No a logiche mercantili in linee guida degli ospedali
Lo sancisce la sentenza 8254/11, emessa dalla quarta sezione penale della corte di Cassazione sulle dimissioni rapide per liberare posti letto a scapito del malato
ROMA - No all'uso di «logiche mercantili» nelle linee-guida degli ospedali, nel senso che se le linee guide sanciscono che i posti letto della struttura vanno liberati al più presto possibile, la loro osservanza a scapito dell'ammalato non costituisce un salvacondotto per il medico. Medico che non può degradare la sua professionalità «a livello ragioneristico», come un burocrate qualsiasi e che, in caso di morte del paziente dopo la dimissione dall'ospedale, non sfugge alla condanna per omicidio colposo soltanto perché rispettò le linee-guida, cioè la prassi che si applica in casi del genere. Lo sancisce la sentenza 8254/11, emessa dalla quarta sezione penale della corte di Cassazione, che precisa che chi ha fatto il giuramento di Ippocrate deve anteporre la salute dell'ammalato a tutto, comprese le direttive, laddove esse si rivelino rischiose per il paziente. «A nessuno - ammoniscono i supremi giudici - è consentito di anteporre la logica economica alla logica della tutela della salute».
Nel dettaglio, spiega il sito cassazione.net, è stata bocciata una sentenza di merito d'appello che assolveva il medico «perché il fatto non costituisce reato» nei confronti del sanitario dopo la morte del paziente infartuato congedato dall'ospedale nella nona giornata dopo il ricovero. Secondo la Corte d'appello non risulta provato che il caso si presentasse tale da obbligare il medico a disapplicare le linee-guida previste in evenienze del genere. Sarà il giudice del rinvio a mettere la parola «fine» alla vicenda, disponendo gli opportuni accertamenti del caso. Di certo c'è, scrivono i giudici con l'ermellino, che un professionista deve rispondere innanzitutto a un preciso codice deontologico: è il medico che deve assumere la decisione migliore per la salute del paziente e sta dunque al sanitario verificare se la prassi delle cosiddette «linee-guida», legittimamente ispirate a criteri di economicità di gestione, non risulti in contrasto con le esigenze di cura del paziente.