si sono alleati per estorcere denaro a commercianti locali.
Per il procuratore non si può abbassare la guardia anche sul fenomeno del narco-traffico, gestito in particolare da esponenti malavitosi di origine calabrese con contatti in Sud America, come ha dimostrato l'arresto a Bologna di Vincenzo Barbieri, al quale la Dda ha sequestrato beni per milioni di euro.