2 agosto 2021
Aggiornato 08:30
Dopo il nuovo affondo del Premier

Bossi si smarca ancora da Berlusconi: non concordo su guerra ai Pm

Oggi il Premier in Tribunale a Milano dai «pm-cancro». Napolitano difende le Toghe

ROMA - «Quella roba lì io non la penso. Credo che ogni tanto c'è qualcuno che rompe le scatole, però non sono tutti uguali». Poche ore prima del ritorno del premier Silvio Berlusconi da imputato nelle aule del tribunale di Milano nel processo Mills e meno di un'ora dopo il nuovo affondo del presidente del Consiglio da Olbia all'indirizzo dei «pm cancro della democrazia» e corresponsabili con le sinistre per «il clima da guerra civile» che accompagna la campagna elettorale per le amministrative, il leader della Lega Umberto Bossi si è di nuovo smarcato da Berlusconi.

Scenario della seconda presa di distanze in pochi giorni (la prima erano state le scuse al Quirinale e la piena condivisione della presa di posizione di Giorgio Napolitano sulla necessità di chiarimento parlamentare su nuovi sottosegretari e nuova maggioranza di governo), è stato il comizio del leader della Lega ieri sera a Bologna, con al fianco il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, a sostegno di Manes Bernardini, candidato imposto dal Carroccio al centrodestra per la «mission impossible» di provare a espugnare per la seconda volta Bologna, roccaforte del centrosinistra.

Berlusconi: Guerra civile - «In Italia - aveva detto poco prima a Olbia Berlusconi - c'è una 'guerra civile' che si basa su «insulti e calunnie di cui veniamo fatti oggetto» e questo «è terrificante» così come «l'uso del diritto contro colui che la sinistra considera il suo nemico politico». Incurante della difesa dei giudici che, oltre a Bossi, nella stessa giornata di ieri avevano voluto pubblicamente assumere il capo dello Stato Napolitano.

«No alla violenza e alla rottura della legalità in qualsiasi modo: è un imperativo da non trascurare in alcun momento», ha affermato il capo dello Stato prendendo le parti di «chi ha difeso la legalità in ogni modo e a ogni costo», alla vigilia della cerimonia di oggi al Quirinale in cui si dedica ai magistrati vittime di terrorismo e mafia la Giornata della memoria. «Non riesco a pensare - ha replicato a Berlusconi il presidente della Camera Gianfranco Fini- che un presidente del Consiglio continui a voler delegittimare un'altra istituzione come la magistratura che non può e non deve essere considerata un nemico». Contro Berlusconi, infine, anche il vicepresidente del Csm Michele Vietti. «La magistratura - ha ricordato - ha conosciuto il sacrificio dei suoi eroi, pagando un elevato tributo di sangue».